Gianni Gianasso

edosauroOpera : “Edosauro” via Rocciamelone 1 – MAU Museo d’Arte Urbana – Torino

MAU Gianni GianassoOpera : “Wanda” (2009) via Rocciamelone, 7 – MAU Museo d’Arte Urbana – Torino


Gianni Gianasso è nato nel 1948 a Sciolze (Torino), dove vive e lavora

Da un testo di Edoardo Di Mauro per la sua personale presso la Galleria Ikebò di Torino nel 2010 :
“Una poetica  fortemente caratterizzata dall’uso dello strumento pittorico anche se integrato da altri elementi che si  incastonano armonicamente nel corpo dell’opera come quella di Gianni Gianasso trova il suo  inquadramento nella stagione attuale, all’interno di cui è in grado di offrire un contributo assolutamente originale.  Quello pittorico è strumento consono a coloro che lo impiegano come viatico per una narrazione in presa diretta degli stereotipi che affollano la nostra quotidianità metropolitana, gettando nuova luce su squarci ed inquadrature di angoli riposti e trascurati della post modernità, o ad altri che, all’opposto, tendono a demistificare con ironia le sfavillanti ed effimere icone mediatiche da cui siamo circondati od ancora, come nel caso di Gianasso offrono uno stimolante cortocircuito tra archetipo primigenio ed attualità estrema evitando sempre un facile appiattimento sul reale in virtù del privilegio concesso all’immaginazione ed al surnaturalismo, concetto sapientemente stigmatizzato da Baudelaire in pagine a tutt’oggi attuali.  Per inquadrare il lavoro di Gianni Gianasso non si può prescindere dalla sua formazione professionale in ambito pubblicitario, iniziata per strana combinazione in un anno fortemente emblematico come il 1968, dove gli ultimi residui dell’industrialismo subiscono un definitivo scacco che genera l’ingresso nella società tecnologica. La pubblicità ha sempre più o meno consciamente sottratto idee all’arte offrendo in cambio a questa un ottimo pretesto per allargare la sua sfera di influenza al di fuori del recinto tradizionale nel tentativo di creare una società estetica che effettivamente ora si manifesta in pieno, seppure tra molte contraddizioni. Gianasso ha sapientemente giocato di sponda tra i due ambiti con eccellenti risultati che lo hanno imposto come pubblicitario affermato in una scena notoriamente competitiva come quella torinese. Ma Gianasso è da sempre stato un artista abile ed attivo ed ora sta dispiegando tutte le sue notevoli potenzialità in questo ambito con alle spalle un percorso già lungo e sedimentato. Lo stile di Gianasso, dotato di una evidente cifra personale, può comunque apparentarsi elettivamente a quella interessante e non ancora pienamente valutata linea surrealista piemontese nota sotto il nome di Surfanta. Questa corrente,  sulla scia delle esperienze metafisiche della prima metà del Novecento quali quelle di Felice Casorati ed Italo Cremona,  matura a Torino negli anni tragici dell’occupazione nazista,  dove il clima di violenza viene esorcizzato appellandosi al mondo sotterraneo del mistero con varie persone che si radunano presso la Soffitta Macabra creata da Lorenzo Alessandri. Negli anni successivi al termine del conflitto questi artisti si avventurano per i meandri della città narrandone fatti e personaggi, privilegiando la marginalità e creando un mix di surrealismo e fantasia (da qui Surfanta) contrapposto ad un realismo e ad un astrattismo vissuti come stili talvolta di maniera. Oltre al già citato Alessandri in questa corrente figurano, tra gli altri, Molinari, Abacuc, Colombotto Rosso, Macciotta e Pontecorvo. I lavori di Gianasso dal 1993 ad oggi si sviluppano in cicli caratterizzati da alcune varianti inserite all’interna di una vena unitaria dove la pittura, sempre di qualità alta senza mai sfociare in un virtuosismo fine a se stesso,  talvolta si abbina ad inserti materici e tridimensionali. Nella serie “Stati di attesa” abbiamo la prevalenza di ritratti metafisici sulla scia dechirichiana dove viene operata una sorta di cortocircuito tra passato e presente e dove prevale un clima di sospensione e di mistero che evidenzia anche lievi ascendenze provenienti dalla poetica di Magritte. La successiva “Stati di luce” vede la presenza di paesaggi intrisi di magia, boschi in cui alberi dai fusti allungati si protendono verso la luce in un afflato di vita che richiama la suprema armonia tra cielo e terra predicata da un filosofo fondamentale per la storia del’estetica come Plotino. Con “Stati di replica” abbiamo la ricomparsa della figura umana. Rappresentata con demistificante ironia in una condizione spersonalizzata che denuncia la sostanziale alienazione tra il sé ed il mondo. In “Anatomie mediali” la figura inizia a cedere il passo alla costruzione aniconica dell’immagine, spesso ispirata a temi orientaleggianti.  Sulle tele si dispone una sorta di disseminazione cosmica di segni e simboli la cui fitta rete tende a squarciarsi per gettare uno sguardo sulla realtà. Linea che tendenzialmente prosegue nelle “Immagini sonore” dove abbiamo una prima comparsa di installazioni tridimensionali legate alla poetica dell’oggetto. In “Stati di consapevolezza” Gianasso propone opere di surrealismo puro caratterizzate da uno stile vorticista che sottende l’evocazione di una curvatura spazio-temporale intuibile in uno stato di quiete ed ascesi mentale. Nell’ultima serie di lavori, oggetto insieme ad una selezione dei precedenti di questa personale presso i locali espositivi di Ikebò a Torino, Gianasso, sempre in coerenza con il suo percorso, sembra voler operare, in un momento positivo della sua carriera artistica,  una sintesi efficace di tutti gli spunti formali illustrati in precedenza. Abbiamo quindi la proposta di opere tutte caratterizzate dal fondale nero dove balenano con un ritmo spiroidale volti ed icone zoomorfe, porzioni anatomiche e profondità virtuali evocanti mondi lontanissimi, simboli archetipi ed allegorie del quotidiano in una dimensione visiva che si pone sempre con perfetta equità tra figura ed astrazione con un’ispirazione che, anche quando si espande nel sito dell’installazione, fonde il motivo dell’ancestralità con l’immanenza del presente, badando a non rendere esclusivo e misterico il suo linguaggio con l’evidente ricorso, in diverse composizioni, ad una corroborante dose di ironia”

