MAU

Turin Museum of Urban Art



La continua riqualificazione di Piazza Risorgimento 2012-2015

Category : Artists, events, MAUturin archive · No Comments · by May 20th, 2015

Piazza del Risorgimento / MAU – Torino
L’opera realizzata nel 2012 e vandalizzata a più riprese, nuovamente ripristinata a
maggio 2015 da XEL

www.xel-artist.it

https://www.facebook.com/XEL.artist?fref=ts

2012/2013

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2014

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2015

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la riqualificazione continua…

Nostos/Nόστος

Category : Artists, events, MAUturin archive, News · No Comments · by May 20th, 2015

Nostos/Nόστος

Personale di Gerlanda Di Francia
A cura di Togaci e Edoardo Di Mauro

video Mapping di Hirotsugu Aisu
Dynamic Live Painting di Madame Decadent

29 Maggio 2015 ore 19:30
Presso : HulaHoop Gallery sede del “Mau” Museo D’arte Urbana Torino
Via Rocciamelone,7cTorino
Orari dal martedì al sabato ore 15.00 alle19.00
Ingresso libero
www.facebook.com/HulaHoopGalleryTorino
www.museoarteurbana.it

nostos

“Nostos/Nόστος”, il Ritorno

Il 29 Maggio ore 19:30
Dopo la personale del 25 ottobre 2014, chiusa con successo presso la Be Cause (ArtSpace) di Lamezia Terme, approda all’HulaHoop Gallery sede del “Mau” Museo D’arte Urbana Torino.
Si inaugura la seconda personale di Gerlanda Di Francia nata a Vibo Valentia, ma di adozione romana, la personale dal titolo “Nostos/Nόστος”, il Ritorno.
Gerlanda di Francia omaggia la sua terra parlando di miti e favole dando una reinterpretazione del tutto personale.
Per donare nuove prospettive contemporanee e visive dell’opera di Gerlanda di Francia l’artista Giapponese Hirotsugu Aisu,
ha realizzato un video Mapping , su una scultura dell’artista stessa.
Ad aprire la serata Dynamic Live Painting di Madame Decadent

TESTO :
In un’epoca di ridefinizione dei generi la pittura mantiene la sua centralità riuscendo, nei casi migliori, a rinnovarsi da un punto di vista iconografico, quindi conservando quella caratteristica che le è propria, implicita al concetto di “technè”, di tirocinio artigianale visto in una dimensione di sublimazione religiosa dell’agire artistico, con modalità attente e riflessive, abbinando a questa antica vocazione la capacità di osservare con occhio partecipe e disincantato al tempo stesso l’esistente, decontestualizzandolo dalla sua effimera contingenza materiale per dargli forma nella dimensione del simbolo. Da quando l’arte si è calata in una nuova realtà sociale, che le ha mutato diversi connotati ponendola all’interno di un diverso e più complesso sistema relazionale, cioè dall’inizio dell’ 800, la pittura si è posta in due occasioni, ovviamente tra loro diverse, a salvaguardia dei suoi valori fondativi : all’esordio della rivoluzione industriale, con le correnti del Romanticismo che ne difendevano il livello auratico, e dopo il 1975, a seguito dell’ingresso nella società postindustriale e della crisi del Concettuale. Seguo con partecipazione le vicende della pittura sin dagli esordi del mio mestiere di critico ed organizzatore culturale, quindi dal 1984. Sintonicamente con un’attività che è nata come vocazione, a contatto con i giovani autori di quegli anni, ho registrato le mutazioni della pittura dopo l’ondata della Transavanguardia, in un clima di contaminazione multidisciplinare e di enfasi espressiva, fortemente venata da suggestioni provenienti dall’estetica metropolitana, dalla moda, dalla musica e, soprattutto, dal fumetto. Dopo la spinta dirompente di quella fase, influenzata dalla volontà di rompere con gli schemi ideologici del passato per dare libero sfogo al proprio impeto creativo, la pittura si è sempre manifestata nel panorama dell’arte, resistendo anche all’omologazione imposta dalla società globalizzata, ed assumendo un rigore improntato ad una crescente consapevolezza progettuale. Essendo, sin dall’antichità remota, lo strumento mimetico per eccellenza, la pittura riesce a metabolizzare, con procedimento metamorfico, tutto quanto proviene dall’esterno, e sta riuscendo nell’impresa anche relativamente a strumenti come la fotografia, l’immagine digitale e, più in generale, tutto l’inesauribile armamentario di simulacri della contemporaneità.. La contemporaneità appare nuovamente come narrazione iconografica prevalente, ma sfumata in un atteggiamento evocativo di suggestioni che furono un tempo intense e nel “qui ed ora” si ripropongono come sfocate dalla consapevolezza e dal disincanto. Gerlanda Di Francia è una autrice che, con uno stile personale e non confondibile, riassume esemplarmente gli umori della giovane generazione nei confronti della pittura, vissuta ed interpretata per narrare il contemporaneo non appiattendosi su questo, ma evocandolo con il ricorso al simbolo ed all’allegoria, coniugando la dimensione pre moderna con quella post moderna, e guardando a quel “surnaturalismo” tanto apprezzato da Baudelaire. Gerlanda di Francia constella le sue composizioni di immagini oniriche, che gettano luce sulla complessità del reale a partire dalla creatività dell’inconscio, di cui non teme di affrontare anche gli angoli bui e tenebrosi. Nell’uso delle tecniche è evidente la sua predilezione per una manualità consapevole, dal sapore antico. Come sosteneva John Ruskin a supporto dello stile dei Preraffaeliti, la minuziosità e la perdita di tempo, relativa all’estrema precisione compositiva, diviene perdita del tempo, ingresso in una dimensione spirituale ed atemporale. Lo stile della di Francia, corredato da citazioni che vanno dal Quattrocento, ad esempio Botticelli, fino al Seicento, soprattutto in merito al tema della “melanconia”, vede nella fiaba il suo riferimento prediletto. L’importanza della fiaba nella storia della cultura è stata evidenziata, nel corso del Novecento, da eminenti studiosi di linguistica, in particolare dall’antropologo russo Vladimir Propp. Nel suo scritto “Morfologia della fiaba”, Propp identifica 31 funzioni narrative ricorrenti, soffermandosi sui ruoli ricoperti dai personaggi e sull’intreccio .La fiaba è una forma letteraria antica e pre domoderna e ben le si addice, quindi, una funzione simbolica all’interno della stagione post moderna. La di Francia predilige l’impiego di elementi narrativi poco consolatori, le protagoniste delle sue narrazioni spesso fronteggiano con coraggio situazioni pericolose e sgradevoli, come l’assalto dei corvi, mostrando però spirito di abnegazione, chiara metafora del comportamento quotidiano. Il titolo di questa personale , allestita per la prima volta a Torino, presso la sede della HulaHoop Gallery, e successiva ad una realizzata a Lamezia Terme, nella terra d’origine dell’artista, i cui ricordi d’infanzia ne hanno fortemente permeato l’immaginario artistico, è “Nostos”, parola la cui etimologia proviene dal greco “ritorno”. Nella mitologia “nostos” era la narrazione delle peripezie degli eroi omerici, il cui ritorno a casa, pur desiderato, era fonte di indecisione e disorientamento, nonché di notevoli travagli. Questa appare una metafora efficace per riassumere la poetica di Gerlanda Di Francia. I ricordi di infanzia le sono stati prezioso ausilio per la carriera artistica in una grande città come Roma. Tuttavia per comprendere il presente, e gettare lo sguardo, anche in tempi interdetti, verso il futuro, la lezione, esistenziale e culturale, del passato, è fondamentale.

