La Nuova Sognaletica

Sabato 14 ottobre per “Il Museo d’Arte Urbana per la Giornata del Contemporaneo AMACI”

Dalle 18.30 alle 21.30 : Galleria del Museo d’Arte Urbana via Rocciamelone 7 c inaugurazione mostra personale di Gianni Gianasso “La Nuova Sognaletica”, a cura di Edoardo Di Mauro e Daniele D’Antonio. Ingresso libero

Spazio Temporaneo # otto : “La Giraffa ritrovata”. La testa originale della Giraffa realizzata da Gianni Gianasso e collocata dal 2009 sulla parete dell’Osteria Il Torchio, trafugata nel 2011 e ritrovata integra in un cortile di Borgo Campidoglio nel 2016 viene esposta per l’occasione.

La personale è allestita fino al 13 novembre, apertura lunedì ore 17.00-19.00 o su appuntamento

In via Rocciamelone : installazione dei “Dissuasori Artistici-Progetto Bimbo” di Gianbattista Lanni

 

Gianbattista Lanni

Questi eventi sono inseriti nei cartelloni di Torino + Piemonte Contemporary Arts, Torino City of Design 2017, Living Streets-Laboratorio Campidoglio

Sponsor istituzionali : Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT

Sponsor tecnici : OIKOS Colore e Materia per l’Architettura, Fiammengo Federico srl

Partner : Tribù del Badnight Cafè/Cabina dell’Arte Diffusa , Galleria Campidoglio www.galleriacampidoglio.it, Officine Brand www.officinebrand.it

Info : 335 6398351 info@museoarteurbana.it www.museoarteurbana.it

https://www.facebook.com/events/117670438982826/

 

