Micaela Calliero: ISBN Insolito Speculare Bisogno Naturale

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Venerdì 4 ottobre 2019, dalle 18.30 alle 21.30, presso la Galleria del Museo d’Arte Urbana, via Rocciamelone 7 c Torino, si inaugura la personale di Micaela Calliero “ISBN- Insolito Speculare Bisogno Naturale”, a cura di Daniele D’Antonio e Edoardo Di Mauro.

Fino al 26 ottobre, lunedì 17-19 o su appuntamento.

Sostenitori istituzionali : Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Circoscrizione 6 Comune di Torino, Comune di Torino Settore Tempo Libero
Sponsor tecnici : OIKOS Colore e Materia per l’Architettura, Fiammengo Federico srl
Direzione Artistica della Galleria del MAU : Daniele D’Antonio e Edoardo Di Mauro
Partner : Associazione Tribù del Bad Night Cafè/Cabina dell’Arte Diffusa, Officine Brand www.officinebrand.it, Galleria Campidoglio www.galleriacampidoglio.it
Info : 335 6398351 info@museoarteurbana.it www.museoarteurbana.it

Daniele D’Antonio
Riflessioni su

ISBN – Insolito Speculare Bisogno Naturale

di Micaela CALLIERO

Ho avuto il piacere e l’onore di essere testimone del momento esatto della nascita di un nuovo progetto, grazie a Micaela Calliero con il suo ISBN.

Pur frequentando assiduamente e da molto vicino il mondo degli artisti, conoscendone di molti quindi caratteri, personalità, ansie e desideri, progetti in corso, ultimati e di futura realizzazione, l’essere presenti nel preciso momento in cui l’artista passa dalla elaborazione concettuale del proprio pensiero, quindi dal “cosa”, e inizia a strutturare lo stesso pensiero in un progetto fisicamente reale, a porsi domande e a darsi soluzioni sulla sua realizzazione, quindi passando attraverso il “come”, è un evento piuttosto raro.

E’ il momento in cui l’artista è forse più fragilmente esposto, in cui la propria idea, a seconda di come la strutturerà nel corso del proprio processo creativo, viene vissuta nella propria personale intimità, in solitaria.

Ringrazio Micaela per questo: ho visto ISBN nascere, tassello dopo tassello, e prendere forma compiuta.
Ci si interrogava sulla contrapposizione uno<>molti, e sulle sue possibili declinazioni, mentre contemporaneamente si accumulavano bozze, disegni e dipinti che fanno parte del percorso espressivo di Micaela Calliero, ormai da tempo consolidato.

Le sue opere, così apparentemente pop, ma impregnate di cultura classica, rappresentate su un piano dipinto che però prendono la profondità della terza dimensione grazie all’inganno che impongono all’occhio, erano esse stesse la rappresentazione tecnicamente reale di questa contrapposizione.
Un tema quanto mai contemporaneo, ma il problema stava nella identificazione del personaggio protagonista della narrazione: se da un lato il messaggio era immediatamente chiaro (come nelle intenzioni della Calliero) attraverso il cambiamento di prospettiva di angolazione che svela altre realtà, altre verità, allargando il campo della consapevolezza percettiva individuale e collettiva, non altrettanto immediato diventava il “chi” avrebbe dovuto prendere per mano e con gli occhi l’osservatore lungo questa riflessione.

In realtà la contemporaneità del tema ha radici antichissime, connaturate alla fallacità dell’uomo, dei suoi sensi, della sua capacità di comprensione.

L’uno e molti è lì, sta scritto da sempre, è il simbolo stesso dell’umanità e della sua evoluzione.
L’archetipo della Dea Madre, e per estensione della figura idealizzata del femminino, è l’uno e molti, nei ruoli, nel tempo, nei luoghi.

ISBN prende quindi corpo attraverso la rappresentazione del femminile, che Micaela Calliero tratta con la sua abituale disinvoltura e maestria, e aggiungerei grazia, raccontato attraverso tappe successive di figure dai colori netti, pieni, assoluti, che tuttavia, in un gioco di rivelazioni parziali e progressive, raccontano una storia che non è l’unica possibile, ma molte storie insieme, tutte vere, tutte con la medesima dignità scenica sul palco della vita.

Un coro di differenti monologhi interpretati contemporaneamente dalla medesima protagonista di questa commedia, o tragedia, secondo gli antichi canoni teatrali.