Edoardo Di Mauro, maggio 2015

Artisti:
Gerlanda di Francia vive e opera a Roma.
Nasce in Calabria a Vibo Valentia cresce con la passione per l’arte e la pittura, si diploma presso l’Istituto d’Arte della città, e in seguito si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti.
È allieva del maestro Gino Marotta, e negli anni di Accademia apprende le più importanti tecniche di decorazione pittorica, quali l’affresco, il mosaico, il trompe l’oeil e la pittura a olio, che rimarrà il suo strumento favorito per il linguaggio della sua arte. Predilige le tecniche classiche, olio su tavola nella pittura e penna per i disegni.
Con la tecnica classica cerca di rendere plausibili e convincenti le sue visioni improbabili, oniriche o fantastiche che la accompagnano sin dall’infanzia.

https://www.facebook.com/gerlandadifrancia

Hirotsugu Aisu, nato a Yokohama in Giappone, vive ed opera a Napoli.
Il padre orafo artigiano gli trasmette la passione per la manualità artistica e la musica, il che lo porta a frequentare la E.S.P. Musical Academy di Tokyo con indirizzo artigiano/liutaio. Appassionato dell’arte e della cultura italiana, vi si trasferisce dopo aver terminato gli studi.
A Bologna collabora con Afroeira (Accademia do Ritmo) prendendo parte a varie performance multimediali. La passione per la musica si fonde all’esperienza dell’arte di liutaio all’interno del progetto Tree Weel, Street Performance, realizzando un prototipo di triciclo con una console Dj ad alimentazione dinamo, con materiali di riciclo. A Napoli, frequenta la scuola di Nuove tecnologie dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Da questa esperienza di confronto il suo campo di indagine si contamina ulteriormente ampliandosi negli ambiti delle arti multimediali – come il caso dei suoi progetti di projection mapping, disciplina nella quale è un virtuoso – e dell’arte programmata, verso gli universi del generativo. Pur nei diversi ambiti di applicazione, la cifra stilistica di Aisu è sempre riconoscibile, così come la sua instancabile ricerca, tesa verso una sintesi tra la sublimazione iconica tipica della tradizione orientale ed il confronto costante con la tecnologia, intesa filologicamente, come un pensiero critico sugli orizzonti espressivi della tecnica.

Madame Decadent

Madame Decadent, nei primi anni della sua formazione nasce come pittrice . La sola dimensione della tela inizia a starli stretta ,inizia a sperimentare nuovi linguaggi ,il suo corpo diventa una espressione d’arte . Ad oggi alterna un percorso come performer e come pittrice unendo e separando a suo piacimento.

http://www.madamedecadent.com/

“Facciamo Tabula Rasa” Cancelliamo l’omofobia e la transfobia

Category : Artists, events, MAUturin archive · No Comments · by May 19th, 2015

Il Museo d’Arte Urbana (www.museoarteurbana.it), oltre a gestire, preservare ed implementare il patrimonio di 142 opere murali ed ambientali realizzate nel Borgo Campidoglio di Torino, che costituisce un esempio unico di didattica allargata sull’arte contemporanea, è da anni impegnato in ambito sociale per amplificare la sua vocazione di museo “aperto”.
Il 17 maggio 2015, in occasione della Giornata Internazionale contro l’omofobia e la transfobia, insieme all’Associazione HulaHoop Gallery Torino (www.facebook.com/HulaHoopGalleryTorino) con la curatrice Togaci, all’Associazione Tesso (www.associazionetesso.org) presieduta dall’architetto Simona Vlaic, ed al Coordinamento Torino Pride (www.torinopride.it), il MAU e il suo direttore Edoardo Di Mauro intendono dunque promuovere un flash mob artistico sull’argomento che coinvolgerà i territori di Borgo Campidoglio e Borgata Tesso.

“Fare arte” è invece un gesto di estrema intimità, rivolto e offerto a chi “ci guarda”; facendo arte si generano reazioni emotive sull’osservatore, che è portato a riflettere e diffondere un messaggio comune di cultura, progresso e crescita.

Video Making Madame Decadent.
Fonti video:
Fanpage.it “Omofobia- cosa pensano (veramente) le sentinelle. + Le “sentinelle” in piazza a Milano contro la legge sull’omofobia ( ma c’è chi protesta).
Film
Milk
Priscilla la regina del deserto
Boys don’t cry.
Documentari
Homophobia
Homophobia reality- A gay Short Film.

https://www.facebook.com/HulaHoopGalleryTorino/videos/vb.317849038409120/352424804951543/?type=2&theater

FLASH MOB: FACCIAMO TABULA RASA

Category : Artists, events, MAUturin archive, News · No Comments · by May 12th, 2015

facc loc

 

Flash mob:
FACCIAMO TABULA RASA
Cancelliamo l’omofobia e la transfobia

Il 17 maggio 2015, in occasione della Giornata Internazionale contro l’omofobia e la transfobia, insieme all’Associazione HulaHoop Gallery Torino (www.facebook.com/HulaHoopGalleryTorino) con la curatrice Togaci, all’Associazione TeSSo (www.associazionetesso.org) presieduta dall’architetto Simona Vlaic, ed al Coordinamento Torino Pride (www.torinopride.it), il MAU (www.museoarteurbana.it) e il suo direttore Edoardo Di Mauro promuovono un flash mob artistico sull’argomento che coinvolgerà i territori di Borgo Campidoglio e Borgata Tesso.

Numerosi artisti hanno aderito al bando e con le immagini pervenute è stato realizzato un video che sarà proiettato in simultanea sotto forma di flash mob artistico il 17 maggio in Borgo Campidoglio e in Borgata Tesso, oltre che durante un evento culturale poetico-musicale che si terrà a Savona a cura di Progetto CaleidoScoppio (www.facebook.com/CaleidoScoppio).

Si invitano dunque altre Associazioni, Enti e Organizzazioni che vogliano aderire al flash mob artistico proiettando il video in contemporanea (presso la loro sede o durante un loro evento), a segnalarlo al più presto inviando una mail a info@associazionetesso.org.

