MAU

Turin Museum of Urban Art



Morte dell’orologiaio Aldo MoreJ in Via Cibrario il 23 dicembre 1943

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

(da “I vinti non dimenticano” di Giampaolo Pansa)

Il 23 dicembre fu ucciso nel suo negozio di Via Cibrario l’orologiaio Aldo Morej, 42 anni, ritenuto a torto un amico personale di Mussolini. A sparargli fu il nuovo capo dei GAP torinesi: Giovanni Pesce, 25 anni, che aveva preso il posto di Garemi.. La sera del 23 dicembre, verso le sette,  Pesce entrò nel negozio di Morej armato di due rivoltelle. Gli sparò tre colpi alla schiena e il quarto alla tempia. Poi se ne andò in bicicletta come era attivato. Non ci fu nessuna rappresaglia. Una parte dei fascisti la pretendeva. Ma dissero di no, tanto al capo della Provincia, Paolo Zerbino,  che il federale torinese, Giuseppe Solaro.

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Solaro

Giuseppe_Solaro_rsi Solaro1

 

il fascista aldo morej 1943

 

http://www.torinoinguerra.it/1943-to.asp

http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Pesce

Con i GAP a Torino e Milano

Nel capoluogo piemontese svolse, con il nome di battaglia “Ivaldi”, numerose azioni di sabotaggio contro l’occupante nazista e uccise diversi esponenti del regime fascista collaborazionista, dimostrando tenacia e capacità nella dura e spietata guerriglia urbana solitaria condotta dai gappisti. Pesce ha raccontato nelle sue memorie il suo primo attentato mortale diretto contro il maresciallo della Milizia e amico personale di Benito Mussolini Aldo Morej: egli ammette la sua indecisione nel primo tentativo; nella seconda occasione egli invece dimostrò grande determinazione. Il 23 dicembre 1943, arrivato in bicicletta insieme ad un compagno di copertura, entrò nel suo negozio da orologiaio dove Morej serviva i clienti e lo uccise freddamente alle spalle[2], riuscendo poi a sfuggire senza difficoltà[3]

Giovanni Pesce  e Nori Brambilla Pesce (morta 6 Novembre 2011)

PESCE visone-sandra

 

DOPOGUERRA Il primo posto di lavoro

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

http://www.cercanotizie.com/sul-filo-della-memoria-dopoguerra-il-primo-posto-di-lavoro-a-14-anni-in-una-boita-di-corso-traiano/

Pubblicato il

I miei ricordi s’iniziano in due camere di una casa di ringhiera in cui vivevamo in quattro, con una finestra su via San Donato – scrive Enrico Cuppari, classe 1931, Torino, Lungopo Antonelli 117/4 – da cui vidi per la prima volta il tram lungo, della linea 13 a tre porte chiuse, in sostituzione di quello traballante a due porte aperte, che concluse la sua attivita’ molti anni dopo sulla linea 17 con il percorso dal Martinetto a Sassi.

I ricordi scorrono e mi vedo alunno della scuola elementare Boncompagni, con la maestra Candelletti (1a elementare), i maestri Carzana (mori’ investito dal tram in via Po), Dal Ponte, il severo Vianello, il direttore Alessandro Rocco.

La scuola era ed e’ tuttora in via Galvani e raccoglieva i bambini di famiglie povere di via San Donato, corso Regina, Martinetto e i bambini delle famiglie ricche di via Cibrario, via Peyron, corso Francia.

Tra i compagni c’era anche Sandro Doglio, poi diventato famoso giornalista.

La scuola era al centro di questi due quartieri socialmente diversi, a destra i benestanti, a sinistra i proletari, quasi anticipando la posizione in Parlamento delle forze politiche dopo la liberazione.

La guerra concluse il mio periodo scolastico, appena in tempo per ottenere la licenza elementare.

Inizio’ la quotidiana lotta alla carestia col tesseramento dei generi alimentari (la borsa nera non era alla nostra portata): conobbi la paura dei bombardamenti.

Il filo della memoria percorre via San Donato, transito per il poligono del Martinetto, ora elevato a perenne ricordo di coloro che li’ furono sacrificati, e allora luogo di paura e di morte; strada di transito dei militari tedeschi in libera uscita, che dalle postazioni antiaeree della Pellerina andavano in centro, giovani strappati dalle loro case, dai loro affetti e che vivevano la tristezza di tutti i soldati, costretti a combattere la guerra dei loro capi; strada in cui si svolse, nei giorni della Liberazione, una battaglia tra partigiani e nazifascisti che si concluse con la mediazione dell’anziano parroco don Vacha.

Arrivo’ la Liberazione, la fine della guerra Ricordo il primo posto di lavoro, a 14 anni, regolato dalle garanzie previdenziali, perche’ il lavoro, diciamo sommerso, era cominciato tre anni prima (quale perverso confronto con l’attuale crisi occupazionale dei giovani di oggi).

La piccola officina, nella quale lavorai nove anni, (la ditta Silvetti Erminio di corso Traiano alla quale si riferisce la foto), era la classica boita che produceva accessori per automobili, fari, dischi copriruota, paraurti ecc.

con sistemi di lavorazione della lamiera ormai scomparsi, come il tornitore di lamiera (l’arpuseur), lavoro svolto a cottimo che consentiva anche buoni guadagni, ma in gravi condizioni di fatica e di rischio.

