MAU

Turin Museum of Urban Art



Artisti in Vetrina con Angelo Barile e Michela Ghio

Category : Artists, events, MAUturin archive, News · No Comments · by Jan 16th, 2015

artisti in vetrina

 

Per molti artisti romani, l’HulaHoop è quasi una seconda casa: uno spazio di innovazione e dialogo, dove diversi linguaggi, dalla pittura alla letteratura, si confrontano e si arricchiscono. Un incubatore d’avanguardie, in cui non solo si ricerca il Nuovo, ma lo si avvicina all’Uomo Comune, rendendolo bussola per il Quotidiano. Un’esperienza fruttuosa, che, in queste settimane, sta andando oltre Roma, città contraddittoria, in cui grandi idee vivono fianco a fianco a un’immensa miopi spirituale. La curatrice Togaci ha infatti deciso di replicare a Torino, che vuoi o non vuoi è una delle patrie dell’Arte Contemporanea italiana, tale esperienza, aprendo l’HulaHoop Gallery Torino-Roma, basata sulla stessa visione del mondo del gemello romano.
E come prima iniziativa, propone il progetto Artisti in Vetrina che ha l’obiettivo di valorizzare gli artisti che vogliano far conoscere la propria opera al pubblico, inteso non come l’insieme autoreferente dei presunti addetti ai lavori e dei pochi collezionisti, ma la totalità delle persone che, come sonnambuli, sopravvivono, senza comprendere quanto l’Arte e la Cultura siano importanti per loro. Un progetto che non impone all’artista nessun vincolo, nessun prezzo per esporre, dandogli la possibile di esprimere il suo intrinseco bisogno di comunicare, di affacciarsi sulla strada quotidiana del vivere collettivo.
I primi due artisti che il 23 gennaio daranno la loro partecipazione all’evento sono gli artisti Angelo Barile (pittore) e Michela Ghio (Fotografa )
Due vetrine e due artisti che allestiranno una mini personale ed entrambi lavoreranno dal vivo . Inaugurazione della bi personale sarà il 23 gennaio ore 19 preso Hulahoop gallery Torino-Roma di via Rocciamelone ,7 sede del MAU Museo d’Arte Urbana di Torino
Angelo Barile donerà al pubblico la maestranza del suo dipingere live e la fotografa Michela Ghio realizzerà un set fotografico dal gusto del tutto personale come le sue foto, invitandovi ad farvi fotografare per realizzare un progetto d’arte più ampio.
L’evento durerà per tutta la settimana dal 23 gennaio al 30 gennaio 2015.
Gli artisti saranno presenti in galleria dalle ore 13.00 alle 19.00

Angelo Barile
angelo@angelobarile.it
http://angelobarile.it/

Nato a Torino 1960 Studi ingegneria aeronautica, attività nel campo del fumetto con la striscia “AmArsi A Morsi”.
Passaggio alla pittura ed installazione nel corso degli anni, come tema conduttore il mondo infantile e le sue problematiche nei confronti dell’universo adulto che gli dà la possibilità di essere invitato alla Biennale di Venezia, fino ad arrivare all’indagine attuale del mondo interiore che ognuno di noi ha dentro sopito.
Partecipa a “Stay Foolish” collettiva internazionale curata dalla galleria Dorothy Circus a Rivoli Alcune delle sue opere sono state acquistate dal museo arte contemporanee di Parma, Museo Arte Urbana Torino, Museo Atzak Montparnasse Parigi, museo Diocesano Ancona.

Michela Ghio
www.michelaghio.com
Michela Ghio nasce nel 1980 a Torino, dove attualmente vive e lavora.
Frequenta il liceo artistico e successivamente un corso di specializzazione in grafica per il web.
Dal 2001 inizia a lavorare come graphic designer, prima presso diversi studi e oggi come libera professionista.
Nel 2007 approfondisce i suoi interessi nel campo artistico lavorando anche come interior designer, ambiente nel quale attualmente svolge piccole collaborazioni occasionali.
Alla continua ricerca di nuovi stimoli e contaminazioni, a partire dal 2009 comincia a sperimentare un suo modo per comunicare anche tramite la fotografia, in un primo momento come autodidatta, poi seguendo un breve corso e infine affiancando come assistente alcuni fotografi professionisti.
Dopo aver percorso parecchie strade, esplorando diversi territori di espressione, inizia ad esporre in alcune mostre collettive, ma è solo nel settembre del 2014 che si esibisce nella sua prima personale, presentando il progetto Self[à]part, oggi riproposto qui grazie al progetto “Artisti in Vetrina”.
Per il suo futuro ha come unico obiettivo di mantenere costante la curiosità che da sempre le ha permesso di vivere con entusiasmo.

