MAU

Turin Museum of Urban Art



I primi anni del MAU: le 13 opere del 1996

Category : MAUturin archive · No Comments · by Feb 28th, 2015

Tra il 1995 ed il 1996 si tenne la prima fase sperimentale, con la realizzazione di  13 opere secondo i conteggi dell’associazione Comitato Riqualificazione Urbana Borgo Vecchio Campidoglio  sotto la direzione artistica del Prof. Edoardo Di Mauro, inaugurate in due tempi, durante le Feste d’Estate organizzate dal Comitato  nel 1995 e 1996. In realtà le opere furono 11. Gli artisti che parteciparono furono invitati e selezionati dal Prof. Di Mauro, dall’allora Direttore dell’Accademia Albertina di Torino Prof. Carlo Giuliano e dall’artista Giacomo Soffiantino, mentre una consulenza urbanistica venne fornita dalla Prof.ssa Carla Bartolozzi della Facoltà di Architettura di Torino. Alcuni artisti invitati dal Conservatore della GAM di Torino Dott. Riccardo Passoni, rifiutarono la partecipazione in quanto non era previsto un compenso immediato.

I ponteggi furono forniti dalla Ditta Petrone, e i colori da un colorificio locale. Alcuni muratori facenti parte del Comitato collaborarono alla messa in posa delle impalcature. Nonostante quanto riportato da La Stampa, non vi fu mai alcuna forma di autotassazione dei membri del Comitato, nè dei residenti.

Il Comitato, dopo gli esiti della Festa d’Estate 1996, in cui venne comunicato dai settori preposti del Comune di Torino la non disponibilità a sostenere l’iniziativa, abbandonò il progetto, che riprese nella seconda metà del 1998. Gli artisti professionisti di lunga data  (Mercurio, Marucci, Martino, Mandarino e Rivoir) con cui si era concordato un compenso all’epoca, furono retribuiti in parte nel 1999, con l’arrivo di un contributo comunale, ancora gestito dal Comitato, e in parte nel 2004/05, con fondi propri del MAU (il Comitato deve ancora oggi ridare al MAU i 3600 euro che avrebbe dovuto versare nel 1999 agli artisti Martino, Mandarino e Rivoir). Il Prof. Di Mauro non percepì alcun compenso, benchè il Comitato sostenga il contrario.

 la stampa borgo 1994     la stampa mau 1994  la stampa mau giug 1995 festa   la stampa mau 1995    la stampa mau ott 1995   la stampa mau 1996  la stampa borgo 1996

 

 

MERCURIO-”Canto metropolitano” (1995-acrilici su parete cm.350×150)

Via Musinè

mercurio 1995_p1mercurio 1995_p2mercurio

Da restaurare (foto febbraio 2015 archivioMAUto)

mercurio

https://archiviomautorino.wordpress.com/2015/02/24/mercurio-due-mostre-19972008-e-biografia/

 

Elisabetta VIARENGO MINIOTTI- “Bosco” (1995)

Piazza Moncenisio

Murales01  Murales: Progetto di Massima 1995

Da restaurare (foto febbraio 2015 archivioMAUto)

viarengo

http://eviarengominiotti.tripod.com/pastelli_1.html

http://www.eviarengominiotti.com/new.eviarengominiotti.com/home.html

http://www.eviarengominiotti.com/new.eviarengominiotti.com/personali/cerreto.html

 

Daniela PERLO (1995-opera sostituita nel 2008 dal propietario dell’immobile e adottata dal MAU)

Via Musinè

daniela perlo  via musinè ex perlo perlo sost  dan perlo

Daniela Perlo, allieva di Giacomo Soffiantino, giovane pittrice di Pinerolo.  Ha studiato pittura presso l’Accademia Albertina di Belle Arti Di Torino con laurea conseguita nel 1994.

 

Maria Antonietta ONIDA (1995 )

Via Corio

onida 1  onida

http://www.artepervoi.it/ARTISTI/ONIDA%20Maria%20Antonietta/Note%20bio-bibliografiche.pdf

 

Lucia CAPRIOGLIO (1995- orologio funzionante ma lancette rotte da circa 10 anni)

Via Netro

Da sostituire

caprioglio

 

http://www.sensodelsegno.it/Lucia_Caprioglio.html

 

Mario MARUCCI (1996)

Via Musinè

mario marucci   marucci mario marucci2

Mario Marucci, nato a Lucera (FG) nel 1947, si afferma come pittore alla fine degli anni 1980 collaborando con le galleria d’arte Guido Carbone e VSV e con lo studio Corrado Levi di Milano. Mescola elementi pop con la tradizione metafisica della pittura italiana. Attualmente vive a Torino.

 

Andrea MANDARINO (1996)

Via Musinè

mandarino

Da sostituire

mandarino andrea mandarino

 

Pittore che vive e lavora a Torino, emerso alla fine degli anni 1980 con l’ondata della “pittura mediale”. Ha collaborato con le galleria di Guido Carbone e Paolo Tonin.

 

Livio TARICCO (1995)

Via Corio

Da sostituire

taricco2

Allievo dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino

 

Alessandro RIVOIR (1995  Pavone-rest. compl. 2005 e 1996 Drago)

Via Locana

rivoir pavone via Locana rivoir drago

Artista ed illustratore italo-svizzero, vive e lavora a Torino. Ha esordito nei primi anni 1990 con la galleria di Alberto Peola.

 

Stefano MARTINO (1995-rest. 2010)

Via Nicola Fabrizi

martino

Da sostituire (foto febbraio 2015 archivioMAUto)

martino tag

Pittore ed installatore torinese, esordisce a metà degli anni 1990 colla galleria VSV di Torino.

FlashMob Art

Category : events, MAUturin archive, News · (2) Comments · by Feb 12th, 2015

flashmob_art

flashmob modulo adesione

FlashMob Art di e con Angelo Barile Con direzione artistica curatoriale di Togaci Patrocinato dal MAU Museo Arte Urbana Torino & HulaHoop Gallery Torino-Roma

L’arte è una menzogna che ci fa comprendere la verità. (Pablo Picasso)

Partecipanti :

Artisti che abbiano voglia di “esporsi” nel loro momento creativo

Location :

Qualsiasi attività commerciale con vetrina (Panetteria,verduriere ,macelleria,colorifici ,libreria,ecc.)

Durata : Una giornata intera dalle ore 00:00 alle 24:00

L’importante venga rispettato il giorno e la fascia oraria

Finalità :

Sensibilizzare il fruitore che non è abituato ad interagire con l’arte ,divulgare e prendere coscienza che l’arte può diventare un grosso motore di forte comunicazione e divulgazione sociale . L’arte diviene quindi un propulsore necessario di interazione e di dialogo. Far comprendere la propria arte in un unico giorno, in luoghi che non siano precisamente solo dediti alla divulgazione dell’arte. Nessuno di noi potrebbe immaginarsi un mondo senza arte, eppure alla semplice domanda a cosa serve l’arte molti di noi rimangono senza argomenti. Se si riuscisse a definire quali funzioni l’arte ha compiuto e compie in seno alla società sarebbe più chiaro il ruolo dell’artista all’interno di una collettività. si propone FlashMob Art nuove strade da seguire non ancora sufficientemente indagate che possono riportare l’arte al centro dell’umanità.