La prevenzione antinfortunistica era approssimativa o inesistente.

Nel 1946 il Comune di Torino istitui’ corsi triennali integrativi serali, destinati ai ragazzi che avevano interrotto la scuola per la guerra; fu l’occasione per ritornare sui banchi, e arrivare alla licenza di avviamento al lavoro, titolo di studio che consentiva l’iscrizione ai sei anni di corso serale (Avogadro), per periti.

Venne il diploma, faticosamente, e il posto alla Fiat, per 37 anni.

Poi la pensione.

Gelati Chiavacci e Yogurt Stepanian

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014
Gelati Chiavacci
StampaSera 21/07/1964 – numero 162 pagina 2
Stroncato da un infarto l’industriale Chiavacci
L’improvvisa morte di Angelo Chiavacci, a soli 47 anni, ha destato viva emozione nell’ambiente Industriale dell’Italia settentrionale. Angelo Chiavacci, in molti anni di duro lavoro, era riuscito a creare una potente organizzazione nel campo dei gelati. Aveva cominciato a lavorare giovanissimo alutando il padre, Augusto, proprietario di un modesto chiosco in corso Re Umberto angolo via Cristoforo Colombo. Si era nel 1930; Angelo Chiavacci andava anche a casa dei clienti a portare caldarroste. Durante il conflitto un bombardamento aveva distrutto la piccola impresa che i due avevano iniziato in via Cibrario. L’attività era ancora sotto forma artigianale in un bar con laboratorio di corso Sommeiller quando Augusto Chiavacci a 63 anni mori per infarto. Un anno dopo il figlio fondava la società, in accomandita semplice dando inizio alla produzione dei gelati su scala industriale. In questi ultimi anni, avendo ormai raggiunto il successo. Angelo Chiavacci aveva rallentato il ritmo di lavoro concedendosi un po’ di riposo. Giocava a tennis, era appassionato di fotografia, godeva di un’ottima salute. Domenica era solo in casa con la maggiore delle sue quattro figlie, Silvia di 10 anni che sta sostenendo gli esami di maturità classica, con lei avrebbe raggiunto poi la famiglia al mare. Si è sentito male al mattino. E’ accorso il medico di famiglia che gli ha somministrato qualche cardiotonico. Alle 19 una seconda crisi lo ha fulminato. Oggi alle 16 si svolgeranno i funerali.
La Ditta Chiavacci nacque a Torino nel 1963 ed ebbe una vita breve ma intensa. Ricordo il biscotto Novellino, lo Scozzese e lo Scozzesino con la coppetta bigusto da 50 e 100 lire che recavano l’immagine del tartan e anche l’innovativo stick giallo, lievemente ricurvo, alla Banana. La crisi inizio’ nei primi anni ’80 dopo il boom del decennio precedente e terminò nel 1989 con la chiusura dell’azienda.

 

Stabilimento Yogurt Stepanian
Lo yogurt in passato era commercializzato come un lassativo disinfettante dell’intestino. La “batterioterapia lattica” era una terapia a base di latte yoghurtizzato,  frutto di anni di studio del Dott. Nishan Der Stepanian, intraprendente armeno (romeno?), che nel 1913 aprì a Torino un laboratorio specializzato in fermenti lattici.
La scatola di latta conteneva 100 g di fermenti lattici con vitalità garantita un anno. Essi potevano essere assunti “nature”, per preparare il latte yogurtizzato oppure, seguendo le istruzioni accluse nella scatola, poteva servire per preparare il vero yogurt. Ecco la foto della scatola: OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Misura 5,5 cm x 5,5 cm x 10,5 cm di altezza. La data di produzione riporta “marzo 1939”. I Laboratori di Fermenti Lattici del Dott. Nishan Der Stepanian erano siti in via Nicomede Bianchi, poi in Corso Regina Margherita 73. La scatola era bilingue, sia italiano, sia francese. Probabilmente la sede di Torino serviva anche la Francia meridionale.
Lo  Stabilimento  di via Nicomede Bianchi  produceva sin dagli anni 1930, l’omonimo yogurt, che veniva acquistato  poi al dettaglio (p.e. dal “marghè” di via Salbertrand, con la bottiglia di “tappo rosso”)
[I Der Stepanian in Italia : i cinquant’anni del yogurt Dott. Der Stepanian / Beatrice Yeretzian. – Torino : Yeretz, 1963. – 22 p. : ill. ; 21 cm

Dove lo trovi

MUSEO NAZIONALE DEL RISORGIMENTO DI TORINO

Collocazione: OPTG.1147]

 26888907

Nena, staffetta partigiana torinese

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

http://perstorie-eieten.blogspot.it/2010/05/nena-staffetta-partigiana-torinese-nena.html

