Lo specchio svelato: mostra di Marco Martz

“Finalmente ci siamo: una mostra che ho atteso tanto in un luogo che ho sempre amato e seguito.
Sabato 19 settembre, dalle ore 10 alle 19, nel cortile in via Rocciamelone 11, a cura di Daniele D’Antonio e Edoardo Di Mauro, per il Museo di Arte Urbana mostrerò il mio ultimo lavoro.
59 piccole opere in china e acrilico nelle quali specchiarsi, riconoscersi e superarsi.
Le opere resteranno visibili su appuntamento nella sede del MAU dal 21/9 al 19/10, Tel 3484500461.
Siete tutti benvenuti!”

Marco Martz

https://www.facebook.com/events/689946878281979

Sabato 19 settembre a partire dalle ore 10 per l’intera giornata, si aprirà la mostra di

Marco

MARTZ LO SPECCHIO SVELATO, organizzata dal MAU- Museo d’Arte Urbana in una collocazione inusuale.

Ho avuto il piacere (e l’onore) di curare la prima uscita in assoluto di questo progetto di Marco e ne sono particolarmente fiero.
Di seguito, il testo di accompagnamento alla mostra, che ho preparato per un progetto che vi raccomando di seguire attentamente.
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Lo specchio svelato
illustrazioni di Marco MARTZ
a cura di Daniele D’Antonio e Edoardo di Mauro
@MAU – Museo d’Arte Urbana
19/09/2020 ore 10-19
Esposizione opere in esterno cortile, via Rocciamelone 11 – TORINO
Le opere saranno visionabili dal 21/09 al 19/10 esclusivamente su appuntamento presso la galleria del MAU, via Rocciamelone 7/c.
Viviamo tempi in cui il concetto del male, nella sua accezione più ampia, è stato trasformato, modificato, plasticizzato, risagomato, esposto, spettacolarizzato, mostrato e comunicato in una molteplicità infinita di forme.
Per quanto il nostro contatto col male sia ormai pressocchè quotidianamente, ed ossessivamente, riconducibile alla assunzione obbligata di una sorta di dose da dipendenza tossica, il mondo esterno continua a proporcene varianti infinite.
E’ il supermercato del male, ove la sensibilità, l’empatia, ma diciamo pure il senso di smarrimento, paura e terrore, di ognuno di noi possono trovare il “prodotto” più adatto per le proprie destabilizzazioni personali e collettive.
E’ in quest’ambito che se ci venisse chiesto di cosa abbiamo più paura, ognuno di noi risponderebbe a proprio modo con la propria variante: un virus letale? Una malattia (una qualsiasi, c’è l’imbarazzo della scelta)? Una guerra? La povertà? La violenza? La morte in senso assoluto?
Una, cento, mille di queste voci creano un assordante rimbombo sociale, nel quale ognuno di noi affonda, inerme, incapace di distinguere l’impronta di sé stesso da quella degli altri, impossibilitato a creare percezioni distinte, difese efficaci, reazioni positive.
Sta nel progressivo silenziamento di questo rumore di fondo che, proprio dal fondo, si è assunto il ruolo di protagonista del quotidiano conquistandosi il proscenio dell’opera tragica, l’operazione di filtraggio e riemersione individuale attraverso le illustrazioni che costituiscono il lavoro di Marco Marz, Lo Specchio Svelato.
Sono le voci del coro, che riemergono in piccolissimi spunti solisti, ben impersonati dalle microdimensioni delle opere che costituiscono il progetto: ognuno di questi spunti identifica uno ed un solo timbro, una nota, una battuta della partitura corale.
Ognuno di questi spunti diventa, in quel preciso momento, per un brevissimo istante, protagonista della scena.
La sconcertante scoperta sta nel riconoscere, da parte nostra semplici spettatori della rappresentazione, che quella singola nota di quel singolo elemento del coro assunto a solista è la visione di un male interiore, che riconosciamo, in quanto è una declinazione del male personale, interiore, completamente nostra e che proviene dal nostro personale percorso della vita, indipendente da tutti gli altri, indipendente dall’assordante rumore di fondo del male collettivo di cui si è detto.
Non è detto che ci riconosceremo in tutti gli elementi del coro e quindi del progetto: l’azione diretta del pubblico questa volta è la sollecitazione a soffermarsi e prestare attenzione ad ognuna delle singole voci, ad alzare quel velo che consente la risonanza tra la nostra parte del male, autoprodotta, autoportata, autoalimentata, e quella che vediamo rappresentata.
La visione del progetto diventa quindi parte di una performance nella quale il pubblico diventa componente fondamentale attraverso l’azione imposta del soffermarsi su ogni singola opera collocata a terra e seminvisibile se non riducendo la distanza fisica prima ancora che simbolica tra l’osservatore e l’opera stessa.
E’ quindi una immagine riflessa da uno specchio virtuale, in uno scambio di vibrazioni, rimbalzi di emozioni o di memoria tra l’interno personale e l’esterno illustrato: è una forzatura ed una presa di coscienza, un esercizio di introspezione, una prova di forza di sincerità intellettuale.
Un atto non da poco, di questi tempi, quello di svelarsi attraverso lo specchio, al di là di ogni possibile forma di narcisismo.
Daniele D’Antonio, settembre 2020
M.Martz è un disegnante, si concentra su temi sociali e li racconta spaziando dall’illustrazione, al fumetto, al muralismo di stampo orgolese. Ha pubblicato per la casa editrice Eris, per la rubrica Fuori Luogo del quotidiano Il manifesto e per la rivista Polvere. I suoi murales sono presenti nel Museo a cielo aperto di Camo, al museo a cielo aperto di Loceri, al Museo dell’altro e dell’altrove di Metropoliz.

 

 

 

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