Giorgio Ramella

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Opera : “Senza Titolo” (2003) via Locana, 19 – MAU Museo d’Arte Urbana – Torino

Giorgio Ramella è nato nel 1939 a Torino, dove vive e lavora.

Giorgio Ramella è l’esempio di un artista appartenente ad una  generazione torinese  ormai a buon diritto definibile “storica”, quella dei nati attorno al 1940, che ha saputo rinnovare il suo stile innervandolo con una robusta freschezza creativa che ha generato per lui una vera e propria “seconda giovinezza”, dalla seconda metà degli anni Novanta fino ad oggi. L’esordio sulla scena torinese è negli anni Sessanta, con una esposizione alla Galleria La Bussola , insieme a Ruggeri, Saroni, Soffiantino e Gastini. I lavori iniziali sono caratterizzati da forme metalliche e taglienti su fondi generalmente scuri : argentati grovigli di strutture deformate definiscono la serie degli “Incidenti”. A questa prima fase segue una ricerca pittorica di matrice maggiormente astratta, dove nuovi temi di ispirazione sono suggeriti  dalla fenomenologia della luce. Partito da una filiazione ad una situazione generazionale torinese basata sulla ricerca astratto-informale che, in taluni casi, sfocerà in un avvicinamento, come in Gastini, alle posizioni dell’Arte Povera, Ramella, dopo un ritorno alla figurazione negli anni Ottanta, opererà una drastica virata nel suo stile a partire dal decennio successivo. Complice un viaggio a New York che non lo lascia indifferente al fascino dei graffiti nelle stazioni della subway. A quel punto orienta la sua ricerca verso lo studio di pitture ed incisioni rupestri primitive ; confini, territori e mappe rivivono attraverso i colori ed i segni violenti della civiltà dei nostri giorni. Materici sfondi neri, rossi e gialli, sono attraversati da solchi corposi e creano sulla tela un’accattivante fusione : la vitalità cromatica della pittura si accorda alle tracce stridenti dell’incisione, altra tecnica nella quale l’artista eccelle. In seguito l’interesse di Ramella si è rivolto ad una rivisitazione di un genere figurativo per eccellenza quale il ritratto. Nei primi anni Zero dedica una serie di opere alla figura di Vincent Van Gogh, nelle quali una innegabile ricerca fisiognomica si risolve in tormenti cromatici, più astratti ed indefiniti che figurativi e corporei, Dell’aspetto di Van Gogh sono le espressioni del volto ed in modo particolare occhi e sguardi a rappresentare i cardini sui quali si focalizza la curiosità dell’artista.

L’opera murale prodotta per il MAU, su di una parete cieca di via Locana 19, è stata realizzata nel 2003

 

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