Nena fu una delle tante staffette partigiane che svolsero la fondamentale funzione di collegamento fra i vari gruppi della resistenza. Viaggiava, sempre sola, tra Torino e Torre Pellice in Val Pellice, portando con sé documenti e comunicazioni da comando a comando, ogni viaggio compiuto con guardinga attenzione.
“Portavo le comunicazioni al comando di Torre Pellice. Noi eravamo della divisione GL, Giustizia e Libertà, poi c’erano anche i Garibaldini. Andavo il più delle volte in treno, qualche volta mi scarrozzavano in auto. Una volta sono stata fermata a Torino in corso Inghilterra, avevo i documenti falsi. Mi fermano e mi dicono ‘in alto le mani!’, ma io avevo una borsetta a portafoglio, si usavano così a quei tempi, e dico ‘eh, ma dove metto la borsetta?’. Me l’hanno strappata di mano, l’hanno aperta, io tremavo come una foglia per quanto cercassi di stare tranquilla. Per fortuna quella volta non avevo dei documenti dei partigiani. Il periodo partigiano è stato terribile. Dopo quella volta non mi hanno più fermata, anche se mi pedinavano sempre, mi tenevano sotto controllo, non mi mollavano. C’erano altre staffette come me, molte donne perché davamo meno nell’occhio. A Torre Pellice non è rimasto più nessuno, sono morti tutti tranne uno, l’ho sentito e vorrebbe venire a trovarmi.”

Il timore per la propria incolumità e quella delle persone care la faceva da padrone durante la guerra. Un paio di avvenimenti furono per Nena carichi di paura e di preoccupazione per la sorte dei congiunti, e allo stesso tempo uno di questi fatti le richiese un coraggio non da poco nel tentativo di salvare il nonno materno.
“Mio zio materno era partigiano ed era stato incarcerato alle Nuove di Torino. Una sera avevano messo una bomba in via Cibrario angolo piazza Statuto ed era morto un tedesco. Il mattino dopo hanno fucilato in piazza dieci partigiani per quel tedesco, io avevo paura che tra questi ci fosse mio zio ma non avevo il coraggio di andare a vedere. Chiesi così ai partigiani che erano venuti giù da Casellette di controllare. Per fortuna mio zio non era tra i dieci fucilati. Un’altra volta hanno invece arrestato mio nonno a Casellette, lui abitava lì, avevano appena ucciso un tedesco e gli uomini, tra cui c’era mio zio, erano scappati in montagna perché sapevano che stavano arrivando i tedeschi. I tedeschi hanno visto ‘sto povero vecchio, che tra l’altro non aveva più l’avambraccio destro per una bomba, e l’hanno fatto salire sulla camionetta con il calcio del fucile e l’hanno portato alla caserma fascista di via Asti a Torino. Io sono stata avvisata in ufficio e sono andata di filato al comando fascista a Rivoli per sapere dove l’avevano portato. Ho parlato con il comandante, che me lo ha detto. Sono andata subito. Lì ho riconosciuto un ragazzo che faceva il doppio gioco, era un partigiano, mi ha fatto capire di reggere il gioco. Poi mi hanno fatta entrare in una stanza per l’interrogatorio, mi hanno anche controllato le borse. Quando mi hanno fatto vedere mio nonno, io ho detto ‘tenete me come ostaggio e non un povero vecchio’, e il fascista ‘be’, sarebbe bello tenere la signora in ostaggio qui, ci sarebbe da divertirci!’ Il ragazzo che faceva il doppio gioco quando io stavo uscendo mi ha fatto l’occhiolino e mi ha detto ‘stia tranquilla, glielo porto io a casa’ e così è stato. Della guerra mi ricordo anche i bombardamenti su Torino, andavamo negli infernotti, non erano serate piacevoli, si stava in tanti sotto terra. Non abbiamo mai patito la fame, c’era anche la borsa nera, ogni volta ogni tanto si riusciva a prendere del caffè, ma bisognava fare attenzione perché, quando si tostava, si sentiva l’odore. E poi ogni tanto si aveva del pane bianco. Tutto alla borsa nera, che era gestita da gente che si è fatta i quattrini. Noi abbiamo sempre mangiato perché io lavoravo. Per non subire i bombardamenti, io e mia mamma da Torino ci saremmo dovute trasferire a Casellette, i mobili li avevo già portati là. Ma quando i tedeschi hanno fatto la retata a Casellette, sono entrati in casa e hanno sfasciato tutto, il pezzo di mobile più grande era di 30 cm, così non siamo più potute andare.”

A concludere i ricordi pertinenti il periodo della guerra, Nena narra brevemente della liberazione e della sfilata a Torino. “La liberazione è stata un bel giorno, eravamo tutti contenti. Quando ci fu via libera perché i partigiani potessero scendere dalle montagne, i tedeschi stavano infatti scappando, la frase in codice trasmessa via radio era ‘Aldo dice 26 x 1′. Dopo che Torino fu liberata, ci fu la sfilata e mio marito partecipò come partigiano mutilato di guerra; sul camion dove era lui ad un certo puntò saltò su uno che stava con i fascisti e gli ha detto ‘chiel l’è propi me amis, ne’ e invece lo aveva sempre odiato. Mio marito gli ha sputato in faccia. Gli hanno dato una medaglia, su un lato c’è un’antenna, sull’altro la frase in codice ‘Aldo dice 26 x 1?. L’ho conservata e l’ho sempre portata quando mi hanno chiamata per le commemorazioni.”

MAU inaugurazioni: 30 novembre 2002

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

http://www.undo.net/cgi-bin/openframe_artinpress.pl?x=/1038610800.1038559830.html

30/11/2002

Luce e arte

Museo di Arte Urbana, Torino

Nell’ambito di “Torino contemporanea : luce ed arte”, presentazione al pubblico delle opere murali prodotte nel 2002.

