Tra luce e ombra: gli Arcangeli inquieti di Angelo Barile

Un immaginario sospeso tra simbolismo, spiritualità e inquietudine contemporanea: Angelo Barile racconta la nascita dei suoi Arcangeli, figure ambigue e fragili che riflettono le contraddizioni dell’essere umano, tra bellezza, caduta e conflitto interiore.

A cura di Sofia Argentin e Camilla Pasca

Intervistatrice: Simbologie mistiche e scenari surreali popolano le tue opere. Qual è il confine tra omaggio alla tradizione pittorica sacra e provocazione nei confronti della società contemporanea?

Angelo Barile: Non parlerei né di un omaggio alla tradizione pittorica sacra né di una provocazione. La pittura sacra appartiene a una dimensione artistica altissima, verso la quale provo grande rispetto, ma che non sento di voler reinterpretare direttamente. Si tratta, piuttosto del risultato delle mie letture. Provengo dal fumetto e sono sempre stato legato a questo tipo di tratto e di costruzione visiva. In qualche modo traduco in immagine ciò che immagino di questi personaggi. Per cui no, non ho pensato a una provocazione oppure ad un omaggio o un parallelismo. No, proprio no. Ho letto determinate cose, le ho immaginate, le ho costruite nella mia mente e, da lì, sono nati questi lavori.

I.: Nei tuoi lavori compaiono spesso bambini o figure dall’aspetto candido e innocente. Cosa ti affascina del contrasto tra la fanciullezza e la brutalità del mondo adulto? Questa scelta nasce dal desiderio di rappresentare un’innocenza pura oppure è un modo per rendere ancora più ambiguo e inquietante il confine tra bene e male?

Luce, Angelo Barile

 

A.B.: Ecco, io credo che il confine fra il bene e il male non sia mai rappresentato dall’aspetto fisico. Anzi, come ho sempre sostenuto, credo fortemente che un’immagine rassicurante nasconda in sé un un’anima a volte molto forte, molto dura … a volte anche molto vicina al male. Detta in un altro modo mi fa molta più paura vedere una bella persona, sorridente, simpatica… ma cattivissima. Spesso il meccanismo più comune è quello di costruire il mostro come qualcosa che debba apparire necessariamente mostruoso, quasi obbligato a indossare quei tratti per essere riconosciuto come tale. Però per me fa molta più paura un personaggio dai lineamenti, fini, raffinati, che ti guarda con uno sguardo soave, ma che dentro nasconde una natura profondamente crudele. L’aspetto esteriore, anche quando appare rassicurante, può nascondere qualcosa di inatteso. Ed è proprio questo che trovo davvero inquietante. Non mi interessa rappresentare il male attraverso figure mostruose per questo non ho intenzione di rappresentare mostri dai denti lunghi, a sciabola, per farli diventare cattivi.

I.: I tuoi Arcangeli sembrano sospesi tra luce e ombra: per te l’angelo è una figura di salvezza oppure il simbolo del conflitto che ognuno porta dentro di sé?

Angelo della Promessa, Angelo Barile

A.B.: Gli angeli sono sospesi fra luce e ombra, assolutamente! Sono figure che sembrano sempre sul punto di cadere. Sono tentati come lo siamo noi. Anche noi possiamo cadere, per cui è indirettamente anche una rappresentazione dell’uomo. La differenza è che noi abbiamo il libero arbitrio, questo dono che ci è stato concesso, mentre loro no: nel momento in cui oltrepassano il limite vengono immediatamente puniti. Ecco dunque che possono essere certamente considerati delle immagini simboliche che rappresentano quello che abbiamo dentro. Probabilmente avete ragione, esiste un conflitto interiore del quale fanno parte anche queste figure. Possono essere un simbolo delle nostre insicurezze, qualcosa a cui appoggiarci e provare a cambiare. Noi esseri umani, però, conviviamo continuamente con la contraddizione, con la menzogna e con l’ambiguità. Gli angeli, invece, non possono permetterselo, perché per loro la caduta coincide immediatamente con la punizione.

 

I.: Osservando attentamente i tuoi Arcangeli si notano numerosi dettagli “nascosti”, ricchi di riferimenti simbolici precisi e potenti. Ti andrebbe di raccontarne qualcuno?

A.B.: Quelli che abbiamo esposto al MAU sono soltanto tre di quelli che abbiamo portato a Ciriè (To), sono quelli che restano. Potrei raccontarvi, però, della luce che c’è in Luce, un angelo simbolico che rappresenta tutti. Luce in quel momento è fissato lì, è bianco cangiante, colto nel momento in cui si sta ribellando o forse sta tornando indietro, non lo sappiamo… in quel momento è l’angelo più bello del creato: ha dei tatuaggi in faccia floreali che accentuano la sua bellezza. Nel collo è presente una mela che viene ripetuta anche in altri angeli e poi… lo spazio-tempo: non esiste per loro, non sono nella nostra dimensione… Luce sta guardando un episodio che è realmente successo: l’attentato delle Torri Gemelle del 2001, che è riflesso all’interno dei suoi occhi. Nell’Arcangelo Michele, invece, ci sono più riferimenti: nel colletto è presente la tromba che lui suonerà, poi il paradiso terrestre, il serpente… mentre negli occhi sono riflesse le prime bombe atomiche lanciate su Nagasaki ed Hiroshima. Nel colletto invece troviamo le simbologie cristiane come le croci, come il suo stesso nome, le ali… c’è anche il numero del versetto del Corano in cui è citato per l’unica volta l’unico angelo del paradiso, che è Michele e precisamente nel versetto Novantotto.