Salvatore Astore: murale in Piazzetta Campidoglio, 2004 (rest. 2013)

Murale prodotto da Salvatore Astore per MAU nel 2004, restaurato nel 2013 da Wens (Style Orange)

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«Si tratta pur sempre di anatomie. Le mie opere nascono da una riflessione su Edward Hopper, sulla sua opera che inquadra un ambiente disabitato, tagliato dalla luce».

http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=5144&IDCategoria=204

pubblicato venerdì 12 luglio 2002

Inaugura oggi a Torino una nuova sezione del M.A.U., il museo d’ arte urbana di Torino situato presso il Borgo Vecchio Campidoglio (tra Corso Svizzera e Corso Tassoni, a poca distanza dal centro).
Gli autori di oggi sono Enrico de Paris, Antonio Mascia, Angelo Barile e Sergio Ragalzi.
Ciascuno di loro ha pensato e realizzato un lavoro in armonia con il contesto urbano ad arricchire il progetto iniziatosi nel 1995, che già conta 36 opere d’arte. Tra quelle già presenti si ricordano i lavori di: Corrado Bonomi, Antonio Carena, Carlo Giuliano, Dario Ghibaudo, Eya, Gianantonio Abate, Plinio Martelli, Titti Garelli, Domenico Piccolo, Stefano Martino, Gianluca Rosso, Francesco Di Lernia, Alessandro Rivoir, Ferruccio D’Angelo, Filippo Di Sambuy, Antenore Rovesti, Beppe Giardino, Matilde Domestico, Mercurio, Mario Marucci, Andrea Mandarino, Duilio Gambino, Anna Comba, Eraldo Taliano, Plumcake, Luigi Presicce e, prossimamente, Salvatore Astore.
Il progetto è curato dal critico Edoardo di Mauro e dall’architetto Giovanni Sanna ed è realizzato grazie al contributo del Comune di Torino, della Provincia, della Regione Piemonte e dell’Accademia Albertina di Belle Arti.

http://www.teknemedia.net/pagine-gialle/artisti/salvatore_astore/dettaglio-mostra/42204.html

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http://www.castellodirivara.it/dettartista.php?lang=1&sez=0&idartista=47

Nato a S. Pancrazio Salentino nel 1957 Vive e lavora a Torino.

Salvatore Astore, Immagine Eretta, 1986, testo di Tommaso Trini

A partire dalle sculture metalliche degli anni Ottanta, passando per le sagome animali e poi umane realizzate tra i Novanta e il 2004, e culminando con le visioni di Interni, prima a colori e poi in bianco e nero, e infine ancora con le Stanze, la ricerca di Astore si snoda principalmente sul segno, dentro a un’indagine sulla radice morfemica e pura della forma. Che, per Astore, lontana da qualsiasi vezzo ermeneutico, restituisce un’armonia attraverso la riduzione al minimo, la spogliazione, il disvelamento duro del nocciolo, formale e semantico, del suo oggetto.

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