 

comunicato stampa

Sabato 30 novembre, dalle 11 alle 13, con punto di incontro in via Musinè 19, a Torino, il MAU – Museo d’Arte Urbana di Torino, nell’ ambito delle iniziative di “Torino contemporanea : luce ed arte” presenta al pubblico le opere murali prodotte nel corso del 2002.

Si tratta dei lavori inediti di Salvatore Astore (Piazza Campidoglio ang.via Musinè), Alessandro Gioiello ( via Locana 21), Gianluca Nibbi ( via Locana ang. Via Cibrario), Claudia Tamburelli ( via Rivara ang. Via Balme), Theo Gallino, quest’ultimo all’interno della “Galleria Campidoglio” in via Fabrizi 47, e di quelli, inaugurati lo scorso 12 luglio, di Angelo Barile e Sergio Ragalzi (via Ceres 11), Enrico De Paris (via Locana 14), ed Antonio Mascia (piazza Moncenisio 8/b). Direttore Artistico del MAU è Edoardo Di Mauro, curatore Giovanni Sanna. Patrocinio : Comune di Torino, Regione Piemonte, Provincia di Torino, Accademia Albertina di Belle Arti.

Artisti del Museo d’Arte Urbana : Salvatore Astore, Sergio Ragalzi, Mercurio, Lucia Caprioglio, Angelo Barile, Andrea Mandarino, Stefano Martino, Mario Marucci, Maria Antonietta Onida, Luisa Perlo, Alessandro Rivoir, Luigi Taricco, Elisabetta Viarengo Minotti, Marco Barbonese, Carlo Giuliano, Enzo Bersezio, Claudia Tamburelli, Paola Brisotto, Campoccia & Ravinale, Antonio Mascia, Antonio Carena, Filippo Di Sambuy, Carossio & Veloso, Paola Destefanis, Cinzia Frasè, Massimo Greco, Leonida De Filippi, Bruno Quaranta, Vera Tait, Enrico De Paris, Luigi Presicce, Ferruccio D’Angelo, Francesco Di Lernia, Gianluca Rosso, Gianna Piacentino, Gianluca Nibbi, Alessandro Gioiello.

Artisti della Galleria Campidoglio : Gianantonio Abate, Angelo Barile, Enzo Bersezio, Corrado Bonomi, Antonio Carena, Gianni Cabras, Anna Comba, Ferruccio D’Angelo, Carlo Del Corso, Matilde Domestico, Francesco Di Lernia, Eya, Duilio Gambino, Theo Gallino, , Paola Gandini, Titti Garelli, Dario Ghibaudo, Beppe Giardino, Guido Giordano, Carlo Giuliano, Plinio Martelli, Stefano Martino, Mario Marucci, Antonio Mascia, Mercurio, Antenore Rovesti, Domenico Piccolo, Plumcake, Giorgio Ramella, Mirella Ribaudo, Gianluca Rosso, Eraldo Taliano. Info : 335/63.98.351 335/81.63.421

Il MAU- Museo d’Arte Urbana di Torino è il primo progetto in fase di concreta realizzazione, in Italia, avente come scopo il dar vita ad un insediamento artistico permanente all’aperto collocato all’interno di un grande centro metropolitano, con in più il valore aggiunto di essere iniziativa partita non dall’alto ma dalla base, complice il consenso ed il contributo fondamentale degli abitanti. In questo senso si può denotare una differenza tra questa ed altre pur ammirevoli realtà, quali i musei, ad esempio, di Maglione e Dozza, per citare i più noti, siti in luoghi fascinosi ma decentrati e, urbanisticamente parlando, di ridotte dimensioni o, all’opposto, con la pregevole iniziativa recente del Comune di Napoli che ha realizzato un vero e proprio percorso museale all’interno e, parzialmente, all’esterno delle nuove stazioni della metropolitana, per la sua regia coordinata dall’alto. Un intervento, quello di Napoli, da prendere comunque ad esempio da parte di molte amministrazioni per l’alto livello delle scelte artistiche, caratterizzate da organicità e da una giusta dose di pluralismo. Qualcosa di simile, nel territorio piemontese, sta iniziando a prendere corpo nella città di Moncalieri. Il nucleo originario del MAU è sito nel Borgo Vecchio Campidoglio, un quartiere operaio di fine’800, collocato tra i corsi Svizzera, Appio Claudio e Tassoni, e le vie Fabrizi e Cibrario, non distante dal centro cittadino.

Una porzione di spazio urbano miracolosamente salvatasi dagli sventramenti operati dal Piano Regolatore del 1959, che ha mantenuto pressoché intatta la sua struttura a reticolo costituita da case basse con ampi cortili interni dotati di aree verdi, suddivise da vie strette, il tutto a favorire il rapporto di comunanza tra gli abitanti ed una tipologia di insediamento, in una zona semicentrale di Torino, tale da farne un “paese nella città”.

Torino
Museo di Arte Urbana
punto d’incontro in via Musine 19

MAU inaugurazioni: 19 maggio 2001

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

http://www.undo.net/it/mostra/4515

19/5/2001

MAU

Galleria Campidoglio, Torino

Sabato 19 maggio alle ore 18, con un secondo momento domenica 20 alle ore 11, in via Nicola Fabrizi angolo corso Tassoni, a Torino, il Centro Commerciale Artigianale Naturale Campidoglio ed Il MAU Museo d’Arte Urbana inaugurano la “Galleria Campidoglio”. Ad integrazione del progetto di riqualificazione complessiva del Borgo Campidoglio, iniziato a partire dal 1991, la Galleria Campidoglio arricchira’ la dotazione di opere d’arte realizzate nel corso degli ultimi sei anni dal Museo di Arte Urbana, che vanta gia’ una trentina di pitture murali, grazie alla volonta’ del Centro Commerciale, rafforzando l’importanza di questa esperienza, l’unica in Italia ad essere stata concepita e realizzata all’interno di un quartiere parte di un grande centro metropolitano.