Regole:

Per facilitare lo svolgimento del progetto, gli artisti dovranno occuparsi di trovare lo spazio commerciale idoneo con vetrina disposto ad ospitarlo nella giornata dell’evento. Si ricorda che per tenere fede al progetto ( che deriva dai vari flash mob ) l’evento dovrà avvenire nello stesso giorno che stabilirà l’organizzazione.

Gli artisti oltre che lavorare dal vivo in vetrina, dovranno inviare testimonianza in tempo reale la documentazione online con foto e video sulla pagina dell’evento di facebook flashmob_art.

L’organizzazione del Flashmob _ art  pubblicizzerà su tutti canali on line e giornali d’arte per dare maggiore risonanza .

Tutte le adesioni dovranno pervenire entro e non oltre il 1 /03/2015.

L’evento si terrà il 7 marzo 2015.

Per info: mail : flashmob_art@yahoo.it

Per l’adesione scaricare nel sito MAU Museo Arte Urbana Torino il .pdf

http://www.museoarteurbana.it/flashmob-art/

http://blog.contemporarytorinopiemonte.it/?p=20967

Artisti in Vetrina con Angelo Barile e Michela Ghio

Category : Artists, events, MAUturin archive, News · No Comments · by Jan 16th, 2015

artisti in vetrina

 

Per molti artisti romani, l’HulaHoop è quasi una seconda casa: uno spazio di innovazione e dialogo, dove diversi linguaggi, dalla pittura alla letteratura, si confrontano e si arricchiscono. Un incubatore d’avanguardie, in cui non solo si ricerca il Nuovo, ma lo si avvicina all’Uomo Comune, rendendolo bussola per il Quotidiano. Un’esperienza fruttuosa, che, in queste settimane, sta andando oltre Roma, città contraddittoria, in cui grandi idee vivono fianco a fianco a un’immensa miopi spirituale. La curatrice Togaci ha infatti deciso di replicare a Torino, che vuoi o non vuoi è una delle patrie dell’Arte Contemporanea italiana, tale esperienza, aprendo l’HulaHoop Gallery Torino-Roma, basata sulla stessa visione del mondo del gemello romano.
E come prima iniziativa, propone il progetto Artisti in Vetrina che ha l’obiettivo di valorizzare gli artisti che vogliano far conoscere la propria opera al pubblico, inteso non come l’insieme autoreferente dei presunti addetti ai lavori e dei pochi collezionisti, ma la totalità delle persone che, come sonnambuli, sopravvivono, senza comprendere quanto l’Arte e la Cultura siano importanti per loro. Un progetto che non impone all’artista nessun vincolo, nessun prezzo per esporre, dandogli la possibile di esprimere il suo intrinseco bisogno di comunicare, di affacciarsi sulla strada quotidiana del vivere collettivo.
I primi due artisti che il 23 gennaio daranno la loro partecipazione all’evento sono gli artisti Angelo Barile (pittore) e Michela Ghio (Fotografa )
Due vetrine e due artisti che allestiranno una mini personale ed entrambi lavoreranno dal vivo . Inaugurazione della bi personale sarà il 23 gennaio ore 19 preso Hulahoop gallery Torino-Roma di via Rocciamelone ,7 sede del MAU Museo d’Arte Urbana di Torino
Angelo Barile donerà al pubblico la maestranza del suo dipingere live e la fotografa Michela Ghio realizzerà un set fotografico dal gusto del tutto personale come le sue foto, invitandovi ad farvi fotografare per realizzare un progetto d’arte più ampio.
L’evento durerà per tutta la settimana dal 23 gennaio al 30 gennaio 2015.
Gli artisti saranno presenti in galleria dalle ore 13.00 alle 19.00

Angelo Barile
angelo@angelobarile.it
http://angelobarile.it/

Nato a Torino 1960 Studi ingegneria aeronautica, attività nel campo del fumetto con la striscia “AmArsi A Morsi”.
Passaggio alla pittura ed installazione nel corso degli anni, come tema conduttore il mondo infantile e le sue problematiche nei confronti dell’universo adulto che gli dà la possibilità di essere invitato alla Biennale di Venezia, fino ad arrivare all’indagine attuale del mondo interiore che ognuno di noi ha dentro sopito.
Partecipa a “Stay Foolish” collettiva internazionale curata dalla galleria Dorothy Circus a Rivoli Alcune delle sue opere sono state acquistate dal museo arte contemporanee di Parma, Museo Arte Urbana Torino, Museo Atzak Montparnasse Parigi, museo Diocesano Ancona.

Michela Ghio
www.michelaghio.com
Michela Ghio nasce nel 1980 a Torino, dove attualmente vive e lavora.
Frequenta il liceo artistico e successivamente un corso di specializzazione in grafica per il web.
Dal 2001 inizia a lavorare come graphic designer, prima presso diversi studi e oggi come libera professionista.
Nel 2007 approfondisce i suoi interessi nel campo artistico lavorando anche come interior designer, ambiente nel quale attualmente svolge piccole collaborazioni occasionali.
Alla continua ricerca di nuovi stimoli e contaminazioni, a partire dal 2009 comincia a sperimentare un suo modo per comunicare anche tramite la fotografia, in un primo momento come autodidatta, poi seguendo un breve corso e infine affiancando come assistente alcuni fotografi professionisti.
Dopo aver percorso parecchie strade, esplorando diversi territori di espressione, inizia ad esporre in alcune mostre collettive, ma è solo nel settembre del 2014 che si esibisce nella sua prima personale, presentando il progetto Self[à]part, oggi riproposto qui grazie al progetto “Artisti in Vetrina”.
Per il suo futuro ha come unico obiettivo di mantenere costante la curiosità che da sempre le ha permesso di vivere con entusiasmo.

Self[à]part

Self[à]part nasce nel 2009 come percorso narrativo e raccolta di frammenti, senza l’ambizione di essere un progetto e si sviluppa negli anni in maniera del tutto spontanea.
Solo nel corso del tempo quegli istanti di vita, messi uno in fila all’altro, danno vita ad un progetto vero e proprio.
Decido quindi di abbandonare del tutto l’idea dell’autoritratto fine a se stesso ed inizio a creare degli scatti che possano mettere in luce chi sono e ciò che vivo, ma soprattutto come e che cosa penso.
Scopro che il linguaggio che meglio mi rappresenta è quello della provocazione e dell’ironia e cerco di raccontarmi agli altri attraverso questi due aspetti.
Gioco con un corpo che solo in età adulta ho imparato a conoscere e gestire, non per volontà di esibizionismo, ma per comunicare un’idea attraverso la mia femminilità, senza pudore né vergogna.
La parte per il tutto.