Info: info@museoarteurbana.it – 335.63.98.351

Artisti:

Francesca Maranetto Gay | Gianni Maria Tessari | Helen Nevola + Fabio Bosco | Monica Garone | Roberta Fanti | Leonardo Santoli | Calogero Marrali | Diego D. Testolin | Paola Rattazzi | Giovanna Previ | Cristina Ricatti | Manuela Balma | Cristina Meduri | Anna Olmo | Roberta Toscano | Alice Arduino | Margherita Bobini + Andrea Gritti | Sarah Bowyer | Alessandro Crapanzano | Giusy Chiumenti | Daniela Soccol | Madame Decadent | Togaci | Sabrina Pantano | Dario Pontremoli | Michela Ghio

https://www.facebook.com/associazionetesso/photos/gm.1634169713470749/969564853054864/?type=1&theater

http://blog.contemporarytorinopiemonte.it/?p=21537

Visite guidate @MAU maggio: Street Art Tour 24 maggio 2015

Category : events, MAUturin archive, News · No Comments · by May 10th, 2015

Il prossimo SAT – Street Art Tour Torino si terrà domenica 24 maggio e sarà in bicicletta: Bike Tour. Una pedalata urbana per conoscere tecniche e storie dietro alle opere che colorano la città, il giro includerà il MAU (Museo di Art Urbana www.museoarteurbana.it) Parco Dora e Borgata Tesso.

La partenza dello Street Art Tour  del 24 maggio 2015 sarà alle 16.30 da Piazza Statuto. Ritrovo intorno alle 16.10/16.15. Il tour durerà circa 2/2.30h. L’adesione sarà ad offerta libera.

Per chi desidera trascorrere un pomeriggio diverso dal solito e scoprire degli scorci di Torino mai visti può riservare un posticino scrivendo una mail a streetartourtorino@gmail.com specificando Nome, Cognome, Telefono.

Per informazioni è possibile chiamare il n. 3463162513.

Il MAU, Museo di Arte Urbana in Borgo Vecchio Campidoglio sostiene Street Art Tour.

All’arrivo in Borgo Campidoglio ci sarà una guida MAU che racconterà la storia del Borgo e delle opere.


Street Art Tour

Ti sei mai chiesto chi ha realizzato i grandi murales che colorano la città di Torino?


Seguendo la scia delle capitali europee anche a Torino nasce lo Street Art Tour: una passeggiata in città per conoscere il mondo della street-art e del muralismo contemporaneo.

Gli Street Art Tour sono oramai una esperienza diffusa nelle più grandi città del mondo, da Berlino a New York, da Parigi a Lisbona la voglia di saperne di più sugli street-artists è costantemente in crescita.

Street Art Tour è un’iniziativa spontanea e volontaria ideata dall’associazione Il Cerchio E Le Gocce, la quale, dal 2001, opera sul territorio a favore delle culture underground, della street-art e del graffiti-writing.

L’intento del progetto è di raccontare l’evoluzione delle opere di strada e la storia degli artisti che le hanno realizzate; si tratta quindi di un giro ludico, tenuto da esperti di arte di strada, rivolto sia agli amanti, sia ai neofiti del muralismo.

Lo Street Art Tour si effettua tradizionalmente a piedi ma per gli amanti delle due ruote si organizzano anche uscite in bici, i Bike Tour.

 

Visite guidate @ MAU maggio : la visione di Madame Decadent

Category : Artists, events, MAUturin archive, News · No Comments · by May 10th, 2015

Domenica 17 maggio nell’ambito della Festa di Primavera di Via Fabrizi “Shopping e Cultura”, il  MAU Museo di Arte Urbana in Borgo Vecchio Campidoglio (www.museoarteurbana.it)  propone la visita alle proprie opere all’aperto tramite la visione dell’artista contemporanea Madame Decadent (Katia Di Stefano). Questa visita è un momento per approcciarsi all’arte contemporanea in modo insolito, con una guida che vive di arte adesso e dà una prospettiva unica delle opere di altri artisti.

Madame Decadent Madame Decadent nei primi anni della sua formazione nasce come pittrice. La sola dimensione della tela però inizia a stargli stretta, così nasce una sperimentazione e una ricerca di nuovi linguaggi espressivi. In maniera del tutto naturale il suo corpo diventa strumento d’arte. Ad oggi alterna un percorso come performer e come pittrice unendo e separando i due campi a suo piacimento.

http://www.madamedecadent.com/

katia

 

Programma della Festa

VIA FABRIZI 17 MAGGIO

Domenica 17 maggio, all’interno della Festa di Primavera di via Fabrizi “Shopping e Cultura”, organizzata dal Centro Commerciale Artigianale Naturale Campidoglio

Ore 14.30 : ritrovo presso il sagrato della Chiesa di San Alfonso, corso Tassoni ang. via Cibrario, visita guidata gratuita alle opere del MAU ed al Borgo Campidoglio con l’artista Katia Di Stefano (Madame Decadent)

Ore 16.00 : ingresso da torretta grigia Piazza Risorgimento lato via Rosta visita con guida al Rifugio Antiaereo, in collaborazione con il Museo Diffuso della Resistenza. Costo Euro 4,00. Prenotazioni numero verde 800 329 329 www.museodiffusotorino.it

Alle ore 18.00, presso la sede MAU/HulaHoop Gallery, via Rocciamelone 7 c,  inaugurazione del Flash Mob Artistico “Facciamo Tabula Rasa. Cancelliamo l’omofobia e la transfobia”, a cura di Togaci e Edoardo Di Mauro, in collaborazione con Associazione TeSSo e Coordinamento Torino Pride. Ingresso libero e rinfresco.

https://www.facebook.com/HulaHoopGalleryTorino?fref=ts

La Torino Monarchica di “Sciaboletta” (1900-1946): le nozze coi fichi secchi

Category : MAUturin archive · No Comments · by Apr 16th, 2015
Veduta di piazza Vittorio Veneto a Torino, 1900 circa. Fotografia di Giacomo Bersani.

Veduta di piazza Vittorio Veneto a Torino, 1900 circa. Fotografia di Giacomo Bersani.

Veduta di piazza Vittorio Veneto gremita di legioni della G.I.L. e di folla. 1939

Veduta di piazza Vittorio Veneto gremita di legioni della G.I.L. e di folla. 1939

Vincenzo Modica

Vincenzo Modica “Petralia” porta la bandiera tricolore in piazza Vittorio Veneto durante la manifestazione del 6 maggio 1945. Archivio Istoreto. © Istoreto

La capitale del ducato dei Savoia si spostò da Chambéry a Torino nel 1563:  da allora la città continuò a crescere. La stirpe ducale agli inizi del XVIII secolo, a conclusione della guerra di successione spagnola, ottenne l’effettiva dignità regia, dapprima sul Regno di Sicilia (1713), dopo pochi anni (1720) scambiato con quello di Sardegna. Nel XIX secolo si pose a capo del movimento di unificazione nazionale italiano, che condusse alla proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861. Da questa data, fino al cambiamento istituzionale nel giugno del 1946 con l’esilio, la storia della Casa si confonde con quella d’Italia. Inoltre, dal 1870 al 1873 il duca Amedeo di Savoia-Aosta fu Re di Spagna col nome di Amedeo I di Spagna. Durante il regime totalitario di Benito Mussolini, la dinastia ottenne formalmente con Vittorio Emanuele III le corone di Etiopia (1936) ed Albania (1939) in unione personale, mentre nel 1941, col Duca Aimone di Savoia-Aosta, anche la corona di Croazia. Questi ultimi titoli vennero tuttavia persi definitivamente nel 1945, a causa della sconfitta subita nella seconda guerra mondiale.