 

comunicato stampa

Sabato 19 maggio alle ore 18, con un secondo momento domenica 20 alle ore 11, in via Nicola Fabrizi angolo corso Tassoni, a Torino, il Centro Commerciale Artigianale Naturale Campidoglio ed Il MAU Museo d’Arte Urbana inaugurano la “Galleria Campidoglio”.

Le opere sono degli artisti Antonio Carena, Enzo Bersezio, Mercurio, Mario Marucci, Stefano Martino, Ferruccio D’Angelo, Francesco Di Lernia, Gianluca Rosso, Beppe Giardino, Plumcake, Gianantonio Abate, Gruppo Eya, Carlo Giuliano, Enrico De Paris, Matilde Domestico, Mirella Ribaudo, Domenico Piccolo, Corrado Bonomi, Dario Ghibaudo, Angelo Barile, Duilio Gambino, Anna Comba, Paola Gandini, Plinio Martelli, Antonio Mascia, Titti Garelli, Antenore Rovesti, Carlo Del Corso, Guido Giordano, Eraldo Taliano, Giorgio Ramella.

Ad integrazione del progetto di riqualificazione complessiva del Borgo Campidoglio, iniziato a partire dal 1991, la Galleria Campidoglio arricchirà la dotazione di opere d’arte realizzate nel corso degli ultimi sei anni dal Museo di Arte Urbana, che vanta già una trentina di pitture murali, grazie alla volontà del Centro Commerciale, rafforzando l’importanza di questa esperienza, l’unica in Italia ad essere stata concepita e realizzata all’interno di un quartiere parte di un grande centro metropolitano.

Le opere, di dimensioni 70 X 100, protette da teche di plexiglas ed illuminate, che saranno collocate sulle pareti tra i negozi, illustrano adeguatamente l’eclettismo della produzione artistica contemporanea, spaziando dalla pittura, all’oggettualismo, alla fotografia, con una selezione di autori di varie generazioni, caratterizzati dalla qualità del lavoro e dalla sua adattabilità formale in questo particolare ed inedito contesto metropolitano. La scelta, ad opera del Direttore Artistico Edoardo Di Mauro coadiuvato dal curatore Giovanni Sanna, privilegia la volontà del Museo d’Arte Urbana di sostenere prioritariamente l’arte torinese ed italiana.

Nel prossimo futuro altre opere si aggiungeranno alla Galleria Campidoglio.
Tra breve saranno inoltre inaugurate le nuove pitture murali degli artisti Filippo di Sambuy, Carlo Giuliano, Francesco Di Lernia, Gianna Piacentino, Gianluca Rosso, Antonio Mascia, Ferruccio D’Angelo, Enrico De Paris.

Inaugurazione sabato 19 maggio ore 18
e domenica 20 alle ore 11

Galleria Campidoglio
via Nicola Fabrizi angolo corso Tassoni, Torino

MAU inaugurazioni opere murali: 13 luglio 2001

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

http://www.undo.net/it/mostra/5165

13/7/2001

Museo Arte Urbana

via Balme 19, Torino

Alle ore 18.30, con punto di ritrovo in via Balme 19, il MAU inaugura un nuovo ciclo di opere murali, a cura di Edoardo Di Mauro, Direttore Artistico, e Giovanni Sanna, Curatore. Due lavori di grande formato sono proposti da Filippo di Sambuy e da Carlo Giuliano rispettivamente in via Balme 19 ed in via San Rocchetto 17.

 

comunicato stampa

Alle ore 18.30, con punto di ritrovo in via Balme 19, il MAU inaugura un nuovo ciclo di opere murali, a cura di Edoardo Di Mauro, Direttore Artistico, e Giovanni Sanna, Curatore, dopo l’apertura della “Galleria Campidoglio” lo scorso 20 maggio.

Due lavori di grande formato sono proposti da Filippo di Sambuy e da Carlo Giuliano, Direttore dell’Accademia Albertina, rispettivamente in via Balme 19 ed in via San Rocchetto 17. Filippo di Sambuy, in un condominio di nuova costruzione, grazie alla disponibilità di Danilo Corazza, imprenditore e appassionato d’arte, presenta una installazione articolata su due livelli, intitolata “Costellazione dell’Arcangelo distratto”. In essa Sambuy riprende un motivo già adoperato, e purtroppo non conservato, proposto in una edizione della rassegna “Fuori Uso”, a Pescara. Ispirata alla simbologia tipica dei lavoro di Sambuy, l’opera è composta da una spada di grandi dimensioni, tracciata sul muro prospiciente il giardino condominiale ed estesa anche su quest’ultimo, strumento smarrito dall’Arcangelo Michele, così impossibilitato ad adempiere ai suoi doveri di arbitro dei Giudizio Universale. L’installazione è completata da un affresco visibile dal lato di via Balme, raffigurante un raffinato cielo stellato.