Gianni Gianasso Fuga per la Libertà

La Nuova Sognaletica
 
La pittura è da sempre simbolo ed emblema di quella “technè” intesa nell’accezione etimologica di pratica manuale implicita al concetto originario di arte. Un concetto dove il procedimento mentale si concretizza in una rappresentazione oggettivamente fruibile che  deve essere in grado di gettare luce sull’esterno per mostrarci le cose della vita nella loro esatta dimensione, nella loro essenza intelligibile,  illuminandoci sulla bellezza od anche la negatività di quanto di circonda con la mediazione della capacità propria del talento artistico. Dopo l’ultima grande invenzione moderna, la fotografia, che libera l’artista dall’onere di essere l’unico possibile riproduttore della realtà, dando il via alla fase dell’espressionismo e dell’astrazione,  la stagione della contemporaneità tende all’ambizione di far fuoriuscire l’arte dal suo classico confine, fosse esso lo spazio pittorico, od il classico monumentalismo, per invadere lo spazio circostante, esaltando il procedimento mentale e scapito di quello manuale, con l’arte vista come evento cerebrale ed immateriale e l’artista come lo sciamano in grado di “virgolettare” artisticamente l’universo mondo. La non rinviabile necessità di violare tutti i dogmi e tutti i tabù, che troverà il suo culmine con la stagione del Concettuale degli anni ’60 e ’70, dove si arriverà al “grado zero” dell’espressione artistica e dove la manualità, e quindi la pittura, verranno messe ignominiosamente al bando, porterà ad una fase successiva di grande libertà formale dove questi valori, affiancati da altri, torneranno decisamente in auge. Dalla sua antica vocazione alla rappresentazione mimetica della realtà naturale la pittura è stata in grado, di recente, di mutare la sua veste narrando con grande capacità poetica ed evocativa le inquietudini di un mondo in rapida mutazione. Quindi essa è strumento consono a coloro che la impiegano come viatico per una narrazione in presa diretta degli stereotipi che affollano la nostra quotidianità  gettando nuova luce su squarci ed inquadrature di angoli riposti e trascurati della post modernità, o ad altri che, all’opposto, tendono a demistificare con ironia le sfavillanti ed effimere icone mediali da cui siamo circondati
Una poetica  fortemente caratterizzata dall’uso dello strumento pittorico anche se integrato da altri elementi che si  incastonano armonicamente nel corpo dell’opera come quella di Gianni Gianasso trova il suo  inquadramento nella stagione attuale, all’interno di cui è in grado di offrire un contributo assolutamente originale.  Quello pittorico è strumento consono a coloro che lo impiegano come viatico per una narrazione in presa diretta degli stereotipi che affollano la nostra quotidianità metropolitana, gettando nuova luce su squarci ed inquadrature di angoli riposti e trascurati della post modernità, o ad altri che, all’opposto, tendono a demistificare con ironia le sfavillanti ed effimere icone mediatiche da cui siamo circondati od ancora, come nel caso di Gianasso offrono uno stimolante cortocircuito tra archetipo primigenio ed attualità estrema evitando sempre un facile appiattimento sul reale in virtù del privilegio concesso all’immaginazione ed al surnaturalismo, concetto sapientemente stigmatizzato da Baudelaire in pagine a tutt’oggi attuali.
Ho incontrato Gianni Gianasso tramite conoscenze comuni nel 2008. Sono rimasto subito positivamente colpito dalla simpatia e dalla carica di energia creativa che le sue parole ed i suoi modi di fare emanavano. Da allora è iniziata una collaborazione che va avanti nel tempo.
I primi passi, in realtà assai significativi, sono stati la realizzazione di due importanti opere murali per il Museo d’Arte Urbana nel Borgo Campidoglio, in via Rocciamelone, la più creativa del quartiere : la “Giraffa” umanizzata che tuffa la testa in un piatto di fumanti spaghetti, dipinta su cinque lamiere all’esterno dell’ Osteria “Il Torchio”, ed un altro lavoro, l’imponente “Edosauro”, “minaccioso” animale preistorico allestito su quattro grandi finestre cieche, cornice naturale per molte delle opere del MAU.
Nel 2010 ho presentato una sua mostra personale presso la Galleria Ikebo di Torino.
Relativamente ad un inquadramento storico del lavoro di Gianasso mi avvalgo di una ampia parte dei contenuti di quel testo, a tutt’oggi valido, integrate da alcune considerazioni inedite,  per poi soffermarmi sull’attuale fase produttiva, oggetto di questa personale presso la Galleria del Museo d’Arte Urbana.
Per inquadrare il lavoro di Gianni Gianasso non si può prescindere dalla sua formazione professionale in ambito pubblicitario, iniziata per strana combinazione in un anno fortemente emblematico come il 1968, dove gli ultimi residui dell’industrialismo subiscono un definitivo scacco che genera l’ingresso nella società tecnologica.
La pubblicità ha sempre più o meno consciamente sottratto idee all’arte offrendo in cambio a questa un ottimo pretesto per allargare la sua sfera di influenza al di fuori del recinto tradizionale nel tentativo di creare una società estetica che effettivamente ora si manifesta in pieno, seppure tra molte contraddizioni. Gianasso ha sapientemente giocato di sponda tra i due ambiti con eccellenti risultati che lo hanno imposto come pubblicitario affermato in una scena notoriamente competitiva come quella torinese.
Elemento che va rilevato è quello relativo al fatto che la formazione pubblicitaria di Gianasso si svolse presso lo studio di Armando Testa. Ho avuto la fortuna di conoscere ed intervistare Testa, personalità artistica in primo luogo, che seppe coniugare questa sua originaria ed insopprimibile vocazione al servizio della comunicazione di massa nella società del boom economico, creando quelle che lui chiamava, con termine “vecchio stile”, “reclame”, assolutamente originali e spiazzanti. Le pubblicità di Testa, manifesti, loghi e spot televisivi, soprattutto quelle degli anni Sessanta e Settanta, sono intrise di spirito artistico surreale e dadaista, di quella “profonda leggerezza” ammantata di consapevole ironia che caratterizza la produzione recente di Gianasso.