Self[à]part

Self[à]part nasce nel 2009 come percorso narrativo e raccolta di frammenti, senza l’ambizione di essere un progetto e si sviluppa negli anni in maniera del tutto spontanea.
Solo nel corso del tempo quegli istanti di vita, messi uno in fila all’altro, danno vita ad un progetto vero e proprio.
Decido quindi di abbandonare del tutto l’idea dell’autoritratto fine a se stesso ed inizio a creare degli scatti che possano mettere in luce chi sono e ciò che vivo, ma soprattutto come e che cosa penso.
Scopro che il linguaggio che meglio mi rappresenta è quello della provocazione e dell’ironia e cerco di raccontarmi agli altri attraverso questi due aspetti.
Gioco con un corpo che solo in età adulta ho imparato a conoscere e gestire, non per volontà di esibizionismo, ma per comunicare un’idea attraverso la mia femminilità, senza pudore né vergogna.
La parte per il tutto.

23 /01/2015
Artisti in Vetrina con Angelo Barile e Michela Ghio
vernissage ore 19.00
MAU Museo d’Arte Urbana di Torino
L’Associazione HulaHoop Torino- Roma
via Rocciamelone ,7 Torino
orari chiuso la Domenica lunedì al sabato 13:00 alle 20:00
Info : 335 6398351-320 3542037
info@museoarteurbana.it
www.museoarteurbana.it
http://togaciarte.wix.com/togaciarte

http://blog.contemporarytorinopiemonte.it/?p=20802

https://www.facebook.com/events/893974360634500/

Personale di Flavio Parente “Sublimazioni” _ “INANIMA” _ “Le Regioni dell’Anima”

Category : Artists, events, MAUturin archive, News · No Comments · by Jan 14th, 2015

inanima

Serata di presentazione della nuova collaborazione tra MAU Museo d’Arte Urbana di Torino e l’Associazione HulaHoop Torino/Roma

Venerdì 6 febbraio 2015, dalle 19.00 alle 00.00 in via Rocciamelone 7 c a Torino, presso la sede del Museo d’Arte Urbana, serata multidisciplinare che sancisce la nuova collaborazione tra il MAU e l’Associazione HulaHoop Torino/Roma

Il Museo d’Arte Urbana, dopo la collaborazione con la galleria Pow di Alessandro Icardi, inizia una nuova collaborazione con l’Associazione HulaHoop Torino/Roma, all’insegna della comunanza progettuale, della multidisciplinarietà e dell’apertura verso il territorio e la città.
L’Associazione HulaHoop, e relativo progetto, nascono a Roma nel 2009 dallo spirito spontaneo e appassionato di Gerlanda Di Francia, pittrice, Elisabetta Trova, filosofa, Togaci, critica e curatrice artistica, e Ottavia Starace, architetto.
L’HulaHoop è il nome comune di un gioco di forma circolare, privo quindi di gerarchie, che gira intorno alla vita, quando riesce. Un gioco che può passare da semplice a complesso, da divertente a spettacolare. L’HulaHoop è un movimento che si compie intorno all’arte, in tutte le sue forme espressive. Arte visiva, teatro, concerti, cabaret, mostre, costituiscono l’offerta culturale ampia ed articolata di HulaHoop che, tramite la collaborazione con il Museo d’Arte Urbana, troverà in Torino un nuovo e stimolante palcoscenico.

Programma della serata :

Personale di Flavio Parente

“Sublimazioni” _ “INANIMA” _ “Le Regioni dell’Anima”

a cura di Togaci ed Edoardo Di Mauro

Apertura della serata a cura della danzatrice e performer Noemi Valente, crotonese e torinese d’adozione.
Noemi Valente ha la capacità di filtrare l’aspetto individuale per farne un tema universale.

A seguire le “Let’s Combo” (Torino)
Elisa Aragno al flauto e la selezione musicale della dj Beatrice Tarantino creeranno un tappeto musicale trovando ispirazione nei video frattali di Flavio Parente.
Il risultato è un vivace e trascinante dialogo tra dj e flautista, all’insegna della libera improvvisazione di suggestioni sonore.