Re “Sciaboletta” (1900-1946)

Nato a Napoli, nella reggia di Capodimonte. Figlio di Umberto I. La sua conformazione fisica era particolare: con gambe sproporzionatamente corte rispetto al resto del corpo. Sua madre, la regina Margherita, aveva lo stesso difetto fisico (secondo le voci fuori dal coro cantato dagli ammirati Carducci e D’Annunzio, aveva il sedere attaccato ai talloni), sia pure meno accentuato: ma subito negli ambienti filo papali romani s’insinuò che fosse il castigo divino contro il re che autorizzò la presa di Roma; altri attribuirono il fatto ai troppo frequenti matrimoni tra cugini.   
La sua bassa statura gli valse anche un altro soprannome, molto poco regale: “sciaboletta”.
La sostituzione della principessina: anche la nascita di Vittorio Emanuele III, come quella del suo avo, non fu esente da dubbi maliziosi, qualcuno sosteneva che Margherita non potesse aver figli, altri che avesse partorito una femminuccia e che subito Umberto la fece sostituire con un bambino già pronto da tempo.
La Regina Margherita e il Piccolo Vittorio Emanuele

La Regina Margherita e il Piccolo Vittorio Emanuele

Vittorio Emanuele non era molto religioso, se è vero che il suo precettore dovette punirlo perché fece dei gestacci in direzione della processione del Corpus Domini che passava sotto il suo palazzo.  
Il conte Egidio Osio si occupò della sua formazione: un’educazione meccanica ed ossessionante. Vittorio Emanuele s’irrobustì nel fisico e si abituò alla semplicità ma accentuò il suo carattere arido, pignolo, riservato e diffidente.
Per ordine della madre, che apprezzava la buona musica apprese faticosamente il pianoforte anche se gli piaceva molto di più la tromba cui non credo poté dedicarsi. Il risultato fu un generalmente scarso interesse per la musica con qualche eccezione: apprezzava Liszt e le musiche marziali eseguite da bande militari.
Ebbe anche lui le sue avventure erotiche ma fu molto più prudente e riservato dei suoi avi: subito qualche maligno ne approfittò per parlare di omosessualità. 
Un paio di aneddoti: una sera ricevette un sonoro schiaffone da un’attrice che non gradiva le sue troppo spinte avances; sembra che la contessa Maria Doria D’Angri sia impazzita quando seppe di essere stata abbandonata per motivi dinastici. Quando a Napoli frequentava la Nunziatella, si era fatto un gran parlare delle avventure galanti del giovane principe, che tutte le sere andava a caccia di gonnelle, poi si era diffuso un altro pettegolezzo che pian piano aveva sovvertito il primo e cioè che Vittorio Emanuele fosse impotente.
Vittorio sposò nel 1896 Elena del Montenegro e fu matrimonio d’amore.
Gli fu presentata durante una festa in cui l’unico che non sapeva che era un pretesto per fargli conoscere la futura regina era lui. Appena la vide se ne innamorò e il loro amore durò per tutta la vita. si combina un incontro tra i due in occasione dell’Esposizione Internazionale d’Arte che si teneva a Venezia. Elena sarà accompagnata dalla sorella Anna, la riserva nel caso non fosse sbocciato l’amore con la prima. È il 1895, i due s’incontrano al teatro La Fenice in occasione di una serata di gala e scocca la fatal scintilla, malgrado le critiche della regina Margherita per l’appariscente abito rosa indossato da Elena, che in vista dell’incontro aveva fatto una puntatina a Parigi per rinnovare il guardaroba. Vittorio Emanuele è al settimo cielo, dichiara a tutti la sua felicità di sposare una donna “soltanto per amore, al di là dei disegni di corte”. I due fidanzati s’incontrano di nuovo in Russia, finché Vittorio Emanuela va a chiederla ufficialmente in sposa nel Montenegro e si ferma qualche settimana, ospite del futuro suocero in un palazzetto a lato della “reggia”. Fa vita semplice, andando al mattino a caccia con i notabili del paese o con Danilo, fratello di Elena, rientro per il pranzo e nel pomeriggio passeggiata a cavallo con la promessa sposa, parenti e notabili. Ad onor del vero, ci dicono le cronache, più che andare a caccia il re faceva lunghe passeggiate per i sentieri di montagna e raccoglieva fiori di campo che, raccolti in un fascetto, portava alla promessa sposa. Al momento della partenza per l’Italia, festa di fidanzamento e d’addio per i due giovani. Per la prima volta ballano insieme e, malgrado la disparità di statura (Elena sovrasta Vittorio Emanuele di quasi tutta la testa), il loro Danubio Blu fa esplodere alte grida di giubilo tra i rudi montenegrini presenti, re Nicola in testa che stringe anche la mano al futuro genero. Il finale della festa è una quadriglia, ci dicono le cronache, che i due giovani ballano con il presidente del Consiglio Bozo Petrovich e una signora in costume locale, quando ecco che s’imbrogliano i passi, il principe italiano non è un gran ballerino, e nasce una sorta di parapiglia. Sarà Elena, che ha ventitré anni, a dire che nelle quadriglie nelle quali non si sbaglia niente, ci si annoia. Salì al trono nel 1900 alla morte del padre e regnò 46 anni (solo le regine Vittoria ed Elisabetta II e l’imperatore Francesco Giuseppe e hanno superato questo record).
Vittorio era riservato, non amava le cerimonie e le feste, gli piaceva stare in famiglia, doveva essere anche piuttosto parco: si dice che i suoi pasti fossero a base di gallina bollita e patate. Nella buona società, chi pranzava con avidità o ingordigia, poteva sentirsi chiedere se aveva fatto colazione a corte. Potrebbe essere una delle cattiverie messe in giro dalla moglie cugino, Elena d’Aosta, che coniò il soprannome “Curtatone e Montanara” appioppato alla coppia reale (Vittorio con le gambe corte ed Elena del Montenegro) e che chiamava Elena “ma cousine la bergére” (pastora).
I continui sfottò dei cugini, che avevano un figlio maschio (che Elena d’Aosta chiamava “mon petit roi”), e i molti pettegolezzi e le malignità sulla sua altezza lo amareggiavano al punto da spingerlo a parlare di rinuncia al trono. Alla fine, invece, accettò la corona, anche se controvoglia.
 

