Morte dell’orologiaio Aldo MoreJ in Via Cibrario il 23 dicembre 1943

il fascista aldo morej 1943   morej 28 dic 1943

 

Da “I vinti non dimenticano” di Giampaolo Pansa:

“Il 23 dicembre fu ucciso nel suo negozio di Via Cibrario l’orologiaio Aldo Morej, 42 anni, ritenuto a torto un amico personale di Mussolini. A sparargli fu il nuovo capo dei GAP torinesi: Giovanni Pesce, 25 anni, che aveva preso il posto di Garemi. La sera del 23 dicembre, verso le sette,  Pesce entrò nel negozio di Morej armato di due rivoltelle. Gli sparò tre colpi alla schiena e il quarto alla tempia. Poi se ne andò in bicicletta come era attivato. Non ci fu nessuna rappresaglia. Una parte dei fascisti la pretendeva. Ma dissero di no, tanto al capo della Provincia, Paolo Zerbino,  che il federale torinese, Giuseppe Solaro.”

 

Giuseppe_Solaro_rsi Solaro1

Giuseppe Solaro

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Solaro

http://www.torinoinguerra.it/1943-to.asp

http://www.uonna.it/la-milizia-di-mussolimi.htm

http://spazioinwind.libero.it/littorio/home-i.htm

http://spazioinwind.libero.it/littorio/squa/fsqua02.jpg

Squadrista torinese in una foto da studio.
(collezione Roberto Amadori)

Giovanni Pesce

Con i GAP a Torino e Milano

Nel capoluogo piemontese svolse, con il nome di battaglia “Ivaldi”, numerose azioni di sabotaggio contro l’occupante nazista e uccise diversi esponenti del regime fascista collaborazionista, dimostrando tenacia e capacità nella dura e spietata guerriglia urbana solitaria condotta dai gappisti. Pesce ha raccontato nelle sue memorie il suo primo attentato mortale diretto contro il maresciallo della Milizia e amico personale di Benito Mussolini Aldo Morej: egli ammette la sua indecisione nel primo tentativo; nella seconda occasione egli invece dimostrò grande determinazione. Il 23 dicembre 1943, arrivato in bicicletta insieme ad un compagno di copertura, entrò nel suo negozio da orologiaio dove Morej serviva i clienti e lo uccise freddamente alle spalle, riuscendo poi a sfuggire senza difficoltà.

Da “Giovanni Pesce “Visone”, un comunista che ha fatto l’Italia” di F. Giannantoni e I. Paolucci

“.. mi fecero sapere che sarebbe stato necessario eliminare Aldo Morej, un fascista sulla quarantina, molto noto in città, conoscente di Mussolini, propietario di una orologeria in Via Fabio Filzi. Andava colpito nel suo negozio. Feci un primo sopralluogo, poi un altro e un altro ancora..  non si sarebbe trattato di un’impresa facileperchè il commerciante per la natura del suo lavoro era spesso in compagnia di altre persone, clienti, amici, soprattutto donne. Sparare in quelle condizioni era particolarmente arduo nè ci sarebbe stata la certezza di centrare il bersaglio. Un altro probleam non secondario era costituito dalla via di fuga molto rischiosa fra il pubblico in quella zona della città sempre numeroso.. Arrivai su posto alle 18.30. Antonio era appostato in un angolo della strada con la sua bicicletta che sarebbe servita per portarmi al sicuro, una volta avessi sparato all’obbiettivo. La gente si era infittita, i tram passavano a tempi regolari, gruppi di operai uscivano dalle fabbriche vicine.. Non potevo agire in quelle condizioni ..  Preferii rinunciare.. Avvisai Antonio e ritornai in Via Brunette (Via Brunetta al civico 3, tra Via Bardonecchia e Via Frejus).. Nel tardo pomeriggio del giorno successivo, ritornai sul posto, vidi il fascista nel suo negozio, entrai deciso, feci fuoco quattro volte, fuggii in bicicletta senza nessun problema colla folla terrorizzata che se la dava a gambe in ogni direzione..”