Lo stile di Gianasso, dotato di una evidente cifra personale, può comunque apparentarsi elettivamente a quella interessante e non ancora pienamente valutata linea surrealista piemontese nota sotto il nome di Surfanta. Questa corrente,  sulla scia delle esperienze metafisiche della prima metà del Novecento quali quelle di Felice Casorati ed Italo Cremona,  matura a Torino negli anni tragici dell’occupazione nazista,  dove il clima di violenza viene esorcizzato appellandosi al mondo sotterraneo del mistero con varie persone che si radunano presso la Soffitta Macabra creata da Lorenzo Alessandri. Negli anni successivi al termine del conflitto questi artisti si avventurano per i meandri della città narrandone fatti e personaggi, privilegiando la marginalità e creando un mix di surrealismo e fantasia (da qui Surfanta) contrapposto ad un realismo e ad un astrattismo vissuti come stili talvolta di maniera. Oltre al già citato Alessandri in questa corrente figurano, tra gli altri, Molinari, Abacuc, Colombotto Rosso, Macciotta e Pontecorvo.
I lavori di Gianasso  a partire dal 1993 , si sviluppano in cicli caratterizzati da alcune varianti inserite all’interna di una vena unitaria dove la pittura, sempre di qualità alta senza mai sfociare in un virtuosismo fine a se stesso,  talvolta si abbina ad inserti materici e tridimensionali.
Nella serie “Stati di attesa” abbiamo la prevalenza di ritratti metafisici sulla scia dechirichiana dove viene operata una sorta di cortocircuito tra passato e presente e dove prevale un clima di sospensione e di mistero che evidenzia anche lievi ascendenze provenienti dalla poetica di Magritte. La successiva “Stati di luce” vede la presenza di paesaggi intrisi di magia, boschi in cui alberi dai fusti allungati si protendono verso la luce in un afflato di vita che richiama la suprema armonia tra cielo e terra predicata da un filosofo fondamentale per la storia del’estetica come Plotino. Con “Stati di replica” abbiamo la ricomparsa della figura umana. Rappresentata con demistificante ironia in una condizione spersonalizzata che denuncia la sostanziale alienazione tra il sé ed il mondo. In “Anatomie mediali” la figura inizia a cedere il passo alla costruzione aniconica dell’immagine, spesso ispirata a temi orientaleggianti.  Sulle tele si dispone una sorta di disseminazione cosmica di segni e simboli la cui fitta rete tende a squarciarsi per gettare uno sguardo sulla realtà. Linea che tendenzialmente prosegue nelle “Immagini sonore” dove abbiamo una prima comparsa di installazioni tridimensionali legate alla poetica dell’oggetto. In “Stati di consapevolezza” Gianasso propone opere di surrealismo puro caratterizzate da uno stile vorticista che sottende l’evocazione di una curvatura spazio-temporale intuibile in uno stato di quiete ed ascesi mentale.
Ma veniamo al contenuto di questa personale, che ben suggella l’ultima fase della ricerca dell’artista.
Le opere della serie “Nuova Sognaletica”, per ammissione dello stesso Gianasso, sono nate a partire dal 2012, come una sorta di gioco creativo, di variante disimpegnata del suo progetto estetico, profondamente concettuale e riflessivo ad onta dell’uso quasi esclusivo del tramite pittorico da alcuni ritenuto, profondamente a torto, non idoneo.
In realtà ben presto l’artista si accorge e diviene consapevole che, in maniera quasi inconscia come spesso avviene per le migliori riuscite,  questa nuova attitudine rappresenta una sorta di sintesi delle fasi precedenti e di ulteriore passo in avanti.
La sigla prescelta dall’artista, “Sognaletica”, contiene in se tre elementi base atti a far comprendere la portata di questo nuovo progetto.
La dimensione del “sogno” è propria della poetica di Gianasso, che adopera un linguaggio colto e simbolico, non che pittoricamente raffinato, per parlare del reale e del quotidiano senza appiattirsi sulla dimensione del reportage in presa diretta. “Etica” è un termine che indica coerenza e rigore nel comportamento, ed un disinteresse finalistico di matrice stoica, oggi alquanto raro da rintracciare.
Il gioco di parole, polisignificante, si sublima nel fatto che questa serie di opere di Gianasso è collocata su supporti, parietali e tridimensionali, ispirati proprio alla segnaletica, che serve ad indicarci le giuste direzioni di marcia, ma anche ad ammonirci sui corretti atteggiamenti da seguire in strada, conducendo un mezzo o camminando, per non correre il rischio di incorrere in sanzioni o mettere a rischio la propria e l’altrui incolumità.
La dimensione ,autenticamente surreale delle immagini dell’artista, si sposa in maniera insospettabile nell’abbinamento con queste superfici tratte dalla più diretta quotidianità.
Lo stereotipo oggettuale, cifra dell’avanguardia novecentesca da Duchamp fino alla Pop Art, nasce a nuova ed insospettabile vita non già con l’aggiunta tautologica di elementi affini ma, invece, divergenti ed antitetici, come le preziose icone di Gianasso.
Il collante che lega tutti i dati del progetto visivo è la carica di irriverente , trasgressiva e colta ironia, che l’ artista immette nei messaggi lanciati su queste superfici, che idealizzano la piatta quotidianità informativa e pubblicitaria o, all’opposto, comunicano temi etici che riguardano la vita, il comportamento, il destino dell’arte.
Prendo ad esempio alcune delle opere della “Sognaletica”.
“Low cost”, realizzato su di un classico “triangolo”, ironizza sulla massificazione del viaggio aereo a basso costo, a cui tutti siamo peraltro inevitabilmente soggetti, raffigurando un uomo che vola aggrappato alle zampe di un maestoso cigno. In “Help” abbiamo , dipinto su di un familiare “tondo”, un uccello acquatico che guarda sconsolato le sue zampe chiazzate di petrolio e bitume, simbolo della profonda e suicida disattenzione che l’uomo riserva alla tutela dell’ambiente.
Il rettangolo di “Fuga per la libertà” si ispira alla ben nota segnaletica stradale che indica l’attraversamento pedonale da parte di giovani studenti. L’immagine comunica però un senso di liberazione, la volontà di liberarsi dal peso della materia e volare verso orizzonti sconosciuti e da esplorare, con le teste stilizzate dei cartelli sostituite da palloncini simbolo di leggerezza. Infine, in “Povera Arte”, viene raffigurato un profilo ispirato al rigore ed all’armonia della scultura classica, da cui trapela una lacrima, generata dalla visione del disfacimento dei linguaggi dell’arte nel mercantilismo e nella omogeneizzazione stilistica della società globalizzata.
Infinite altre sono le varianti proposte da Gianni Gianasso in questa sua nuova avventura artistica, che non mancherà di scuotere e coinvolgere i fruitori.
Edoardo Di Mauro, agosto 2017
 

 

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