A. Stanghellini - Vittorio Emanuele III

A. Stanghellini – Vittorio Emanuele III “Sciaboletta”

Curtatone e Montanara e le nozze coi fichi secchi
Quando dal Savoia sbarcano a Bari sono accompagnati dal padre di lei, dal fratello Mirko e dalla sorella Anna con marito, la folla li accoglie festanti, ma c’è un compito da assolvere: Elena è ortodossa, deve abiurare. La madre di Elena, osservante convinta, non li ha accompagnati per non assistere al peccato dell’abiura. La cerimonia avrà luogo nella cripta della Cattedrale di San Nicola. La futura regina è triste, non si sente molto bene, nell’abiurare guarda in faccia il fidanzato, che non le nega il suo sostegno morale tenendole stretta la mano e prendendola sotto braccio quando l’atto è compiuto. Il 24 ottobre 1896 si sposano, prima la cerimonia civile al Quirinale, poi il matrimonio religioso in Santa Maria degli Angeli. Elena indossa un velo di Burano intessuto di fili d’argento che disegnano migliaia di margherite regalo della suocera, su cui è appoggiato un diadema regalo del suocero. Sono nozze regali ma semplici, che fanno storcere il naso alla nobiltà e ai borghesi, qualcuno malignerà, confrontando questa cerimonia con la più recente del ramo cadetto Aosta, che si sono fatte “nozze coi fichi secchi”.
Per commemorare l’evento fu previsto un francobollo noto come “Nozze di Vittorio Emanuele III” che però non venne mai emesso e del quale esistono a tutt’oggi 100 esemplari in tutto.
Edoardo Scarfoglio, il famoso “Tartarin” (così spesso firmava i suoi fondi), pubblicò uno dei suoi più famosi articoli il 27 settembre del 1896 e lo intitolò, appunto, “Le nozze coi fichi secchi”. Il quotidiano napoletano faceva opinione, aveva tantissimi lettori e incideva sulla politica di quell’Italia e, così, il giornale con quell’articolo venne sequestrato. Il motivo? Scarfoglio ironizzava sulla debolezza della dinastia regnante, i Savoia che, per irrobustire la discendenza, aveva annunciato il matrimonio tra il piccolo futuro re “sciaboletta” Vittorio Emanuele III e la principessa Elena di Montenegro, da celebrare il 24 ottobre successivo. Ebbene, il piccolo Montenegro era famoso allora solo per le coltivazioni dei fichi che venivano seccati. Ecco “le nozze coi fichi secchi”. Sul futuro re, scriveva Scarfoglio: “Di forme e di statura già poco conformi all’ideale fisico che il popolo ha dei Re, le poche volte ch’è apparso in pubblico non ha conquistato certo l’immaginazione degli spettatori…non è il primo uomo destinato a regnare con un fisico poco imponente, ma finora non ha dato segno alcuno neanche di superiorità d’animo o d’intelletto…” E ancora,  infierendo: “In una sua conversazione con d’Annunzio, non gli parlò che delle manovre di cavalleria e degli esami del passaggio a caporale”. “La freddezza con cui è stato accolto l’annuncio di questo matrimonio aumenterà quando gli italiani vedranno la loro futura regina e constateranno coi loro occhi che essa non è la gigantessa rigeneratrice d’un sangue illanguidito, né la beltà fulminatrice che s’è detto”.
Scarfoglio, non contento, aggiunge che la bellezza di Elena è stata enfatizzata, è sì una donna piacente e fresca di gioventù, ma non all’altezza di quanto si era favoleggiato. Poco più che graziosa, dice, non certo un’Elena greca. Anche D’Annunzio, che pure aveva scritto madrigali infiammati per la regina Margherita, a lei dedica una pagina, dove la paragona alla “Vittoria che si dislaccia i sandali”. Elena, mostrando la pagina autografa al marito, fa notare perplessa che è un po’ difficile assomigliare a questa statua, visto che manca della testa!
Nozze ricche, ma non sfarzose. Bisogna tener presente che il papa dell’epoca era piuttosto ostile ai Savoia, secondo lui usurpatori, e aveva concesso una chiesa, non una basilica per il rito religioso. Non solo, era ancora recente la sconfitta di marzo di Adua, perciò non c’erano teste coronate straniere tra gli invitati. Semplicità, grande semplicità anche per il “viaggio di nozze”. Terminati i festeggiamenti, durati un paio di mesi, i due sposi si ritirano a Montecristo dove arrivano a bordo del panfilo Jela. Dai pettegolezzi dell’epoca, apprendiamo che il principe mangia il borsch alla russa e la “castradina” di pecora alla montenegrina preparati in prima persona dalla sua sposa. Roba da far inorridire la nobiltà e il solito giornalista. Non solo, gli sposi alloggiano in un vecchio padiglione in muratura riparato in gran parte dal principe (che si dilettava nel fai-da-te), aiutato dalla novella sposa i veste di garzone di muratore.
Il loro è amore e per quattro anni lo filano a modo loro, vivendo semplicemente e andando a pesca, anche se attorno nascono mormorii: non si annunciano figli. La regina Margherita è in pena, oltretutto non le piace più tanto questa nuora così semplice, “borghese” si potrebbe dire. Tanto lei aveva fatto per i fasti del casato, tanto Elena sembra dedicarsi unicamente al marito, assecondandolo in tutti gli interessi. Lui ama la fotografia? Lei ama la fotografia e fa preparare una camera scura nei loro appartamenti. Lui colleziona monete? Lei colleziona francobolli che raccoglie in splendidi album. Lui non ama la musica? Lei che suonava il violino smette di suonare, ma smette anche di comporre poesie non eccelse, ma di contenuto morale, per non urtare il marito. L’ultima è del 1904, pubblicata in latino nella rivista russa Nedelia con lo pseudonimo “La farfalla azzurra”, ripresa poi dalla rivista berlinese Das Aussere e firmata “Elena, Regina d’Italia”, tradotta infine in italiano e pubblicata dal Corriere della Sera il 17 luglio 1905. Elena apprendeva facilmente le lingue e i dialetti, fa da traduttrice al marito per il russo, il serbo e il greco moderno, tenendogli in ordine l’emeroteca dei giornali stranieri. E impara il dialetto piemontese, anche se in modo non perfetto, giusto quel tanto che basta per capirlo quando il marito si rivolge a lei in piemontese, come ebbe a dire ammirato il suocero Umberto I.
Vittorio Emanuele di Savoia ed Elena di Montenegro

Vittorio Emanuele di Savoia ed Elena di Montenegro

Elena di Savoia e Vittorio Emanuele III in un momento privato

Elena di Savoia e Vittorio Emanuele III in un momento privato

1901, Vittorio Emanuele III ed Elena di Savoia tornano a Racconigi per lunghi soggiorni estivi.

1901, Vittorio Emanuele III ed Elena di Savoia tornano a Racconigi per lunghi soggiorni estivi.

Vittorio Emanuele III e la regina Elena, all'arrivo a Porta Nuova nel 1911, per la visita all'Esposizione Internazionale

Vittorio Emanuele III e la regina Elena, all’arrivo a Porta Nuova nel 1911, per la visita all’Esposizione Internazionale

Una foto ufficiale del 1908, con i figli Jolanda, Giovanna, Mafalda, Umberto manca nella foto l'ultima figlia, Maria, nata nel 1914

Una foto ufficiale del 1908, con i figli Jolanda, Giovanna, Mafalda, Umberto manca nella foto l’ultima figlia, Maria, nata nel 1914

Vittorio Emanuele III e famiglia (1915).

Vittorio Emanuele III e famiglia (1915)

TORINO 1923, VITTORIO EMANUELE III E IL GENERALE DIAZ IN CARROZZA.

TORINO 1923, VITTORIO EMANUELE III E IL GENERALE DIAZ IN CARROZZA.