 

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Da “Mino Bartoli, comandante partigiano che canta fuori dal coro”- Comune di Palazzago

Gli ultimi giorni del dicembre 1943 videro tornare all’attacco il G.A.P. (Gruppo di Azione
Partigiana) di Torino, che era stato decapitato all’indomani dell’uccisione del
maggiore Domenico Giardina (ucciso su ordine del PCI dal 22enne Ateo Garemi
e dal suo complice Dario Cagno alle h. 8,30 del 22 Settembre 1943). Il
compito di riprendere la guerriglia cittadina venne affi dato a un ex miliziano
delle brigate internazionali, Giovanni Pesce. Il primo obiettivo che gli venne
assegnato fu l’uccisione del fascista Aldo Morej, molto noto a Torino e amico
personale di Mussolini. L’azione venne fi ssata per il 23 dicembre. Ecco come
la rievoca lo stesso Pesce: “Sono le 18.45 del 23 dicembre. Il maresciallo fascista
(Aldo Morej) è proprietario di un negozio che dà sulla strada; io lo vedo
attraverso la vetrina. Sta accendendo una sigaretta. Non parlo, estraggo con
mossa rapida e decisa la pistola dalla tasca, gliela punto contro e sparo quattro
colpi a bruciapelo. Il maresciallo cade; io mi ritrovo sulla strada, il tram è
fermo lì, davanti al negozio. La gente non si rende conto di ciò che è accaduto,
ma ha sentito chiaramente i colpi di rivoltella. Salto sulla bicicletta che è ad
attendermi, sono subito lontano e, percorrendo strade diverse, di nuovo a
casa. Cominciò così la mia attività di gappista. Questa prima azione fu per me
di grande importanza. Compresi che la lotta gappista non richiedeva soltanto
audacia e valore, ma anche e soprattutto una preparazione accurata dei minimi
particolari e del modo di condurre l’azione.

http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Pesce

http://anpimilano.com/2012/07/25/giovanni-pesce-una-vita-senza-tregua/

http://sroedner.over-blog.it/article-intervista-al-comandante-partigiano-giovanni-pesce-112059537.html

http://www.bertapiero.it/garibaldi/il%201943.htm

https://solleviamoci.wordpress.com/2007/07/27/e-morto-giovanni-pesce-il-gappista-visone/

http://www.bibliotecamarxista.org/autori/pesce%20giovanni.htm

Motivazione della Medaglia d’oro al Valor Militare conferitagli

Partigiano combattente. Valoroso combattente garibaldino, lottò strenuamente in Spagna per la causa della Libertà e della democrazia riportando gravi ferite.
Il movimento di ribellione alla tirannide nazifascista lo trovò ancora, ardito e indomabile partigiano, al suo posto di lotta e di onore.
Tra innumerevoli rischi alla testa dei suoi valorosi G.A.P. organizzava e conduceva audacissime azioni armate, facendo sempre rifulgere il valore personale e l’epica virtù dell’italica gente. Ferito a una gamba in un’audace e rischiosa impresa contro la radio trasmittente di Torino fortemente guardata da reparti tedeschi e fascisti, riusciva miracolosamente a sfuggire alla cattura portando in salvo un compagno gravemente ferito e dal martirio della carne straziata e dal sacrificio dei molti compagni caduti, seppe trarre una nuova maggiore forza combattiva, mantenendo fiera ed intatta la fede giurata. In pieno giorno nel cuore delle città di Torino affrontava da solo due ufficiali tedeschi e dopo averli abbattuti a colpi di pistola, ne uccideva altri due accorsi in aiuto dei primi e sopraffatto e caduto a terra fronteggiava coraggiosamente un gruppo di nazifascisti che apriva intenso fuoco contro di lui, riuscendo a porsi in salvo incolume. I suoi numerosi sabotaggi, gli arditi e decisi attacchi alle caserme ed ai comandi nemici furono sempre fulgidi di gloria per il movimento di rinascita nazionale e per l’Italia tutta. Noncurante della fatica e dei disagi, inaccessibile allo scoraggiamento, infondeva sempre ardore ed entusiasmo in quanti lo seguirono nella dura e radiosa via della libertà.
Organizzatore eccezionale ed eroico combattente, dotato di irresistibile leggendario coraggio conquistò con il suo valore un luminoso primato alla gloria delle formazioni garibaldine ed alla storia immortale della Patria.