23 /01/2015
Artisti in Vetrina con Angelo Barile e Michela Ghio
vernissage ore 19.00
MAU Museo d’Arte Urbana di Torino
L’Associazione HulaHoop Torino- Roma
via Rocciamelone ,7 Torino
orari chiuso la Domenica lunedì al sabato 13:00 alle 20:00
Info : 335 6398351-320 3542037
info@museoarteurbana.it
www.museoarteurbana.it
http://togaciarte.wix.com/togaciarte

http://blog.contemporarytorinopiemonte.it/?p=20802

https://www.facebook.com/events/893974360634500/

Personale di Flavio Parente “Sublimazioni” _ “INANIMA” _ “Le Regioni dell’Anima”

Category : Artists, events, MAUturin archive, News · No Comments · by Jan 14th, 2015

inanima

Serata di presentazione della nuova collaborazione tra MAU Museo d’Arte Urbana di Torino e l’Associazione HulaHoop Torino/Roma

Venerdì 6 febbraio 2015, dalle 19.00 alle 00.00 in via Rocciamelone 7 c a Torino, presso la sede del Museo d’Arte Urbana, serata multidisciplinare che sancisce la nuova collaborazione tra il MAU e l’Associazione HulaHoop Torino/Roma

Il Museo d’Arte Urbana, dopo la collaborazione con la galleria Pow di Alessandro Icardi, inizia una nuova collaborazione con l’Associazione HulaHoop Torino/Roma, all’insegna della comunanza progettuale, della multidisciplinarietà e dell’apertura verso il territorio e la città.
L’Associazione HulaHoop, e relativo progetto, nascono a Roma nel 2009 dallo spirito spontaneo e appassionato di Gerlanda Di Francia, pittrice, Elisabetta Trova, filosofa, Togaci, critica e curatrice artistica, e Ottavia Starace, architetto.
L’HulaHoop è il nome comune di un gioco di forma circolare, privo quindi di gerarchie, che gira intorno alla vita, quando riesce. Un gioco che può passare da semplice a complesso, da divertente a spettacolare. L’HulaHoop è un movimento che si compie intorno all’arte, in tutte le sue forme espressive. Arte visiva, teatro, concerti, cabaret, mostre, costituiscono l’offerta culturale ampia ed articolata di HulaHoop che, tramite la collaborazione con il Museo d’Arte Urbana, troverà in Torino un nuovo e stimolante palcoscenico.

Programma della serata :

Personale di Flavio Parente

“Sublimazioni” _ “INANIMA” _ “Le Regioni dell’Anima”

a cura di Togaci ed Edoardo Di Mauro

Apertura della serata a cura della danzatrice e performer Noemi Valente, crotonese e torinese d’adozione.
Noemi Valente ha la capacità di filtrare l’aspetto individuale per farne un tema universale.

A seguire le “Let’s Combo” (Torino)
Elisa Aragno al flauto e la selezione musicale della dj Beatrice Tarantino creeranno un tappeto musicale trovando ispirazione nei video frattali di Flavio Parente.
Il risultato è un vivace e trascinante dialogo tra dj e flautista, all’insegna della libera improvvisazione di suggestioni sonore.

Per finire Michele Papa, musicista romano e scrittore, presenterà il progetto musicale “Lande” e il suo libro, raccolta di poesie, “Ottantotto dita meccaniche”, edito da Ensemble. L’attrice Matilde Vigna, di Rovigo e torinese d’adozione, leggerà alcuni brani più significativi.

MAU Museo d’Arte Urbana di Torino
L’Associazione HulaHoop Torino- Roma
via Rocciamelone ,7 Torino
orari chiuso il lunedì
martedì al sabato 13:00 alle 20:00

Info : 335 6398351-320 3542037
info@museoarteurbana.it
www.museoarteurbana.it
http://togaciarte.wix.com/togaciarte

Grafica :Chiara Luzi
http://chiaraluz.blogspot.com/
http://chiaralu2.tumblr.com/
http://imnothere-lu.tumblr.com/

Ufficio stampa :Galleryhulahoop
galleryhulahoop@gmail.com

Testo:

Il concetto e la pratica della rappresentazione artistica intesa come mimesi naturalistica ed il conseguente predominio della pittura entrano in crisi proprio dall’avvento della fotografia nella prima metà dell’ 800, estrema e conclusiva propaggine della modernità. Inizia da allora, e prosegue lungo il crinale novecentesco, quello che alcuni teorici definirono un vero e proprio “combattimento per un’immagine”, una tenzone tesa a stabilire il dominio sulla riproduzione del reale, con gli Impressionisti primi a scendere massicciamente in campo pronti a sfidare la tecnica fotografica nell’impari cimento della rappresentazione naturalistica. In realtà si tratta di un combattimento privo di senso e teso, semmai, a raggiungere un pareggio, una sostanziale pacificazione, come appare evidente analizzando le vicende storiche del Novecento, i cui effetti si prolungano ad occupare anche la prima parte di questo nuovo millennio. Come sostenuto da uno dei più preparati storici italiani della fotografia, Claudio Marra, con una tesi che mi sento di condividere, in realtà solo in parte la fotografia è stata un prolungamento della pittura con altri mezzi, più semplici ed immediati, al punto, in certi casi, da non richiedere neppure una particolare preparazione e professionalità nell’uso dello strumento, adoperato come una vera e propria protesi. In realtà la fotografia è dotata di uno statuto linguistico proprio e di un diverso livello referenziale nella rappresentazione della realtà, tali da apparentarla, semmai, alle modalità “extra – artistiche” introdotte nella teoria delle avanguardie storiche e portate a piena diffusione tra gli anni ’50 e ‘ 70 del secolo scorso, con la fuoriuscita dell’arte dal tradizionale alveo bidimensionale tipico della pittura per procedere verso una volontà di contaminazione con l’ambiente esterno inteso come piena omologia con il mondo, nel perseguimento di una esperienza estetica, quindi polisensoriale, totalizzante. Non che la pittura si sia arresa, tutt’altro. Ritornata prepotentemente sulla scena nella seconda metà degli anni ’70, dopo che il Concettuale l’aveva bandita come pratica manuale, quindi non totalmente asservita ad una dimensione noetica tipica dell’ala più radicale di quello stile, essa ha saputo rinnovarsi stante la sua innata capacità di metabolizzare, con procedimento metamorfico, tutto quanto proviene dall’esterno, interpretandolo con l’ atteggiamento tipico della dimensione simbolica ed allegorica, mediano tra pulsione interiore e distacco concettuale. La fotografia, nell’ultimo trentennio, si è avvalsa della disinibizione formale cifra stilistica del postmoderno per riversarsi massiccia nel panorama eclettico della contemporaneità privilegiando la funzione piuttosto che l’oggetto e diventando, negli anni ’80 ma ancora di più nel decennio successivo, la dimensione narrativa maggioritaria, in compagnia di quello che è stato il suo primo derivato tecnologico, il video. L’atteggiamento si è manifestato nella duplice accezione di una partecipazione “fredda”, tendente a privilegiare una classificazione impersonale ed asettica dell’esistente e della banalità quotidiana, ed un’altra dimensione “calda”, “psicologica”, in cui gli artisti hanno adoperato il mezzo come estensione del proprio io, per calarsi nel reale con atteggiamento di empatica partecipazione. Flavio Parente adopera il linguaggio della fotografia e, più in esteso, quello della tecnologia, per sfruttarne appieno le potenzialità di allargamento delle facoltà sensoriali, in una accezione autenticamente “estetica”, in pieno rispetto dell’etimologia del termine. La sua eclettica ed irrequieta ricerca sulle nuove frontiere dell’immagine lo porta a spaziare dalla fotografia, alla videoarte, alla regia cinematografica e documentaristica, dove l’esigenza di sperimentare si coniuga all’ impegno sociale.I suoi scatti fotografici non si manifestano come casuali e puramente documentari, ma testimoniano un’accuratezza formale mai fine a se stessa, frutto dell’importanza che l’artista dà ad un effetto finale che vuole essere il più preciso possibile. Quindi Parente coniuga una attenzione evidente ai temi del disagio individuale e collettivo, all’eclissi del sacro nella nostra dimensione sociale, con una resa estetica estremamente rigorosa ed appagante. Nei vari filoni di indagine visiva perseguiti dall’artista negli ultimi anni figurano volti umani resi con rara efficacia espressionista e senso della reatralità, adoperando i toni sfumati ed evocativi del bianco e nero ed una tecnica che si collega alla lezione delle avanguardie storiche, in particolare il fotodinamismo di Bragaglia. Una linea di ricerca recente vede Parente intento a scandagliare paesaggi, persone ed immagini, per dare conto ed evidenza della presenza della dimensione visiva del frattale. Il frattale è, in sintesi, un oggetto geometrico che si replica nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, presente in natura. Questa evidenza viene indagata da Parente, ad esempio con immagini subacquee di rara suggestione, dove la figura umana, insieme all’oggetto, assume pose di ineccepibile regolarità geometrica. Di grande interesse anche l’ultima serie di opere. L’artista gira per chiese e musei di Roma, sua città di residenza, alla ricerca dei significati e dei simboli riposti tra le pieghe talvolta ermetiche dei grandi capolavori del passato, in particolar modo di quei dipinti e sculture del Cinque e Seicento dove gli artisti, per aggirare le imposizioni della Controriforma, insinuavano tra i meandri della composizione tracce di un ispirazione che non poteva manifestarsi in maniera diretta, ma doveva celarsi dietro nascoste allegorie, che la tecnologia contemporanea, così abilmente adoperata da Parente, è in grado di svelare ai nostri occhi, donandoci un’autentico reincanto dell’immagine.

Edoardo Di Mauro, gennaio 2015.

http://blog.contemporarytorinopiemonte.it/?p=20794

ARTISTI IN VETRINA

Category : events, MAUturin archive, News · No Comments · by Jan 13th, 2015

HulaHoop-e-MAU

 

HulaHoop (Art Gallery  Torino | Roma) & MAU (Museo d’Arte Urbana Torino)
Sono lieti di presentare:

ARTISTI IN VETRINA:

Artisti in Vetrina è un progetto che nasce per la proposta e la valorizzazione di artisti che vogliano far conoscere la propria opera al pubblico. Nessun vincolo, nessun prezzo per esporre, solo il desiderio di far arrivare i propri lavori a chi non necessariamente frequenta gallerie d’arte.

E’ intrinseco nell’artista il bisogno di comunicare, di affacciarsi sulla strada quotidiana del vivere collettivo.
Ed è su questa strada che oggi si può affacciare, magari per offrirci in modo discreto l’occasione di prenderci una pausa nel frenetico correre di ogni giorno.

Nella prestigiosa sede del MAU – MUSEO D’ARTE URBANA di Torino (via Rocciamelone 7), Hulahoop Gallery allestirà di volta in volta due vetrine per due artisti di discipline diverse che esporranno i loro lavori e opereranno dal vivo per rivelare le proprie tecniche e il proprio mondo.

Le esibizioni andranno avanti a cadenza settimanale, fino alla collettiva di fine stagione.

Per candidarsi, inviare a galleryhulahoop@gmail.com una breve biografia e le foto di alcuni dei lavori che più vi rappresentano.
Per motivi organizzativi avranno la precedenza gli artisti residenti nel comune di Torino.

http://officinebrand.it/offpost/hulahoop-e-mau-presentano-artisti-in-vetrina/

http://blog.contemporarytorinopiemonte.it/?p=20784

https://www.facebook.com/events/1521746741429214/?ref=22&pnref=story

Pietre di inciampo: Corrado Lolli

Category : MAUturin archive, News · No Comments · by Jan 8th, 2015

Sabato 10 gennaio 2015 ore 20.30 in Corso Tassoni 33 posa della “Pietra di inciampo” di Corrado Lolli

http://www.anpitorino.it/eventi/locandinaWEB_PietreComune.pdf

 

207-385-Lolli Corrado 30.06.1895

Corrado Lolli, figlio di Camillo Lolli e Bice Jona è nato in Italia a Torino il 30 luglio 1895.
Arrestato a Torino (Torino). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz.
Non è sopravvissuto alla Shoah.

Abita in corso Tassoni 25 e poi in corso Altacomba 33
Il Lolli scrive al federale:”Duce, in seguito alle deliberazioni del Gran Consiglio io ebreo [razza ariana] mi pregio dare le dimissioni dal partito, dicendo però che quando entrai nel fascismo lo feci per pura fede e nonostante tutti i decreti io sono [sottolineato nel testo, ndr] italiano e queste fedi nessuno [sottolineato nel testo, ndr] mi toglie. Con osservanza. f.to Corrado Lolli. Vi prego Federale trasmettere al Duce”
Nel 1935 possiede il telefono

LOLLI CORRADO, nato a Torino il 30.07.1895, figlio di Camillo e Jona Dice. Ultima residenza nota: Torino. Arrestato a Torino il 06.06.1944 da tedeschi. Detenuto a Torino carcere, Milano carcere. Deportato da Verona il 02.08.1944 ad Auschwitz. Ucciso all’arrivo ad Auschwitz il 06.08.1944. Convoglio 14