Sitografia

http://it.wikipedia.org/wiki/Casa_Savoia it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Emanuele_III_di_Savoia http://cronologia.leonardo.it/mondo28u.htm http://www.ilmattino.it/blog/gigi_di_fiore/le_nozze_coi_fichi_secchi_il_re_e_il_mattino_di_scarfoglio/0-46-1863.shtml http://www.arcobaleno.net/personaggi/personaggi-del-segno-del-capricorno/personaggi-della-storia-del-capricorno/elena-di-savoia http://mpgigi.altervista.org/isavoia/vittem3.htm http://www.iltempo.it/cultura-spettacoli/2014/02/13/memorie-private-di-vittorio-emanuele-1.1218690 http://www.raistoria.rai.it/articoli/re-vittorio-emanuele-iii-e-mussolini-i-due-cari-nemici/25167/default.aspx

L’Italia Fascista e Torino Monarchica

Category : MAUturin archive · No Comments · by Apr 16th, 2015

Mussolini in visita a Torino e in Piemonte: 

1923 (visita al Lingotto)

Il documentario sulla visita di Benito Mussolini al Lingotto, pochi mesi dopo l’inaugurazione avvenuta nel 1922. Nelle immagini viene documentato l’intero ciclo di produzione fino alla prova delle automobili sulla pista sul tetto dello stabilimento

http://video.repubblica.it/dossier/lo-scontro-su-pomigliano/torino-visita-di-mussolini-al-lingotto-1923/81261/79651

1931 (I decennale Rivoluzione Fascista)

http://senato.archivioluce.it/senato-luce/scheda/video/IL3000052739/1/Il-Duce-visita-Torino-nel-I-decennale-della-rivoluzione-fascista.html

Stadio Comunale (già Mussolini), Via Filadelfia, Corso Sebastopoli, Corso Quattro Novembre

Stadio Comunale (già Mussolini), Via Filadelfia, Corso Sebastopoli, Corso Quattro Novembre

Mussolini in visita a Torino, fa un bel regalo all' Agnelli in previsione del lancio il prossimo anno della Balilla. Vara una legge straordinaria la quale, impedisce lo smercio di macchine non costruite integralmente in Italia. Lui dice che l'auto sono tra le "attività interessanti la difesa nazionale". Ma è un bel regalo!! Nel dopoguerra i governanti della Nuova Repubblica "liberale e liberista" lo imiteranno.

Mussolini in visita a Torino,
fa un bel regalo all’ Agnelli in previsione
del lancio il prossimo anno della Balilla.
Vara una legge straordinaria la quale, impedisce lo
smercio di macchine non costruite integralmente in Italia.
L’auto è tra
le “attività interessanti la difesa nazionale”.
Nel dopoguerra i governanti della Nuova Repubblica
“liberale e liberista” lo imiteranno.

Maggio 1939 (Visita in Piemonte)

https://www.youtube.com/watch?v=O1WScLqRkgA

http://senato.archivioluce.it/senato-luce/scheda/foto/IL3000000475/12/Mussolini-in-piedi-su-unautomobile-in-transito-lungo-via-Roma-saluta-una-folla-di-ragazze-della-GIL.html

Legioni di ragazzi della G.I.L. schierate in piazza Vittorio Veneto

Legioni di ragazzi della G.I.L. schierate in piazza Vittorio Veneto

L'arrivo di Mussolini in piazza San Carlo a bordo di un'Alfa Romeo cabriolet

L’arrivo di Mussolini in piazza San Carlo a bordo di un’Alfa Romeo cabriolet

L'Alfa Romeo, con a bordo Mussolini, attraversa piazza San Carlo gremita di piccole italiane

L’Alfa Romeo, con a bordo Mussolini, attraversa piazza San Carlo gremita di piccole italiane

Da l’archivio de LA STAMPA

LA STAMPA 1923

LA STAMPA 1923

LA STAMPA 1927

LA STAMPA 1927

LA STAMPA 1933

LA STAMPA 1933

LA STAMPA 1933

LA STAMPA 1933

LA STAMPA 1934

LA STAMPA 1934

LA STAMPA 1936

 

Altri giornali

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Il Regno d’Italia fu il nome assunto dallo stato italiano il 17 marzo 1861 in seguito alle guerre risorgimentali combattute dal Regno di Sardegna, suo predecessore, per conseguire l’unificazione nazionale italiana.[2]

Dal 1861 al 1946 fu una monarchia costituzionale basata sullo Statuto albertino, concesso nel 1848 da Carlo Alberto di Savoia ai suoi sudditi del Regno di Sardegna, prima di abdicare, l’anno successivo. Al vertice dello Stato vi era il Re, il quale riassumeva in sé i tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario seppur esercitati non in maniera assoluta.

Il ventennio fascista o semplicemente ventennio comprende quel periodo storico italiano che va dalla presa del potere del fascismo e di Benito Mussolini, ufficialmente avvenuta il 29 ottobre 1922, sino alla fine del regime fascista, avvenuto formalmente il 25 luglio 1943.

L’indicazione con ventennio fa riferimento alla durata del regime in Italia (1925-1945), delimitato da due date significative: il 1925, anno in cui furono dichiarati illegali tutti i partiti con esclusione del Partito Nazionale Fascista (PNF), e il 1945, che segnò la dissoluzione della Repubblica Sociale Italiana (RSI).

La  guerra civile in Italia include eventi accaduti durante la seconda guerra mondiale, in un periodo compreso tra l’annuncio dell’armistizio di Cassibile (8 settembre 1943) e la resa di Caserta (2 maggio 1945), durante il quale si verificarono combattimenti tra reparti militari della Repubblica Sociale Italiana (RSI), collaborazionisti con le truppe occupanti della Germania nazista, e i partigiani italiani (inquadrati militarmente nel Corpo Volontari della Libertà e in maggioranza politicamente organizzati nel Comitato di Liberazione Nazionale), sostenuti materialmente dagli Alleati, nell’ambito della guerra di liberazione italiana e della campagna d’Italia.

La fuga da Roma del re d’Italia Vittorio Emanuele III e del maresciallo d’Italia Badoglio (genericamente nota anche come fuga di Pescara, fuga di Ortona o fuga di Brindisi), consistette nel precipitoso abbandono della capitale – all’alba del 9 settembre 1943 – alla volta di Brindisi, da parte del sovrano, del capo del Governo e di alcuni esponenti della Real Casa, del governo e dei vertici militari. La fretta con la quale la fuga fu realizzata comportò l’assenza di ogni ordine e disposizione alle truppe e agli apparati dello Stato utile a fronteggiare le conseguenze dell’Armistizio, pregiudicando gravemente l’esistenza stessa di questi nei convulsi eventi bellici delle 72 ore successive. Questo avvenimento segnò una svolta nella storia italiana durante la seconda guerra mondiale.

In seguito a questo evento – che seguì immediatamente l’annuncio, la sera dell’8 settembre, dell’armistizio siglato con gli Alleati il 3 settembre – le forze di terra italiane, abbandonate a loro stesse e senza ordini e piani precisi,[1] non furono in grado di opporre un’efficace e coordinata resistenza all’occupazione nazista dell’Italia, disintegrandosi nel volgere di poche decine di ore e finendo in larga parte preda dei tedeschi, con eccezione delle guarnigioni di Sardegna e Corsica, in Puglia e – almeno per due giorni – alla periferia sud di Roma.