http://cavallottiprc.altervista.org/gpesce.htm

http://www.sitocomunista.it/pci/documenti/gap.html

http://62.149.226.72/rifondazionepescara/?p=2260

PESCE visone-sandra

Giovanni Pesce  e Nori Brambilla Pesce (morta 6 Novembre 2011)

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http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=2061&lang=it

comandantevisone

 

[1977]
Testo di Dario Fo
Da “Vorrei morire stasera se dovessi pensare che non è servito a niente”

La G.A.P. quand’è che arriva
non manda lettere né bigliettini
e non bussa alla porta
sei già persona morta
che il popolo ti ha condannato.

L’ingegner della Caproni
il 2 gennaio arriva in tassì
arriva con due della Muti
sue guardie personali
e noi lo si va a giustiziare.

Quel traditor d’accordo con i tedeschi stava
a smantellar la fabbrica, le macchine spediva
tutte in Germania dai Krupp.

E per salvar le macchine
han fatto sciopero generale
il capo reparto Trezzini
e altri sette operai
li han messi a San Vittore.

È stato l’ingegnere
a fare la spia ma la pagherà
ci tiene tutti sott’occhio
il povero Trezzini
e gli altri li han fucilà.

Adesso tocca a lui, la GAP lo aspetta sotto
sotto ad un semaforo che segna proprio rosso
e al rosso si mette a sparar.

Pesce Giovanni spara però prima gli grida:
“È in nome del mio popolo ingegnere che ti ammazzo
con le tue guardie d’onor!”

In fabbrica fanno retate
torturano gente non parla nessuno
e trenta operai deportati
li chiudono nei vagoni
piombati diretti a Dachau.

Parlato: “E il 23 di aprile i tedeschi vanno a minare la fabbrica, vogliono farla
saltare prima di ritirarsi piuttosto che lasciarla in mano ai liberatori…”

Ma gli operai sparano, difendono la fabbrica
e salvano le macchine che sono il loro pane
e molti si fanno ammazzar.

Adesso siamo liberi,
nella fabbrica torna il padrone,
arriva un altro ingegnere
stavolta però è partigiano:
Brigata Battisti, Partito d’Azion.

Ma ecco al primo sciopero c’è un gran licenziamento
è stato l’ingegnere a cacciare via quei rossi
che la fabbrica avevan salvà.

‘Sta guerra di liberazione
domando di cosa ci ha liberato:
ingegnere padroni e capi
son tutti democratici
ma noi ci han licenziato
addosso ci hanno sparato
in galera ci hanno sbattuto
ma allora per noi operai
la liberazione l’è ancora da far…

Giovanni Pesce appena diciottenne partì per andare a combattere i fascisti in Spagna. Al suo rientro in Italia, dopo la sconfitta dei repubblicani, fu arrestato e mandato in esilio a Ventotene. Nel 1943 fu uno dei fondatori dei GAP a Torino con il nome di battaglia di “Ivaldi”. Poi si trasferì a Milano, per riorganizzare i GAP locali, cambiando il soprannome in “Visone”.
Giovanni Pesce detto Visone fu l’autore di molte clamorose azioni contro i fascisti, come l’uccisione del maresciallo Aldo Morej, del giornalista Ather Capelli e di Cesare Cesarini, un ufficiale della legione “Muti” responsabile dell’arresto, della fucilazione e della deportazione di molti operai della fabbrica aeronautica Caproni, come per esempio quel capo reparto Trezzini – il cui nome compare pure nella canzone – di cui purtroppo non ho saputo reperire notizie.

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