I primi anni del MAU

Il progetto prende avvio nella primavera 1995 quando alcuni operatori torinesi, Edoardo Di Mauro all’epoca condirettore artistico della Galleria d’Arte Moderna e dei Musei Civici, Carla Bartolozzi della Facoltà di Architettura, il Direttore dell’Accademia Albertina Carlo Giuliano e l’artista Giacomo Soffiantino, vennero invitati da un comitato di cittadini del Borgo Campidoglio ad una riunione nella quale quest’ultimo comunicò la disponibilità di alcuni residenti ad offrire le loro pareti e finestre cieche per la realizzazione di opere d’arte permanenti, con loro concordate quanto al soggetto. La sigla MAU Museo d’Arte Urbana venne portata in dote da Edoardo Di Mauro e scelta dopo un ballottaggio con altre ipotesi. Nel 1994 Di Mauro collaborò con l’artista Gianni Caruso e con l’Associazione L’ Uovo di Struzzo ad un progetto che prevedeva l’installazione di grandi teche di plexiglas tra le colonne dei porticati di Piazza Palazzo di Città, in cui sarebbero state collocate, a rotazione, opere d’arte contemporanea. Non se ne fece nulla e Caruso, con grande signorilità, permise a Di Mauro di adoperare la sigla per la nuova iniziativa. Tra il 1995 ed il 1996 si tenne la prima fase sperimentale, con la realizzazione di 13 opere sotto la direzione artistica di Di Mauro. Il comitato di residenti, dopo gli esiti della Festa d’Estate 1996, in cui venne comunicato dai settori preposti del Comune di Torino la non disponibilità a sostenere l’iniziativa, abbandonò il progetto, che riprese nella seconda metà del 1998, a seguito dell’ottenimento di un contributo di sessanta milioni di lire, erogato grazie alla tenacia di Edoardo Di Mauro, che non intendeva abbandonare al suo destino un’idea così innovativa. Venne così prodotto un secondo ciclo di 17 opere, diverse delle quali frutto di un concorso esteso agli studenti delle Accademie italiane. Tuttavia non mancarono i problemi. Vennero realizzate diverse opere discutibili quanto a qualità non passate al vaglio della Direzione Artistica, non funzionò nei termini della comunicazione una conferenza stampa organizzata con il Comune e le modalità con cui il comitato di cittadini, unica struttura avente all’epoca i requisiti per farlo, gestì i fondi non sono mai state chiarite. Tutto ciò portò a rivendicare con forza l’esigenza che il MAU divenisse autonoma associazione, e ciò avvenne. Dopo la sigla dell’atto costitutivo il 9 dicembre 1998, ed un attesa infinità affinche il comitato, detentore dei fondi del MAU, si decidesse a stanziare la cifra di 250.000 lire per la registrazione dell’atto, l’11 ottobre 1999 la nuova Associazione divenne finalmente operativa. Nel frattempo, grazie ad un massiccio contributo elargito al comitato per sue attività dal Centro Servizi per il Volontariato, venne realizzata un’altra opera e prodotto il video “Colori di Strada”. Nel 2000 venne organizzato da Di Mauro, che si occuperà anche della pubblicazione degli atti, e dall’arch. Giovanni Sanna il convegno “I Musei d’Arte contemporanea all’aperto in Italia. Arte e cultura nei processi di riqualificazione territoriale”, presso la Sala Conferenze della GAM. Questo evento, unito alla nascita della Galleria Campidoglio, al rapporto di collaborazione con il Centro Commerciale Artigianale Naturale, ad un importante ciclo di nuove opere realizzato nel 2001 ed alla ripresa del dialogo con le istituzioni, indusse l’Associazione, come azione di tutela futura, a registrare il marchio Museo d’Arte Urbana.

Il logo venne donato, grazie alla mediazione di Silviamaria Venutti, figura fondamentale del primo decennio di riqualificazione del Borgo Campidoglio, da Silvano Guidone, uno dei più importanto pubblicitari e creativi italiani.

Articolo a cura del Museo d’Arte Urbana

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