Benito Amilcare Andrea Mussolini (Dovia di Predappio, 29 luglio 1883Giulino di Mezzegra, 28 aprile 1945) è stato un uomo politico, giornalista e dittatore italiano.

Fondatore del Fascismo, fu presidente del Consiglio del Regno d’Italia dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943. Nel gennaio 1925 assunse de facto poteri dittatoriali e dal dicembre dello stesso anno acquisì il titolo di capo del governo primo ministro segretario di Stato. Dopo la guerra d’Etiopia, aggiunse al titolo di Duce quello di “Fondatore dell’Impero”, e divenne Primo Maresciallo dell’Impero il 30 marzo 1938. Fu capo della Repubblica Sociale Italiana dal settembre 1943 al 27 aprile 1945.

Vittorio Emanuele III di Savoia (Vittorio Emanuele Ferdinando Maria Gennaro di Savoia; Napoli, 11 novembre 1869Alessandria d’Egitto, 28 dicembre 1947) fu re d’Italia (dal 1900 al 1946), imperatore d’Etiopia (dal 1936 al 1941), Primo Maresciallo dell’Impero (dal 4 aprile 1938) e re d’Albania (dal 1939 al 1943). Abdicò il 9 maggio 1946 e gli succedette il figlio Umberto II.

Figlio di Umberto I di Savoia e di Margherita di Savoia, ricevette alla nascita il titolo di principe di Napoli, nell’evidente intento di sottolineare l’unità nazionale, raggiunta da poco.

Il suo lungo regno (quarantasei anni) vide, oltre alle due guerre mondiali, l’introduzione del suffragio universale maschile (1912), delle prime importanti forme di protezione sociale, il declino e il crollo dello Stato liberale (1900-1922), la nascita e il crollo dello Stato fascista (1925-1943), la composizione della Questione romana (1929), il raggiungimento dei massimi confini territoriali dell’Italia unita, le maggiori conquiste in ambito coloniale (Libia ed Etiopia). Morì quasi due anni dopo la caduta del Regno d’Italia. Per la sua partecipazione a due guerre mondiali, e la vittoria nella prima fu soprannominato Re soldato e Re vittorioso.

Sitografia

http://it.wikipedia.org/wiki/Regno_d%27Italia_%281861-1946%29

http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell%27Italia_fascista

http://www.treccani.it/enciclopedia/fascismo/

http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_civile_in_Italia_%281943-1945%29

http://it.wikipedia.org/wiki/Fuga_di_Vittorio_Emanuele_III

http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini

http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Emanuele_III_di_Savoia

http://www.mole24.it/2012/06/01/1946-torino-alle-urne-per-scegliere-tra-monarchia-e-repubblica/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/31/torino-revocata-cittadinanza-a-mussolini-lega-protesta-con-bandiera-e-inno-comunisti/933673/

 

 

INAUGURAZIONE LA LIBERTA’ NON E’ UNO SPAZIO LIBERO. VISITE GUIDATE AL RIFUGIO ANTIAEREO ED AL MAU

Category : events, MAUturin archive, News · No Comments · by Apr 15th, 2015

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Programma della giornata venerdì 24 aprile :

ore 16.00 : ingresso torretta grigia Piazza Risorgimento lato via Rosta visita con guida al Rifugio Antiaereo in collaborazione con Museo Diffuso della Resistenza. Costo euro 4,00 prenotazioni numero verde 800329329

Ore 16.45 circa : partenza da torretta grigia Piazza Risorgimento lato via Rosta visita guidata gratuita al Museo d’Arte Urbana ed al Borgo Campidoglio con lo staff del MAU, in collaborazione con Abbonamento Musei Torino Piemonte

Collettiva d’arte:

“La libertà non è uno spazio libero : l’arte ed il Settantesimo Anniversario della Liberazione”
Nell’ambito delle numerose iniziative dedicate dal Museo d’Arte Urbana al sociale si inserisce la
mostra che sarà inaugurata il 24 aprile dalle ore 18.00 presso la sede espositiva di viaRocciamelone 7 c, gestito dalla Associazione HulaHoop Torino/Roma.

Espongono : Angelo Barile, Diego Bonelli, Sarah Bowyer, Giordana Brucato, Alessandro Caligaris, Gianpiero De Gruttola, Gerlanda Di Francia, Antonio Filippini, Madame Dacadent, Richy Mandarino, Max Petrone, Xel

I curatori Edoardo Di Mauro e Togaci hanno dal canto loro selezionato 12 autori, prevalentemente giovani, insieme ad artisti già conosciuti nel mondo dell’arte contemporanea, ai quali hanno affidato il tema di evidenziare, con l’immagine, il simbolo e l’allegoria, il rapporto da loro intrattenuto non tanto con il “mito” della Resistenza, ma con la dimensione della libertà, un bene prezioso che l’Occidente dà per scontato, mentre invece va acquisito ed aggiornato giorno dopo giorno.
La più giovane generazione corre il rischio di vedere nelle celebrazioni, giuste e doverose, della Liberazione una sorta di “messa laica”, in cui ci si accontenta, poche volte all’anno, di esporre le proprie bandiere ed urlare slogan che evocano un senso, spesso illusorio e poco concreto, di appartenenza.
Quanto conta è la consapevolezza di un impegno costante, e stoicamente teso alla rivendicazione di valori che vivono in primo luogo nella dimensione interiore.
I curatori hanno preso a prestito una strofa di una celebre canzone di Giorgio Gaber, intellettuale irrequieto ed anticonformista, che recita “La libertà non è uno spazio libero”, assunto che riassume in pieno lo spirito dell’evento.