Come dichiarato nell’assunto iniziale, ognuno di noi è un codice, da cui il titolo ISBN, mutuato dal codice editoriale con cui si identificano i libri, ma come i libri, la scrittura interiore può essere multiforme, multitematico.

Micaela Calliero ci mette di fronte a questa molteplicità dell’essere, attraverso l’apparire, costringendoci ad osservare, non fissi, ma da molti punti d’osservazione.

E a questo punto, la domanda d’obbligo è: quanto del nostro codice ci rappresenta più compiutamente? Quanto grande è il lavoro di approfondimento e conoscenza che dobbiamo compiere per conoscere le tante sfaccettature di noi stessi e degli altri intorno a noi?

Nella stagione post moderna abbiamo avuto, negli anni ’70, il fenomeno estremo della “body art” in cui il corpo si liberava dai vincoli in cui era stato ingabbiato per lunghi secoli e dalla cui sudditanza non era stato pienamente emancipato dalla società capitalista, e riscopriva se stesso come elemento comunicante ed autonomamente “artistico”, andando a fondersi empaticamente con l’esterno e l’altro da sé a partire dalla propria condizione di consapevolezza interiore.

Ai giorni nostri i termini della questione, gli elementi dialettici, sono rinvenibili all’interno del diffuso tentativo di ricostruire una identità individuale, sottraendola alla dispersione cui pare destinata dagli ambivalenti e leggermente ambigui effetti dell’innovazione tecnologica e dell’informazione globalizzata. Quindi, all’identità dispersa e frammentata, pura forma e significante incapace di intrattenere rapporti con il prossimo con cui si limita a fugaci ed effimeri contatti, eteree toccate e repentine fughe, si cerca di sostituire il contenuto capace di dare significato all’esistenza, di riaffermare la “presenza”.

Negli ultimi tempi abbiamo assistito all’interno dello scenario sociale, e in Italia ciò e avvenuto con una particolare evidenza, ad una ulteriore deriva del concetto di corpo.

Sopratutto per quanto concerne una sorta di nuova politica della sopravvivenza dove l’attenzione maniacale verso il proprio aspetto fisico è vissuto come dovere primario, e la consolazione consiste nella successiva mercificazione di sé e nel raggiungimento di una competitività.

Micaela Calliero persegue da anni con coerenza una sperimentazione artistica dove convergono e si armonizzano, contestualizzati nella dimensione presente, spunti provenienti da alcune delle più significative linee di ricerca novecentesche.

La sua è una figurazione gioiosa e psichedelica nell’uso del colore e conseguente ritmo visivo.

L’artista si pone nella scia della tradizione italiana, elaborando uno stile figurativo sorprendente e pirotecnico, dove elementi tratti dalla sperimentazione di autori del Secondo Futurismo come Balla e Depero si fondono con la sua originale personalità, proponendosi con forme mutanti, talvolta oggettuali e volumetriche, in altri casi bidimensionali , contraddistinte da una giocosa e non banale ironia, in grado di parlare del presente adoperando lo strumento dell’allegoria.

La dimensione tridimensionale si avvicina alla categoria della disseminazione ,usata negli anni Settanta da critici e filosofi, per indicare una sorta di deflagrazione dal sito bidimensionale verso l’ambiente e lo spazio.

Il richiamo alla poetica del corpo fatto in apertura indica la forte attenzione sviluppata da Micaela Calliero per quello femminile, visto attraverso l’archetipo della Grande Madre e la dimensione matriarcale delle prime civiltà umane.

In questa personale presso la Galleria del Museo d’Arte Urbana, intitolata ISBN – Insolito Speculare Bisogno Naturale, l’autrice opera uno stimolante corto circuito tra mito e contemporaneità, tra unicità e molteplicità della dimensione femminile.

Micaela Calliero concretizza la sua idea realizzando delle opere su tela dove il volto della Donna viene scomposto con effetto rifrattivo nella sua poliedrica essenza, creando un suggestivo effetto percettivo tridimensionale meglio fruibile tramite l’uso dei classici occhiali per la visione in 3D.

La dimensione classica del mito si collega a quello contemporaneo della tecnologia, giocando sulle assonanze fonetiche tra il titolo della mostra e l’ ISBN che, come succede per i libri, identifica categoricamente ogni specifica edizione e, dopo l’assegnazione, non può più essere riutilizzato.

Edoardo Di Mauro, settembre 2019

https://www.facebook.com/events/2439565619412469/

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