Per alcuni anni collabora come illustratore e creativo per numerose campagne promozionali in Italia ed all’estero, per poi dedicarsi sempre maggiormente  alla produzione più strettamente artistica, una creatività scevra dalle logiche della comunicazione pubblicitaria e sempre più profondamente meditata.

Dal 1968 la sua attività espositiva ed artistica è stata incessante e lo ha visto partecipare a numerosi eventi espositivi, sempre crescenti.

In queste occasioni, oltre a riscontrare i favori del pubblico e a crearsi una selezionata rete di estimatori, Gianni Gianasso ha raccolto positivi commenti di critica e di illustri giornalisti specializzati.

Tutto ciò lo ha portato, unitamente a capacità tecniche e creative non comuni, ad una affermazione professionale di alto livello, riconosciuta tanto da galleristi privati che da enti pubblici.

Nel 2003 la sua opera “Abbracci” viene selezionata per comparire all’interno di “ManifesTO”.

Oltre ad importanti partecipazioni ad eventi pubblici e privati si segnala, sul fronte dell’arte pubblica, la Panchina Rossa contro la violenza sulle donne, inaugurata  nell’autunno 2016 presso il Comune di Sciolze

Tre opere di Gianni Gianasso fanno parte della collezione del Museo d’Arte Urbana. La “Wanda”, del 2009, costituita da cinque lamiere dipinte sulla parete esterna dell’Osteria il Torchio, in via Rocciamelone 7, “Edosauro” (2011), quattro lamiere dipinte su altrettante finestre cieche di un immobile sito in via Rocciamelone 1,  “Fire” del 2017, costituita da tre lamiere dipinte sulla parete esterna delRistorante Pizzaria Peperosso in Via Netro 22.

 

http://officinebrand.it/offpost/mau-museo-darte-urbana-artisti-e-opere-6-7/

 

MAU opera Gianasso

 

Opera : “Fire” (2011) via Netro, 22 – MAU Museo d’Arte Urbana – Torino

 

 

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