Carlo Giuliano propone una rigorosa struttura cinetica, intitolata “Luci ed Ombre”, proveniente dal suo vasto repertorio di artista e scenografo, costituita da circa quattrocento irsute e sottili punte di ferro, installate con certosina pazienza a parete, dove stabiliscono un rapporto geometricamente armonico con la struttura architettonica dell’edificio. Una delle opere più atipiche fin qui inserite nel variegato contesto del MAU. Si inaugurano anche le pitture di quattro artisti torinesi, Ferruccio D’Angelo, uno dei più validi operatori emersi nella seconda metà degli anni’80, Francesco Di Lernia, nome ormai consolidato tra i pittori della recente contemporaneità, Gianluca Rosso, tra i migliori giovani emergenti, e Gianna Piacentino, esponente della “generazione di mezzo”. I loro lavori sono sviluppati ognuno su due delle molte finestre “cieche” che caratterizzano il Borgo Vecchio, rispettivamente in via Netro 2, via Musinè 19, via Locana 20 e 26.

Venerdì anche un nuovo lavoro di Carlo Giuliano va a collocarsi, in via Nicola Fabrizi, all’interno della “Galleria Campidoglio”, 31 opere formato 70×100 cm, protette da teche di plexiglas e collocate tra le pareti dei negozi aderenti al “Centro Commerciale Artigianale Naturale Campidoglio” in via Nicola Fabrizi e Corso Svizzera. Prossimo appuntamento del MAU in autunno, con l’inaugurazione di nuove opere permanenti, tra cui quelle di Enrico De Paris ed Antonio Mascia.

via Balme 19
via San Rocchetto 17
TORINO

MAU inaugurazioni opere murali: 12 luglio 2002

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

http://www.undo.net/it/mostra/10220

12/7/2002

Opere murali

Museo di Arte Urbana, Torino

di Angelo Barile, Sergio Ragalzi, Enrico De Paris, Antonio Mascia. Il Mau – Museo d’Arte Urbana di Torino e’ il primo progetto in fase di concreta realizzazione, in Italia, avente come scopo il dar vita ad un insediamento artistico permanente all’interno di un grande centro metropolitano.

 

comunicato stampa

Inaugurazione delle opere murali di Angelo Barile e Sergio Ragalzi, in via Ceres 11, Enrico De Paris in via Locana 14, Antonio Mascia in Piazza Moncenisio 9 b.

Il Mau – Museo d’Arte Urbana di Torino è il primo progetto in fase di concreta realizzazione, in Italia, avente come scopo il dar vita ad un insediamento artistico permanente all’interno di un grande centro metropolitano, con il valore aggiunto di essere iniziativa partita non dall’alto ma dalla base, complice il consenso ed il contributo fondamentale degli abitanti.

Il nucleo originario è sito nel Borgo Vecchio Campidoglio, un quartiere operaio di fine ’800, collocato tra i corsi Svizzera, Appio Claudio e Tassoni e le vie Fabrizi e Cibrario , non distante dal centro cittadino.

Una porzione di spazio urbano che ha mantenuto pressoché intatta la sua struttura a reticolo costituita da case basse con ampi cortili interni spesso dotati di aree verdi, ed una prevalenza di attività artigianali ed esercizi pubblici in fase di espansione, circoli, locali e ristoranti, suddivise da vie strette. Il tutto a favorire un rapporto di comunanza tra gli abitanti ed una tipologia di insediamento, pur nella collocazione fisica all’interno di una zona residenziale di Torino, tale da farne un “paese nella città”.

Nel 1995 matura di comune accordo, nei promotori del Comitato di Riqualificazione Urbana, già da alcuni anni impegnato in una rivalutazione delle peculiarità urbanistiche ed architettoniche del Borgo, ed in una serie di qualificati operatori culturali cittadini, chiamati a fornire la propria consulenza, l’intuizione di allargare la sfera di intervento all’arte contemporanea, coinvolgendo i cittadini nelle scelte.

Nel dicembre 1998 il MAU diviene autonoma associazione, registrata nel dicembre 1999. Direttore Artistico il critico Edoardo Di Mauro, curatore l’arch. Giovanni Sanna, strenuamente impegnati nel progetto fin dagli esordi, con il fondamentale supporto dell’Accademia Albertina di Belle Arti, nella persona del Direttore Carlo Giuliano.

Dalla fase sperimentale del 1995/96 ad oggi sono state realizzate 36 opere murali all’interno del Borgo Vecchio, alle quali si sono aggiunte, nel maggio 2001, altre 31 nuove installazioni costituenti la “Galleria Campidoglio”. Quest’ultima è sorta per volontà del Centro Commerciale Artigianale Naturale Campidoglio all’interno delle iniziative del Piano di Qualificazione Urbana, promosso dagli Assessorati al Commercio di Comune e Regione. Si tratta di opere formato cm. 70 X 100, collocate permanentemente sulle pareti tra i negozi di via Nicola Fabrizi e corso Svizzera, protette da teche di plexiglas.