25

http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_sterminio_di_Birkenau

http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Auschwitz

 

http://rottasutorino.blogspot.it/2015/01/le-pietre-dinciampo-torino-il-programma.html

http://www.nomidellashoah.it/1scheda.asp?nome=Corrado&cognome=Lolli&id=4866#

http://www.dalrifugioallinganno.it/luoghi_memoria/lettera_l.htm

http://archiviodistatotorino.beniculturali.it/work/pnf_detl.php?pag=9&rec=84516

Lolli Corrado Salomone – Fascicolo n. 21244

Info anagrafiche

Titolare:   Lolli Corrado Salomone
Nato a:   Torino
Provincia di   Torino
Data di nascita:   30 giugno 1895

Sesso:   m
Padre:   Camillo Lolli
Madre:   Bice Jona

Lavori/Professioni

Professione:   professore
Datore di lavoro:   disoccupato
Data:   1932
Professione:   professore
Datore di lavoro:   istituto magistrale di Parenzo
Data:   m
Professione:   professore
Datore di lavoro:   m
Data:   1935

Gruppi

Fascio di:   Torino
Gruppo:   Pini (anno: 1932 – 1934)
Gruppo:   Pini (anno: 1935)

Iscrizioni/espulsioni

Data prima iscrizione:   1932
Anzianita’ convenzionale:   29 ottobre 1932
Data iscrizione a Torino:   1932

Garanti e note varie

Ferruccio Botta
Eugenio Canepa
Abita in corso Tassoni 25 e poi in corso Altacomba 33
Il Lolli scrive al federale:”Duce, in seguito alle deliberazioni del Gran Consiglio io ebreo [razza ariana] mi pregio dare le dimissioni dal partito, dicendo però che quando entrai nel fascismo lo feci per pura fede e nonostante tutti i decreti io sono [sottolineato nel testo, ndr] italiano e queste fedi nessuno [sottolineato nel testo, ndr] mi toglie. Con osservanza. f.to Corrado Lolli. Vi prego Federale trasmettere al Duce”
Nel 1935 possiede il telefono

Morte dell’orologiaio Aldo MoreJ in Via Cibrario il 23 dicembre 1943

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

il fascista aldo morej 1943   morej 28 dic 1943

 

Da “I vinti non dimenticano” di Giampaolo Pansa:

“Il 23 dicembre fu ucciso nel suo negozio di Via Cibrario l’orologiaio Aldo Morej, 42 anni, ritenuto a torto un amico personale di Mussolini. A sparargli fu il nuovo capo dei GAP torinesi: Giovanni Pesce, 25 anni, che aveva preso il posto di Garemi. La sera del 23 dicembre, verso le sette,  Pesce entrò nel negozio di Morej armato di due rivoltelle. Gli sparò tre colpi alla schiena e il quarto alla tempia. Poi se ne andò in bicicletta come era attivato. Non ci fu nessuna rappresaglia. Una parte dei fascisti la pretendeva. Ma dissero di no, tanto al capo della Provincia, Paolo Zerbino,  che il federale torinese, Giuseppe Solaro.”

 

Giuseppe_Solaro_rsi Solaro1

Giuseppe Solaro

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Solaro

http://www.torinoinguerra.it/1943-to.asp

http://www.uonna.it/la-milizia-di-mussolimi.htm

http://spazioinwind.libero.it/littorio/home-i.htm

http://spazioinwind.libero.it/littorio/squa/fsqua02.jpg

Squadrista torinese in una foto da studio.
(collezione Roberto Amadori)

Giovanni Pesce

Con i GAP a Torino e Milano

Nel capoluogo piemontese svolse, con il nome di battaglia “Ivaldi”, numerose azioni di sabotaggio contro l’occupante nazista e uccise diversi esponenti del regime fascista collaborazionista, dimostrando tenacia e capacità nella dura e spietata guerriglia urbana solitaria condotta dai gappisti. Pesce ha raccontato nelle sue memorie il suo primo attentato mortale diretto contro il maresciallo della Milizia e amico personale di Benito Mussolini Aldo Morej: egli ammette la sua indecisione nel primo tentativo; nella seconda occasione egli invece dimostrò grande determinazione. Il 23 dicembre 1943, arrivato in bicicletta insieme ad un compagno di copertura, entrò nel suo negozio da orologiaio dove Morej serviva i clienti e lo uccise freddamente alle spalle, riuscendo poi a sfuggire senza difficoltà.

Da “Giovanni Pesce “Visone”, un comunista che ha fatto l’Italia” di F. Giannantoni e I. Paolucci

“.. mi fecero sapere che sarebbe stato necessario eliminare Aldo Morej, un fascista sulla quarantina, molto noto in città, conoscente di Mussolini, propietario di una orologeria in Via Fabio Filzi. Andava colpito nel suo negozio. Feci un primo sopralluogo, poi un altro e un altro ancora..  non si sarebbe trattato di un’impresa facileperchè il commerciante per la natura del suo lavoro era spesso in compagnia di altre persone, clienti, amici, soprattutto donne. Sparare in quelle condizioni era particolarmente arduo nè ci sarebbe stata la certezza di centrare il bersaglio. Un altro probleam non secondario era costituito dalla via di fuga molto rischiosa fra il pubblico in quella zona della città sempre numeroso.. Arrivai su posto alle 18.30. Antonio era appostato in un angolo della strada con la sua bicicletta che sarebbe servita per portarmi al sicuro, una volta avessi sparato all’obbiettivo. La gente si era infittita, i tram passavano a tempi regolari, gruppi di operai uscivano dalle fabbriche vicine.. Non potevo agire in quelle condizioni ..  Preferii rinunciare.. Avvisai Antonio e ritornai in Via Brunette (Via Brunetta al civico 3, tra Via Bardonecchia e Via Frejus).. Nel tardo pomeriggio del giorno successivo, ritornai sul posto, vidi il fascista nel suo negozio, entrai deciso, feci fuoco quattro volte, fuggii in bicicletta senza nessun problema colla folla terrorizzata che se la dava a gambe in ogni direzione..”