Per finire Michele Papa, musicista romano e scrittore, presenterà il progetto musicale “Lande” e il suo libro, raccolta di poesie, “Ottantotto dita meccaniche”, edito da Ensemble. L’attrice Matilde Vigna, di Rovigo e torinese d’adozione, leggerà alcuni brani più significativi.

MAU Museo d’Arte Urbana di Torino
L’Associazione HulaHoop Torino- Roma
via Rocciamelone ,7 Torino
orari chiuso il lunedì
martedì al sabato 13:00 alle 20:00

Info : 335 6398351-320 3542037
info@museoarteurbana.it
www.museoarteurbana.it
http://togaciarte.wix.com/togaciarte

Grafica :Chiara Luzi
http://chiaraluz.blogspot.com/
http://chiaralu2.tumblr.com/
http://imnothere-lu.tumblr.com/

Ufficio stampa :Galleryhulahoop
galleryhulahoop@gmail.com

Testo:

Il concetto e la pratica della rappresentazione artistica intesa come mimesi naturalistica ed il conseguente predominio della pittura entrano in crisi proprio dall’avvento della fotografia nella prima metà dell’ 800, estrema e conclusiva propaggine della modernità. Inizia da allora, e prosegue lungo il crinale novecentesco, quello che alcuni teorici definirono un vero e proprio “combattimento per un’immagine”, una tenzone tesa a stabilire il dominio sulla riproduzione del reale, con gli Impressionisti primi a scendere massicciamente in campo pronti a sfidare la tecnica fotografica nell’impari cimento della rappresentazione naturalistica. In realtà si tratta di un combattimento privo di senso e teso, semmai, a raggiungere un pareggio, una sostanziale pacificazione, come appare evidente analizzando le vicende storiche del Novecento, i cui effetti si prolungano ad occupare anche la prima parte di questo nuovo millennio. Come sostenuto da uno dei più preparati storici italiani della fotografia, Claudio Marra, con una tesi che mi sento di condividere, in realtà solo in parte la fotografia è stata un prolungamento della pittura con altri mezzi, più semplici ed immediati, al punto, in certi casi, da non richiedere neppure una particolare preparazione e professionalità nell’uso dello strumento, adoperato come una vera e propria protesi. In realtà la fotografia è dotata di uno statuto linguistico proprio e di un diverso livello referenziale nella rappresentazione della realtà, tali da apparentarla, semmai, alle modalità “extra – artistiche” introdotte nella teoria delle avanguardie storiche e portate a piena diffusione tra gli anni ’50 e ‘ 70 del secolo scorso, con la fuoriuscita dell’arte dal tradizionale alveo bidimensionale tipico della pittura per procedere verso una volontà di contaminazione con l’ambiente esterno inteso come piena omologia con il mondo, nel perseguimento di una esperienza estetica, quindi polisensoriale, totalizzante. Non che la pittura si sia arresa, tutt’altro. Ritornata prepotentemente sulla scena nella seconda metà degli anni ’70, dopo che il Concettuale l’aveva bandita come pratica manuale, quindi non totalmente asservita ad una dimensione noetica tipica dell’ala più radicale di quello stile, essa ha saputo rinnovarsi stante la sua innata capacità di metabolizzare, con procedimento metamorfico, tutto quanto proviene dall’esterno, interpretandolo con l’ atteggiamento tipico della dimensione simbolica ed allegorica, mediano tra pulsione interiore e distacco concettuale. La fotografia, nell’ultimo trentennio, si è avvalsa della disinibizione formale cifra stilistica del postmoderno per riversarsi massiccia nel panorama eclettico della contemporaneità privilegiando la funzione piuttosto che l’oggetto e diventando, negli anni ’80 ma ancora di più nel decennio successivo, la dimensione narrativa maggioritaria, in compagnia di quello che è stato il suo primo derivato tecnologico, il video. L’atteggiamento si è manifestato nella duplice accezione di una partecipazione “fredda”, tendente a privilegiare una classificazione impersonale ed asettica dell’esistente e della banalità quotidiana, ed un’altra dimensione “calda”, “psicologica”, in cui gli artisti hanno adoperato il mezzo come estensione del proprio io, per calarsi nel reale con atteggiamento di empatica partecipazione. Flavio Parente adopera il linguaggio della fotografia e, più in esteso, quello della tecnologia, per sfruttarne appieno le potenzialità di allargamento delle facoltà sensoriali, in una accezione autenticamente “estetica”, in pieno rispetto dell’etimologia del termine. La sua eclettica ed irrequieta ricerca sulle nuove frontiere dell’immagine lo porta a spaziare dalla fotografia, alla videoarte, alla regia cinematografica e documentaristica, dove l’esigenza di sperimentare si coniuga all’ impegno sociale.I suoi scatti fotografici non si manifestano come casuali e puramente documentari, ma testimoniano un’accuratezza formale mai fine a se stessa, frutto dell’importanza che l’artista dà ad un effetto finale che vuole essere il più preciso possibile. Quindi Parente coniuga una attenzione evidente ai temi del disagio individuale e collettivo, all’eclissi del sacro nella nostra dimensione sociale, con una resa estetica estremamente rigorosa ed appagante. Nei vari filoni di indagine visiva perseguiti dall’artista negli ultimi anni figurano volti umani resi con rara efficacia espressionista e senso della reatralità, adoperando i toni sfumati ed evocativi del bianco e nero ed una tecnica che si collega alla lezione delle avanguardie storiche, in particolare il fotodinamismo di Bragaglia. Una linea di ricerca recente vede Parente intento a scandagliare paesaggi, persone ed immagini, per dare conto ed evidenza della presenza della dimensione visiva del frattale. Il frattale è, in sintesi, un oggetto geometrico che si replica nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, presente in natura. Questa evidenza viene indagata da Parente, ad esempio con immagini subacquee di rara suggestione, dove la figura umana, insieme all’oggetto, assume pose di ineccepibile regolarità geometrica. Di grande interesse anche l’ultima serie di opere. L’artista gira per chiese e musei di Roma, sua città di residenza, alla ricerca dei significati e dei simboli riposti tra le pieghe talvolta ermetiche dei grandi capolavori del passato, in particolar modo di quei dipinti e sculture del Cinque e Seicento dove gli artisti, per aggirare le imposizioni della Controriforma, insinuavano tra i meandri della composizione tracce di un ispirazione che non poteva manifestarsi in maniera diretta, ma doveva celarsi dietro nascoste allegorie, che la tecnologia contemporanea, così abilmente adoperata da Parente, è in grado di svelare ai nostri occhi, donandoci un’autentico reincanto dell’immagine.