Tra gli autori delle opere del MAU si citano, tra gli altri, i nomi di Corrado Bonomi, Antonio Carena, Carlo Giuliano, Dario Ghibaudo, Eya, Gianantonio Abate, Plinio Martelli, Titti Garelli, Domenico Piccolo, Stefano Martino, Gianluca Rosso, Francesco Di Lernia, Alessandro Rivoir, Ferruccio D’Angelo, Filippo Di Sambuy, Antenore Rovesti, Beppe Giardino, Matilde Domestico, Mercurio, Mario Marucci, Andrea Mandarino, Duilio Gambino, Anna Comba, Eraldo Taliano, Plumcake, Luigi Presicce. Agli artisti protagonisti di questo evento si aggiungeranno, con inaugurazione nel mese di novembre, all’interno delle iniziative del “Mese dell’ Arte Contemporanea” della Città di Torino, le opere di Salvatore Astore, Claudia Tamburelli e di due giovani e promettenti studenti dell’Accademia Albertina, Alessandro Gioiello e Gianluca Nibbi.

Nel 2001 il Museo d’Arte Urbana è stato inserito nella “Carta Musei” della Regione Piemonte.

Le opere che si vanno ad inaugurare in questa circostanza sono inquadrabili nella logica di proposta allargata ed estesa a vari ambiti generazionali tipica del MAU. Due protagonisti dell’arte italiana contemporanea, uno dai primi anni’80, l’altro dall’inizio del decennio successivo, come Sergio Ragalzi ed Enrico De Paris, sono affiancati da autori validi ed emergenti come Angelo Barile ed Antonio Mascia.

Nel futuro il Museo d’Arte Urbana, oltre al proseguimento del ciclo delle opere murali, si pone l’obiettivo di realizzare nel territorio sculture ed installazioni permanenti e di individuare un locale espositivo al coperto che possa adempiere alla funzione di “Centro per l’Arte Contemporanea”, corollario ormai indispensabile per un pieno sviluppo dell’attività.

Nell’immagine l’opera di Sergio Ragalzi

Giorno ed orario : venerdì 12 luglio 2002 dalle 18 alle 20.30

Curatori : Edoardo Di Mauro e Giovanni Sanna

Promotori : Comune di Torino, Provincia di Torino, Regione Piemonte, Accademia Albertina di Belle Arti.

Informazioni : 335/63.98.351 335/81.63.421

Punto di ritrovo:
MAU
Museo d’Arte Urbana Torino
Via Musinè 19 10143 Torino
Tel. fax 011/74.55.80

/74.55.80

Il Museo d’Arte Urbana di Torino (sito Torino Medica 6 febbraio 2012)

Category : Uncategorized · No Comments · by Dec 8th, 2014

http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=4619

Tra corso Tassoni, corso Svizzera, il prolungamento di Via Cibrario, Via Nicola Fabrizi e Via Giacomo Medici si trova un interessante e grazioso “fossile urbanistico”: il Borgo Campidoglio.

Le prime borgate a ridosso della cinta daziaria in quest’area cominciarono a svilupparsi alla fine dell’Ottocento: tra queste vi era quella del Campidoglio, sorta in campagna da un piano privato di lottizzazione a maglie con strette stradine a scacchiera ed isolati residenziali stretti e lunghi, destinati al medio ceto artigianale, ma soprattutto ad accogliere le masse di nuova manodopera operaia che si stavano riversando su Torino in quello scorcio di XIX secolo. Un nome altisonante per un borgo di poveri lavoratori, tanto che l’unica origine etimologica plausibile sembra essere derivata da “Campi Doglio” dal nome di un possibile proprietario.

 

Qui si respira un’aria particolare, ancora cittadina, ma già paesana, con le case inizio Novecento, di due-tre piani che si affacciano su strade acciottolate, piccoli giardini e cortili e dove locali caratteristici si alternano con numerosi ateliers e laboratori d’arti applicate.

La riqualificazione di una così preziosa testimonianza della storia urbana di Torino comincia nel 1991 e trova la sua espressione più originale, a partire dal 1995, nel MAU – Museo d’Arte Urbana di Torino che prevede l’inserimento di opere di arte contemporanea sui muri e nel contesto del quartiere.

Passeggiare nell’arte.

Per chi decide di passeggiare per le suggestive vie del borgo si propone l’esperienza di scoprire, negli angoli più impensati, opere evocative, spesso ironiche o di denuncia.

Il sito del Museo tratteggia brevemente la storia del progetto: “Dal 1995 ad oggi sono state prodotte 73 opere murarie all’interno del Borgo Vecchio, alle quali si sono affiancate, dal maggio 2001, altre 36 nuove installazioni costituenti la ‘Galleria Campidoglio’ per un totale di 109. Quest’ultima, componente organica del Museo d’Arte Urbana, è sorta per volontà del Centro Commerciale Artigianale Naturale Campidoglio, all’interno delle iniziative del Piano di Qualificazione Urbana, promosso dagli Assessorati al Commercio di Comune e Regione. Si tratta di opere formato cm. 70 X 100, collocate permanentemente sulle pareti tra i negozi di via Nicola Fabrizi e corso Svizzera, protette da teche di plexiglas, che sono state dotate di illuminazione permanente.”.
Non vi sono soltanto opere murarie, quindi, ma anche vere e proprie installazioni, inserite nei contesti delle commissioni quotidiane in modo da creare una “familiarità” con l’arte, sconosciuta negli altri quartieri torinesi.

Una fortunata iniziativa “locale”.