 

http://www.museodeltram.it/torino/linee/img/mappa1914nord.jpg

http://www.museodeltram.it/torino/linee/img/mappa1914sud.jpg

 

Da “Mino Bartoli, comandante partigiano che canta fuori dal coro”- Comune di Palazzago

Gli ultimi giorni del dicembre 1943 videro tornare all’attacco il G.A.P. (Gruppo di Azione
Partigiana) di Torino, che era stato decapitato all’indomani dell’uccisione del
maggiore Domenico Giardina (ucciso su ordine del PCI dal 22enne Ateo Garemi
e dal suo complice Dario Cagno alle h. 8,30 del 22 Settembre 1943). Il
compito di riprendere la guerriglia cittadina venne affi dato a un ex miliziano
delle brigate internazionali, Giovanni Pesce. Il primo obiettivo che gli venne
assegnato fu l’uccisione del fascista Aldo Morej, molto noto a Torino e amico
personale di Mussolini. L’azione venne fi ssata per il 23 dicembre. Ecco come
la rievoca lo stesso Pesce: “Sono le 18.45 del 23 dicembre. Il maresciallo fascista
(Aldo Morej) è proprietario di un negozio che dà sulla strada; io lo vedo
attraverso la vetrina. Sta accendendo una sigaretta. Non parlo, estraggo con
mossa rapida e decisa la pistola dalla tasca, gliela punto contro e sparo quattro
colpi a bruciapelo. Il maresciallo cade; io mi ritrovo sulla strada, il tram è
fermo lì, davanti al negozio. La gente non si rende conto di ciò che è accaduto,
ma ha sentito chiaramente i colpi di rivoltella. Salto sulla bicicletta che è ad
attendermi, sono subito lontano e, percorrendo strade diverse, di nuovo a
casa. Cominciò così la mia attività di gappista. Questa prima azione fu per me
di grande importanza. Compresi che la lotta gappista non richiedeva soltanto
audacia e valore, ma anche e soprattutto una preparazione accurata dei minimi
particolari e del modo di condurre l’azione.

http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Pesce

http://anpimilano.com/2012/07/25/giovanni-pesce-una-vita-senza-tregua/

http://sroedner.over-blog.it/article-intervista-al-comandante-partigiano-giovanni-pesce-112059537.html

http://www.bertapiero.it/garibaldi/il%201943.htm

https://solleviamoci.wordpress.com/2007/07/27/e-morto-giovanni-pesce-il-gappista-visone/

http://www.bibliotecamarxista.org/autori/pesce%20giovanni.htm

Motivazione della Medaglia d’oro al Valor Militare conferitagli

Partigiano combattente. Valoroso combattente garibaldino, lottò strenuamente in Spagna per la causa della Libertà e della democrazia riportando gravi ferite.
Il movimento di ribellione alla tirannide nazifascista lo trovò ancora, ardito e indomabile partigiano, al suo posto di lotta e di onore.
Tra innumerevoli rischi alla testa dei suoi valorosi G.A.P. organizzava e conduceva audacissime azioni armate, facendo sempre rifulgere il valore personale e l’epica virtù dell’italica gente. Ferito a una gamba in un’audace e rischiosa impresa contro la radio trasmittente di Torino fortemente guardata da reparti tedeschi e fascisti, riusciva miracolosamente a sfuggire alla cattura portando in salvo un compagno gravemente ferito e dal martirio della carne straziata e dal sacrificio dei molti compagni caduti, seppe trarre una nuova maggiore forza combattiva, mantenendo fiera ed intatta la fede giurata. In pieno giorno nel cuore delle città di Torino affrontava da solo due ufficiali tedeschi e dopo averli abbattuti a colpi di pistola, ne uccideva altri due accorsi in aiuto dei primi e sopraffatto e caduto a terra fronteggiava coraggiosamente un gruppo di nazifascisti che apriva intenso fuoco contro di lui, riuscendo a porsi in salvo incolume. I suoi numerosi sabotaggi, gli arditi e decisi attacchi alle caserme ed ai comandi nemici furono sempre fulgidi di gloria per il movimento di rinascita nazionale e per l’Italia tutta. Noncurante della fatica e dei disagi, inaccessibile allo scoraggiamento, infondeva sempre ardore ed entusiasmo in quanti lo seguirono nella dura e radiosa via della libertà.
Organizzatore eccezionale ed eroico combattente, dotato di irresistibile leggendario coraggio conquistò con il suo valore un luminoso primato alla gloria delle formazioni garibaldine ed alla storia immortale della Patria.

http://cavallottiprc.altervista.org/gpesce.htm

http://www.sitocomunista.it/pci/documenti/gap.html

http://62.149.226.72/rifondazionepescara/?p=2260

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Giovanni Pesce  e Nori Brambilla Pesce (morta 6 Novembre 2011)

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http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=2061&lang=it

comandantevisone

 

[1977]
Testo di Dario Fo
Da “Vorrei morire stasera se dovessi pensare che non è servito a niente”

La G.A.P. quand’è che arriva
non manda lettere né bigliettini
e non bussa alla porta
sei già persona morta
che il popolo ti ha condannato.

L’ingegner della Caproni
il 2 gennaio arriva in tassì
arriva con due della Muti
sue guardie personali
e noi lo si va a giustiziare.

Quel traditor d’accordo con i tedeschi stava
a smantellar la fabbrica, le macchine spediva
tutte in Germania dai Krupp.

E per salvar le macchine
han fatto sciopero generale
il capo reparto Trezzini
e altri sette operai
li han messi a San Vittore.

È stato l’ingegnere
a fare la spia ma la pagherà
ci tiene tutti sott’occhio
il povero Trezzini
e gli altri li han fucilà.

Adesso tocca a lui, la GAP lo aspetta sotto
sotto ad un semaforo che segna proprio rosso
e al rosso si mette a sparar.

Pesce Giovanni spara però prima gli grida:
“È in nome del mio popolo ingegnere che ti ammazzo
con le tue guardie d’onor!”

In fabbrica fanno retate
torturano gente non parla nessuno
e trenta operai deportati
li chiudono nei vagoni
piombati diretti a Dachau.

Parlato: “E il 23 di aprile i tedeschi vanno a minare la fabbrica, vogliono farla
saltare prima di ritirarsi piuttosto che lasciarla in mano ai liberatori…”

Ma gli operai sparano, difendono la fabbrica
e salvano le macchine che sono il loro pane
e molti si fanno ammazzar.

Adesso siamo liberi,
nella fabbrica torna il padrone,
arriva un altro ingegnere
stavolta però è partigiano:
Brigata Battisti, Partito d’Azion.

Ma ecco al primo sciopero c’è un gran licenziamento
è stato l’ingegnere a cacciare via quei rossi
che la fabbrica avevan salvà.

‘Sta guerra di liberazione
domando di cosa ci ha liberato:
ingegnere padroni e capi
son tutti democratici
ma noi ci han licenziato
addosso ci hanno sparato
in galera ci hanno sbattuto
ma allora per noi operai
la liberazione l’è ancora da far…

Giovanni Pesce appena diciottenne partì per andare a combattere i fascisti in Spagna. Al suo rientro in Italia, dopo la sconfitta dei repubblicani, fu arrestato e mandato in esilio a Ventotene. Nel 1943 fu uno dei fondatori dei GAP a Torino con il nome di battaglia di “Ivaldi”. Poi si trasferì a Milano, per riorganizzare i GAP locali, cambiando il soprannome in “Visone”.
Giovanni Pesce detto Visone fu l’autore di molte clamorose azioni contro i fascisti, come l’uccisione del maresciallo Aldo Morej, del giornalista Ather Capelli e di Cesare Cesarini, un ufficiale della legione “Muti” responsabile dell’arresto, della fucilazione e della deportazione di molti operai della fabbrica aeronautica Caproni, come per esempio quel capo reparto Trezzini – il cui nome compare pure nella canzone – di cui purtroppo non ho saputo reperire notizie.

