sabato 13 aprile – sabato 4 maggio 2024

Mostra personale dell’artista Enzo Bersezio.

Vernissage sabato 13 aprile dalle 18.30 alle 21.00, presso la Galleria del Museo d’Arte Urbana e Spazio Garino , via Rocciamelone 7 c e 1/i, Torino.  

A cura di Edoardo Di Mauro. 

Allestimento Alberto Garino.

 Curatrice Galleria del MAU Giulia Fanelli

Degustazione vini a cura di Stuzzivino piazza Risorgimento 2/c

Finissage sabato 4 maggio 2024 dalle 18.30 alle 21.00, presso la Galleria del Museo d’Arte Urbana, via Rocciamelone 7/ c Torino: presentazione del libro “I motori della Rivoluzione” di Elena Forno. Con un’illustrazione di GEC e note storiche dell’autrice. Editore Buendia Books: saranno presenti l’autrice, GEC, Francesca Mogavero per Buendia Books, a colloquio con Gabriele Farina. Inoltre l’attrice Clarissa Allia e il musicista Damir Nefat.

Con il Patrocinio del Comune di Torino. L’iniziativa fa parte del progetto Fucina Campidoglio
Enti sostenitori: Regione Piemonte, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Camera di Commercio di Torino, MIC Ministero della Cultura, Comune di Rivalta, Circoscrizioni 2, 5, 6, 7 Comune di Torino. Enti patrocinanti : Città di Torino, Accademia Albertina di Belle Arti . Sponsor tecnici : OIKOS La Pittura Ecologica, Fiammengo Federico srl, Tipografia Sosso Grugliasco. Partner: Officine Brand www.officinebrand.it, Garino Arreda, Galleria Campidoglio www.galleriacampidoglio.it .

Enzo Bersezio è un artista che compie la sua maturazione nella fervida Torino del periodo che va dalla seconda metà degli anni Sessanta alla metà dei Settanta, che la vedono prevalere su Milano e Roma nella leadership dell’arte contemporanea.

Gallerie come Notizie, aperta dal critico – mercante Luciano Pistoi, L’Immagine, La Galatea, La Bussola, Il Punto di Remo Pastori e poi lo spazio di Gian Enzo Sperone e quello di Christian Stein sono autentiche pietre miliari di un’Italia che, messasi alle spalle l’autarchia prebellica, volge il suo sguardo verso le correnti internazionali più avanzate. La Galleria d’Arte Moderna dagli anni ’60 fino alla sua chiusura per lavori di adeguamento nel 1981, riaprirà solo nel 1993, è il principale museo pubblico italiano di arte moderna e contemporanea, ed affianca le preziose ed ampie collezioni dell’800 e primo ‘900 all’organizzazione di rassegne temporanee legate alla contemporaneità di respiro internazionale.

Bersezio in quegli anni collabora ed espone in importanti gallerie emergenti che proseguiranno il loro lavoro anche negli anni a venire, come quelle di Franz Paludetto, Omar Ronda e Paolo Tonin ,e frequenta gli artisti che daranno vita all’Arte Povera e ad aree limitrofe di ricerca come Gilberto Zorio e Marco Gastini.

Tuttavia il suo lavoro, pur godendo di unanime considerazione, non viene inserito all’interno della selezione operata da Germano Celant e da altri critici dell’epoca,  per lo spirito indipendente dell’artista, e per uno stile che, pur partecipe al clima della ricerca di quegli anni, mantiene una irriducibile carica di autonomia che lo rende difficilmente inquadrabile, in dialogo tra l’ elaborazione di una poetica scultorea minimale ed imbevuta del richiamo alle forme archetipe della simbologia primitiva, e l’attenzione al segno ed alla scrittura.

Un lavoro in grado di mantenere sempre la sua attualità senza decadere nella replica di maniera, come spesso è avvenuto per artisti affermatisi in quegli anni.   

Enzo Bersezio, pur mantenendo ferme ed evidenti le sue radici calate nella scena post concettuale dei primi anni ’70, sin dalla fine del decennio successivo ed ancora ad oggi, alle soglie di una meritata storicizzazione, ha condotto in maniera del tutto naturale la sua ricerca su sentieri affini a quelli percorsi dalle più giovani generazioni, esponendo frequentemente con loro ed allestendo personali nelle gallerie dedite a quel tipo di indagine, come, tra le altre, Guido Carbone , VSV e Fusion Art Gallery a Torino, Neon a Bologna.

All’alba degli anni ’70 Bersezio è impegnato in un lavoro in cui l’inevitabile impegno concettuale si estende alla dimensione antropologica ed alla ricerca sul segno e la scrittura, in una scena torinese dove sono attive personalità quali Griffa, Gastini e De Alexandris.

Negli anni ’80 lo stile dell’artista si indirizza decisamente sul versante della scultura, dapprima ancora parzialmente narrativa ed ancestrale, quanto a simboli e riferimenti, poi virante fino ad oggi, con poche significative variazioni formali, in direzione di un neo-minimalismo pregno di artigianalità ed uso quasi devozionale dei materiali, primo tra tutti il legno, sapientemente lavorato e presentato nella sua nudità primaria o, in alcuni casi, innervato di colore, con talvolta l’aggiunta del vetro.

Si tratta di opere che non rinnegano la vena concettuale delle origini e l’evocazione dell’immaginario naturale, l’acqua ed il mare, in primo luogo, ma sanno altresì dirigersi verso territori di stringente contemporaneità, sfidando a viso aperto l’universo estetico delle arti applicate, con uno stile originale che già quasi quarant’anni fa, quando conobbi l’artista ed iniziò una collaborazione mai interrotta, definii “architettura dell’immagine”.

In questa personale allestita presso la Galleria del Museo d’Arte Urbana e Spazio Garino, dal titolo “Legni, Grafite, Insolite Mappe 2024”, Enzo Bersezio attua un ennesimo aggiornamento al presente della sua produzione che, partendo da basi arcaiche, quindi premoderne, riesce agevolmente ad esprimersi nella dimensione della post-modernità, la cui cifra stilistica generale è aniconica.

In mostra Bersezio presenta opere, suddivise nelle due gallerie, che testimoniano della sua ricerca sui numeri primi, importanti per la possibilità di costruire con essi, attraverso la moltiplicazione, tutti gli altri numeri interi, ed evocanti quell’idea di infinito connaturata alla sua poetica, una serie di sculture in legno che testimoniano la volontà di approdare ad un equilibrio tra oggetto, spazio ed ambiente, tramite un assoluto rigore formale, e delle mappe “insolite”, le quali da un lato riconducono ai lavori che, fin dagli esordi, adoperano la carta e la scrittura come riferimento a modalità arcaiche della comunicazione e, nello specifico della mostra, fungono anche da topografie  che richiamano alla collocazione spaziale delle opere disseminate presso il Museo d’Arte Urbana di Borgo Campidoglio, di cui la galleria è la sede, ed in cui Enzo Bersezio è autore di una delle opere murali più rappresentative.

Edoardo Di Mauro, marzo 2024.

Enzo Bersezio è nato a Lesegno (Cn) nel 1943. Dopo gli studi liceali a Cuneo si diploma in scultura con Sandro Cherchi all’Accademia Albertina di Belle Arti, città che da quel momento diventa luogo d’arte di vita e di lavoro. Per molti anni è stato docente presso il Liceo Artistico “Cottini” ed il Liceo Artistico “Bianchi” di Cuneo.

https://www.grandarte.it/artisti/enzo-bersezio/

LEGNI GRAFITE INSOLITE MAPPE 2024

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