È degno di nota che il MAU non nasce da un’iniziativa di promozione culturale “calata dall’alto”, ma al contrario si sia originata dall’entusiasmo e dalla partecipazione delle diverse realtà locali ricevendo innanzi tutto un’ottima accoglienza nel proprio quartiere per poi aprirsi a realtà sovra locali e di promozione turistica e didattica come “Torino e Oltre” e la “Carta Musei” del Piemonte.

Anche l’apertura e la collaborazione con l’Accademia Albertina e la promozione di giovani talenti sono valori aggiunti dell’iniziativa.

Sedute d’arte.

Tra le interessanti installazioni che si possono scoprire in Campidoglio, in Piazza Moncenisio l’artista Vito Navolio ha trasformato le panchine dei giardini pubblici in un percorso didattico artistico sulla storia dell’Arte Contemporanea. Lo stile di Andy Warhol, Piet Mondrian, Jackson Pollok, Joan Mirò, Fortunato De Pero, Pablo Picasso serve per arredare il piccolo spazio del giardino che si affaccia su via Cibrario. Se avete mai avuto la tentazione di sedervi su un’opera d’arte contemporanea, questa è l’occasione!

Un preoccupante silenzio.

Nonostante le ottime premesse, le ambizioni del Museo di allargare il proprio raggio d’azione e di contribuire in modo ancora più incisivo all’identità di Borgo Campidoglio al momento sono ferme, sicuramente limitate dall’endemica scarsezza di fondi che attanaglia ogni settore della vita pubblica e a maggior ragione quello culturale. Il Borgo Vecchio di Campidoglio, però, in attesa di auspicabili sviluppi, resta il luogo più originale a Torino per una vera e propria passeggiata artistica.

Luca Mario Nejrotti

Le immagini sono tratte dal portale del Museo.

Informazioni e contatti

http://www.mautorino.it

I referenti del progetto sono:

Prof. Edoardo Di Mauro, Presidente e Direttore Artistico
tel. 335/6398351 011/724466 mail edoardodimauro@tiscali.it

Arch. Giovanni Sanna , Vice Presidente e Curatore
tel.fax 011/745580 cell. 335/8163421 mail archsanna@inwind.it

Società anonima Davit cioccolato e affini

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

La Società anonima Davit, cioccolato cacao caramelle, aveva sede in un edificio in muratura di tre, due e un piano fuori terra, corrispondente al civico 67 di via Luigi Cibrario. L’industria occupava i sette locali del basso fabbricato. Durante i bombardamenti del secondo conflitto mondiale, in data imprecisata, subì lievi danni, già ripristinati alla rilevazione del maggio 1945. Attualmente sull’area sorge un edificio, di sette piani fuori terra, ad uso abitazioni e negozi. (http://www.museotorino.it/view/s/1d754eb9891b4b49a3d61e2e59f027a4)

http://www.rossovenexiano.com/blog/un-maialino-sotto-i-bombardamenti

“Episodi simili ne sono avvenuti molti, in quei momenti difficili, pur di sopravvivere si barattava di tutto e papà con i suoi vetri riusciva sempre a trovare qualcosa di utile, come quella volta che fu bombardata la zona in cui sorgeva la fabbrica di cioccolato DAVIT, che produceva il cioccolato autarchico per l’esercito, e che, per lo spostamento d’aria, aveva subito il danneggiamento di tutti i vetri del suo capannone. Papà riuscì con tanti rappezzi, a mettere in condizione il laboratorio di ricominciare in breve tempo la produzione, e in pagamento ebbe delle tavolette di cioccolato che riuscì a barattare con della farina, che portata al forno, diventò pane.

Quel cioccolato noi lo abbiamo solo assaggiato e ricordo ancora il suo terribile gusto, tuttavia si può facilmente immaginare il fascino che quelle tavolette potevano esercitare su due bambine che si chiedevano perché si mangiassero solo patate ed il dolore che abbiamo provato nel vederle portare via per essere trasformate in farina!”
Bombardamenti aerei, censimento edifici danneggiati o distrutti: Via Cibrario 61/67
via cibrario 67

RG1911_09_12_213_FI-page-001 1937285_P1-page-022

telegramma 11 aprile 1951

davit telegramma 1951f  davit telegramma 1951

Pubblicità e gadget

cioccolato davit torino   cartoncino 1920 ca

itd5davit davit

 

calendarietto 1925

CIOCCOLATO DAVIT Calendarietto Sagomato 1925 CIOCCOLATO DAVIT Calendarietto Sagomato per il 1925, a forma di testa di Ascaro.

 

davitv  pubblicità anni 1960

cioccolato Caramelle DAVIT anni 5060 pubblicitaria Carta velina

cioccolato Caramelle DAVIT anni 1950/60 pubblicitaria Carta velina

Le figurine

Nel 1930 hanno l’unico scopo di pubblicizzare il prodotto, e vengono prodotte in raccolte strutturate solo relativamente tardi (1936/1938), di qualità modesta, mentre gli album erano  più che altro raccoglitori di prove d’acquisto da consegnare al negoziante al fine di ottenere qualche premio.

$(KGrHqJ,!rgFCYhpiFQoBQwe(fGws!~~60_35 974_002 974_001

CROMO FIGURINA PUBBLICITA CIOCCOLATO DAVIT IMMAGINE FRONTE E RETRO DIMENSIONE CM 10,5 x CM 6,4 997_001

davit-pigrizia 531_001

http://www.cartesio-episteme.net/calcio/anteguerra-B.htm