DOPOGUERRA Il primo posto di lavoro

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

http://www.cercanotizie.com/sul-filo-della-memoria-dopoguerra-il-primo-posto-di-lavoro-a-14-anni-in-una-boita-di-corso-traiano/

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I miei ricordi s’iniziano in due camere di una casa di ringhiera in cui vivevamo in quattro, con una finestra su via San Donato – scrive Enrico Cuppari, classe 1931, Torino, Lungopo Antonelli 117/4 – da cui vidi per la prima volta il tram lungo, della linea 13 a tre porte chiuse, in sostituzione di quello traballante a due porte aperte, che concluse la sua attivita’ molti anni dopo sulla linea 17 con il percorso dal Martinetto a Sassi.

I ricordi scorrono e mi vedo alunno della scuola elementare Boncompagni, con la maestra Candelletti (1a elementare), i maestri Carzana (mori’ investito dal tram in via Po), Dal Ponte, il severo Vianello, il direttore Alessandro Rocco.

La scuola era ed e’ tuttora in via Galvani e raccoglieva i bambini di famiglie povere di via San Donato, corso Regina, Martinetto e i bambini delle famiglie ricche di via Cibrario, via Peyron, corso Francia.

Tra i compagni c’era anche Sandro Doglio, poi diventato famoso giornalista.

La scuola era al centro di questi due quartieri socialmente diversi, a destra i benestanti, a sinistra i proletari, quasi anticipando la posizione in Parlamento delle forze politiche dopo la liberazione.

La guerra concluse il mio periodo scolastico, appena in tempo per ottenere la licenza elementare.

Inizio’ la quotidiana lotta alla carestia col tesseramento dei generi alimentari (la borsa nera non era alla nostra portata): conobbi la paura dei bombardamenti.

Il filo della memoria percorre via San Donato, transito per il poligono del Martinetto, ora elevato a perenne ricordo di coloro che li’ furono sacrificati, e allora luogo di paura e di morte; strada di transito dei militari tedeschi in libera uscita, che dalle postazioni antiaeree della Pellerina andavano in centro, giovani strappati dalle loro case, dai loro affetti e che vivevano la tristezza di tutti i soldati, costretti a combattere la guerra dei loro capi; strada in cui si svolse, nei giorni della Liberazione, una battaglia tra partigiani e nazifascisti che si concluse con la mediazione dell’anziano parroco don Vacha.

Arrivo’ la Liberazione, la fine della guerra Ricordo il primo posto di lavoro, a 14 anni, regolato dalle garanzie previdenziali, perche’ il lavoro, diciamo sommerso, era cominciato tre anni prima (quale perverso confronto con l’attuale crisi occupazionale dei giovani di oggi).

La piccola officina, nella quale lavorai nove anni, (la ditta Silvetti Erminio di corso Traiano alla quale si riferisce la foto), era la classica boita che produceva accessori per automobili, fari, dischi copriruota, paraurti ecc.

con sistemi di lavorazione della lamiera ormai scomparsi, come il tornitore di lamiera (l’arpuseur), lavoro svolto a cottimo che consentiva anche buoni guadagni, ma in gravi condizioni di fatica e di rischio.

La prevenzione antinfortunistica era approssimativa o inesistente.

Nel 1946 il Comune di Torino istitui’ corsi triennali integrativi serali, destinati ai ragazzi che avevano interrotto la scuola per la guerra; fu l’occasione per ritornare sui banchi, e arrivare alla licenza di avviamento al lavoro, titolo di studio che consentiva l’iscrizione ai sei anni di corso serale (Avogadro), per periti.

Venne il diploma, faticosamente, e il posto alla Fiat, per 37 anni.

Poi la pensione.

Gelati Chiavacci e Yogurt Stepanian

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014
Gelati Chiavacci
StampaSera 21/07/1964 – numero 162 pagina 2
Stroncato da un infarto l’industriale Chiavacci
L’improvvisa morte di Angelo Chiavacci, a soli 47 anni, ha destato viva emozione nell’ambiente Industriale dell’Italia settentrionale. Angelo Chiavacci, in molti anni di duro lavoro, era riuscito a creare una potente organizzazione nel campo dei gelati. Aveva cominciato a lavorare giovanissimo alutando il padre, Augusto, proprietario di un modesto chiosco in corso Re Umberto angolo via Cristoforo Colombo. Si era nel 1930; Angelo Chiavacci andava anche a casa dei clienti a portare caldarroste. Durante il conflitto un bombardamento aveva distrutto la piccola impresa che i due avevano iniziato in via Cibrario. L’attività era ancora sotto forma artigianale in un bar con laboratorio di corso Sommeiller quando Augusto Chiavacci a 63 anni mori per infarto. Un anno dopo il figlio fondava la società, in accomandita semplice dando inizio alla produzione dei gelati su scala industriale. In questi ultimi anni, avendo ormai raggiunto il successo. Angelo Chiavacci aveva rallentato il ritmo di lavoro concedendosi un po’ di riposo. Giocava a tennis, era appassionato di fotografia, godeva di un’ottima salute. Domenica era solo in casa con la maggiore delle sue quattro figlie, Silvia di 10 anni che sta sostenendo gli esami di maturità classica, con lei avrebbe raggiunto poi la famiglia al mare. Si è sentito male al mattino. E’ accorso il medico di famiglia che gli ha somministrato qualche cardiotonico. Alle 19 una seconda crisi lo ha fulminato. Oggi alle 16 si svolgeranno i funerali.
La Ditta Chiavacci nacque a Torino nel 1963 ed ebbe una vita breve ma intensa. Ricordo il biscotto Novellino, lo Scozzese e lo Scozzesino con la coppetta bigusto da 50 e 100 lire che recavano l’immagine del tartan e anche l’innovativo stick giallo, lievemente ricurvo, alla Banana. La crisi inizio’ nei primi anni ’80 dopo il boom del decennio precedente e terminò nel 1989 con la chiusura dell’azienda.