Tutta la storia del Novecento è stata caratterizzata dal rapporto tra arte e politica, che, dopo la Rivoluzione Industriale, si sviluppa al di fuori del dominio della ritualità. Gli strumenti di riproducibilità tecnica, come ben comprese Walter Benjamin, allargano enormemente la base fruitiva dell’arte e la collocano decisamente nella sfera della politica. Nella prima metà del secolo, l’epoca in cui nascono totalitarismi di vario colore, l’arte persegue con tenacia la possibilità di condizionare il potere, incanalandone le scelte al fine di costruire una società egualitaria, in cui il momento ludico della creatività sia considerato importante al pari del tempo di lavoro. La tragedia del secondo conflitto mondiale genera, nei primi anni del secondo dopoguerra, una disillusione negli artisti soprattutto relativamente ad un ruolo positivo che la tecnologia può giocare per creare una società estetica. In Italia abbiamo il dibattito, tutto interno alla sinistra post resistenziale, sul ruolo che intellettuali ed artisti possono ricoprire per agevolare un processo di profondo rinnovamento sociale, con la famosa contrapposizione, che durò poco, tra “figurativi “ ed “astratto -formalisti”. La ricostruzione ed il “boom economico”, fin dalla metà degli anni Cinquanta generano nuovo ottimismo e la convinzione, sviluppata dal Situazionismo di Guy Debord, Pinot Gallizio, Asger Jorn e Costant, di come l’arte e gli artisti debbano essere investiti da un ruolo di primo piano in una società in rapida evoluzione, e dell’abbattimento totale di qualsiasi barriera tra arte, vita e politica. Questa “onda lunga” proseguirà fino al Sessantotto ed al Maggio francese, con slogan come “l’immaginazione al potere” , di diretta emanazione situazionista, propagandosi per tutto l’arco del vitalistici, ma anche tragici e contraddittori, anni Settanta. Il decennio successivo, l’ingresso nella dimensione post moderna e l’esaltazione dell’individualismo generano, al netto di qualsiasi valutazione estetica, una rarefazione nei rapporti tra arte e politica, in cui, nei casi peggiori, si rinvengono nuovamente aspetti di cortigianeria e di esaltazione succube ed interessata del potere.
I tempi che viviamo, sotto la sferza del dominio della finanza e della globalizzazione, rivendicano nuove forme di partecipazione, che non si limitino a ricalcare, fuori tempo massimo, parole d’ordine ed atteggiamenti degli anni della contestazione. Il consenso ottenuto dalla street art, che è un’ espressione di libertà, è la prova di come l’arte avverta forte l’esigenza di riscoprire la sua dimensione etica. L’arte può e deve giocare un ruolo importante in questa fase storica. Le giovani generazioni si trovano a vivere nella dimensione di un’eterno presente, privi di punti di riferimento, e facile preda di demagoghi di ogni risma. L’arte può sviluppare in concreto una riflessione importante sulle contraddizioni sociali e sulla necessità di salvaguardare libertà e diritti civili che non si devono dare per acquisti una volta per tutte, ma per i quali è necessario lottare, anche per allargarli alla luce dei nuovi bisogni.

Contributo di Regione Piemonte e Compagnia di San Paolo.
Si ringrazia Barbara Bordon archivista Mau

Vernissage 24 Aprile ore18.00

HulaHoop Gallery – sedeTorino
via Rocciamelone ,7 -presso Mau “Museo Arte Urbana”
Aperto dal Martedì al sabato dalle 15.00 alle 19.00
Ingresso libero

info@museoarteurbana.it
www.museoarteurbana.it

https://www.facebook.com/HulaHoopGalleryTorino

Info : 335 6398351

 

http://blog.contemporarytorinopiemonte.it/?p=21303

https://www.facebook.com/events/1456214701336660/

http://www.museoarteurbana.it/mau-visita-guidata-il-24-aprile-per-i-festeggiamente-della-liberazione-il-25-aprile-2015/

Alternative: Lavoro Creativo. I ragazzi per la riqualificazione dell’area Paracchi

Category : events, MAUturin archive, News · No Comments · by Apr 13th, 2015

monkeys

 

Progetto Alternative: Lavoro Creativo.

Una parte di questo progetto è dedicata alla Street Art e Graffiti-Writing, pertanto è stato strutturato un corso con la finalità di creare un’artwork da realizzare sull’area Paracchi.

http://www.museotorino.it/view/s/daad14a800de43379d18386684d71cbe

La prima fase di workshop pratico, realizzato in 3 giornate, si è conclusa il 04/04/2015 con la partecipazione di 15 tra ragazze e ragazzi tra i 16 e i 19 anni.

Il tema sul quale i ragazzi stanno lavorando è “La visione della città”, ed è stato identificato da loro a seguito di un lungo confronto che è partito dal rapporto tra la città e i giovani.

I Monkeys Evolution prevedono di realizzare l’intervento pratico nei giorni tra il 24 e il 26/04/2015.

http://blog.contemporarytorinopiemonte.it/?p=21261

http://officinebrand.it/offpost/creativita-e-lavoro/

“La Città di Torino, da sempre promotrice di politiche giovanili efficaci ed inclusive, ha ideato il Piano Adolescenti, un insieme di azioni strategiche che rendano operativo l’impegno della Città stessa in progetti ed iniziative dedicate specificatamente agli adolescenti.

Il Piano si articola in 4 aree tematiche di intervento:

  • Le identità e i diritti: L’IO
  • Le relazioni, le nuove tecnologie, la comunicazione e le reti: GLI ALTRI
  • La cultura dell’innovazione e del lavoro: IL FUTURO
  • La sostenibilità: IL MONDO

Come prima azione, è stato realizzato un Concorso di idee per gruppi di adolescenti, con il quale si è chiesto loro di proporre un’idea-progetto riguardante le 4 aree tematiche. Una  Commissione di valutazione ha individuato 48 idee da premiare e, tra quelle, 6 idee progettuali sono state scelte per essere realizzate concretamente con l’accompagnamento di Associazioni attive sul territorio cittadino. Tali progetti sono in corso di attuazione.

Come seconda azione, è stato promosso un Bando per la presentazione di progetti relativi alle 4 aree tematiche a seguito del quale sono stati selezionati 9 progetti, proposti da altrettante Associazioni, che hanno preso il via da circa due mesi.

Tra le vincitrici, l’associazione Monkeys Evolution, in collaborazione con il Museo di Arte Urbana di Torino, l’Associazione TeSSo, l’Associazione Pens@te, l’Associazione Dal Segno alla Scrittura e il Settore Politiche Giovanili del Comune di Torino, credendo nelle potenzialità ancora molto da sviluppare delle professioni artistiche, ha proposto (all’interno del tema “IL FUTURO”) un progetto dal titolo “Alternative: Lavoro Creativo”.

Il progetto propone percorsi formativi nell’ambito delle professioni creative e artistiche, che accompagnino gli adolescenti in un percorso che parte dall’osservazione e dalla conoscenza delle proposte e delle professionalità presenti sul territorio, fino al personale coinvolgimento dell’utenza in esperienze creativo/artistiche.

Il progetto offre quindi delle forti possibilità formative in un campo considerato ancor oggi in Italia come poco percorribile, a causa non solo di una carenza di offerta educativa ma anche di un immaginario del lavoro che ingiustamente rappresenta questi percorsi professionali come aleatori.

Il percorso formativo si struttura su due livelli: una serie di workshop aperti a tutti, che consentano di avere una visione d’insieme delle possibilità offerte dal progetto, e la successiva possibilità di esperienze di stage o tirocinio presso alcune realtà professionali attive nel territorio.

I workshop proposti, e partiti in questi giorni presso il Polo 3.65 di corso Ferrucci 65, sono i seguenti:

  • serigrafia;
  • street-art & graffiti-writing;
  • fotografia;
  • calligrafia;
  • falegnameria.

Gli stage proposti al secondo livello si svolgeranno nelle prossime settimane presso le seguenti attività/partner:

All’interno del percorso sono previsti dei momenti di confronto, orientamento e rielaborazione svolti da un team di psicologi dell’Associazione Pens@te. Al termine del progetto è previsto un evento finale in cui verranno presentati il lavoro svolto e gli elaborati prodotti durante lo stesso.

Il progetto si propone dunque di offrire esperienze formative che vadano ad implementare quelle già proposte dalle scuole, rielaborando creativamente il concetto di “professionalità”, attraverso la possibilità di svolgere esperienze concrete all’interno di realtà professionali creative/artistiche attive nel mercato del lavoro del territorio cittadino.”

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