 

Stabilimento Yogurt Stepanian
Lo yogurt in passato era commercializzato come un lassativo disinfettante dell’intestino. La “batterioterapia lattica” era una terapia a base di latte yoghurtizzato,  frutto di anni di studio del Dott. Nishan Der Stepanian, intraprendente armeno (romeno?), che nel 1913 aprì a Torino un laboratorio specializzato in fermenti lattici.
La scatola di latta conteneva 100 g di fermenti lattici con vitalità garantita un anno. Essi potevano essere assunti “nature”, per preparare il latte yogurtizzato oppure, seguendo le istruzioni accluse nella scatola, poteva servire per preparare il vero yogurt. Ecco la foto della scatola: OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Misura 5,5 cm x 5,5 cm x 10,5 cm di altezza. La data di produzione riporta “marzo 1939”. I Laboratori di Fermenti Lattici del Dott. Nishan Der Stepanian erano siti in via Nicomede Bianchi, poi in Corso Regina Margherita 73. La scatola era bilingue, sia italiano, sia francese. Probabilmente la sede di Torino serviva anche la Francia meridionale.
Lo  Stabilimento  di via Nicomede Bianchi  produceva sin dagli anni 1930, l’omonimo yogurt, che veniva acquistato  poi al dettaglio (p.e. dal “marghè” di via Salbertrand, con la bottiglia di “tappo rosso”)
[I Der Stepanian in Italia : i cinquant’anni del yogurt Dott. Der Stepanian / Beatrice Yeretzian. – Torino : Yeretz, 1963. – 22 p. : ill. ; 21 cm

Dove lo trovi

MUSEO NAZIONALE DEL RISORGIMENTO DI TORINO

Collocazione: OPTG.1147]

 26888907

Nena, staffetta partigiana torinese

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

http://perstorie-eieten.blogspot.it/2010/05/nena-staffetta-partigiana-torinese-nena.html

Nena fu una delle tante staffette partigiane che svolsero la fondamentale funzione di collegamento fra i vari gruppi della resistenza. Viaggiava, sempre sola, tra Torino e Torre Pellice in Val Pellice, portando con sé documenti e comunicazioni da comando a comando, ogni viaggio compiuto con guardinga attenzione.
“Portavo le comunicazioni al comando di Torre Pellice. Noi eravamo della divisione GL, Giustizia e Libertà, poi c’erano anche i Garibaldini. Andavo il più delle volte in treno, qualche volta mi scarrozzavano in auto. Una volta sono stata fermata a Torino in corso Inghilterra, avevo i documenti falsi. Mi fermano e mi dicono ‘in alto le mani!’, ma io avevo una borsetta a portafoglio, si usavano così a quei tempi, e dico ‘eh, ma dove metto la borsetta?’. Me l’hanno strappata di mano, l’hanno aperta, io tremavo come una foglia per quanto cercassi di stare tranquilla. Per fortuna quella volta non avevo dei documenti dei partigiani. Il periodo partigiano è stato terribile. Dopo quella volta non mi hanno più fermata, anche se mi pedinavano sempre, mi tenevano sotto controllo, non mi mollavano. C’erano altre staffette come me, molte donne perché davamo meno nell’occhio. A Torre Pellice non è rimasto più nessuno, sono morti tutti tranne uno, l’ho sentito e vorrebbe venire a trovarmi.”

Il timore per la propria incolumità e quella delle persone care la faceva da padrone durante la guerra. Un paio di avvenimenti furono per Nena carichi di paura e di preoccupazione per la sorte dei congiunti, e allo stesso tempo uno di questi fatti le richiese un coraggio non da poco nel tentativo di salvare il nonno materno.
“Mio zio materno era partigiano ed era stato incarcerato alle Nuove di Torino. Una sera avevano messo una bomba in via Cibrario angolo piazza Statuto ed era morto un tedesco. Il mattino dopo hanno fucilato in piazza dieci partigiani per quel tedesco, io avevo paura che tra questi ci fosse mio zio ma non avevo il coraggio di andare a vedere. Chiesi così ai partigiani che erano venuti giù da Casellette di controllare. Per fortuna mio zio non era tra i dieci fucilati. Un’altra volta hanno invece arrestato mio nonno a Casellette, lui abitava lì, avevano appena ucciso un tedesco e gli uomini, tra cui c’era mio zio, erano scappati in montagna perché sapevano che stavano arrivando i tedeschi. I tedeschi hanno visto ‘sto povero vecchio, che tra l’altro non aveva più l’avambraccio destro per una bomba, e l’hanno fatto salire sulla camionetta con il calcio del fucile e l’hanno portato alla caserma fascista di via Asti a Torino. Io sono stata avvisata in ufficio e sono andata di filato al comando fascista a Rivoli per sapere dove l’avevano portato. Ho parlato con il comandante, che me lo ha detto. Sono andata subito. Lì ho riconosciuto un ragazzo che faceva il doppio gioco, era un partigiano, mi ha fatto capire di reggere il gioco. Poi mi hanno fatta entrare in una stanza per l’interrogatorio, mi hanno anche controllato le borse. Quando mi hanno fatto vedere mio nonno, io ho detto ‘tenete me come ostaggio e non un povero vecchio’, e il fascista ‘be’, sarebbe bello tenere la signora in ostaggio qui, ci sarebbe da divertirci!’ Il ragazzo che faceva il doppio gioco quando io stavo uscendo mi ha fatto l’occhiolino e mi ha detto ‘stia tranquilla, glielo porto io a casa’ e così è stato. Della guerra mi ricordo anche i bombardamenti su Torino, andavamo negli infernotti, non erano serate piacevoli, si stava in tanti sotto terra. Non abbiamo mai patito la fame, c’era anche la borsa nera, ogni volta ogni tanto si riusciva a prendere del caffè, ma bisognava fare attenzione perché, quando si tostava, si sentiva l’odore. E poi ogni tanto si aveva del pane bianco. Tutto alla borsa nera, che era gestita da gente che si è fatta i quattrini. Noi abbiamo sempre mangiato perché io lavoravo. Per non subire i bombardamenti, io e mia mamma da Torino ci saremmo dovute trasferire a Casellette, i mobili li avevo già portati là. Ma quando i tedeschi hanno fatto la retata a Casellette, sono entrati in casa e hanno sfasciato tutto, il pezzo di mobile più grande era di 30 cm, così non siamo più potute andare.”

A concludere i ricordi pertinenti il periodo della guerra, Nena narra brevemente della liberazione e della sfilata a Torino. “La liberazione è stata un bel giorno, eravamo tutti contenti. Quando ci fu via libera perché i partigiani potessero scendere dalle montagne, i tedeschi stavano infatti scappando, la frase in codice trasmessa via radio era ‘Aldo dice 26 x 1′. Dopo che Torino fu liberata, ci fu la sfilata e mio marito partecipò come partigiano mutilato di guerra; sul camion dove era lui ad un certo puntò saltò su uno che stava con i fascisti e gli ha detto ‘chiel l’è propi me amis, ne’ e invece lo aveva sempre odiato. Mio marito gli ha sputato in faccia. Gli hanno dato una medaglia, su un lato c’è un’antenna, sull’altro la frase in codice ‘Aldo dice 26 x 1?. L’ho conservata e l’ho sempre portata quando mi hanno chiamata per le commemorazioni.”

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