Edoardo Di Mauro, gennaio 2015.

http://blog.contemporarytorinopiemonte.it/?p=20794

ARTISTI IN VETRINA

Category : events, MAUturin archive, News · No Comments · by Jan 13th, 2015

HulaHoop-e-MAU

 

HulaHoop (Art Gallery  Torino | Roma) & MAU (Museo d’Arte Urbana Torino)
Sono lieti di presentare:

ARTISTI IN VETRINA:

Artisti in Vetrina è un progetto che nasce per la proposta e la valorizzazione di artisti che vogliano far conoscere la propria opera al pubblico. Nessun vincolo, nessun prezzo per esporre, solo il desiderio di far arrivare i propri lavori a chi non necessariamente frequenta gallerie d’arte.

E’ intrinseco nell’artista il bisogno di comunicare, di affacciarsi sulla strada quotidiana del vivere collettivo.
Ed è su questa strada che oggi si può affacciare, magari per offrirci in modo discreto l’occasione di prenderci una pausa nel frenetico correre di ogni giorno.

Nella prestigiosa sede del MAU – MUSEO D’ARTE URBANA di Torino (via Rocciamelone 7), Hulahoop Gallery allestirà di volta in volta due vetrine per due artisti di discipline diverse che esporranno i loro lavori e opereranno dal vivo per rivelare le proprie tecniche e il proprio mondo.

Le esibizioni andranno avanti a cadenza settimanale, fino alla collettiva di fine stagione.

Per candidarsi, inviare a galleryhulahoop@gmail.com una breve biografia e le foto di alcuni dei lavori che più vi rappresentano.
Per motivi organizzativi avranno la precedenza gli artisti residenti nel comune di Torino.

http://officinebrand.it/offpost/hulahoop-e-mau-presentano-artisti-in-vetrina/

http://blog.contemporarytorinopiemonte.it/?p=20784

https://www.facebook.com/events/1521746741429214/?ref=22&pnref=story

Pietre di inciampo: Corrado Lolli

Category : MAUturin archive, News · No Comments · by Jan 8th, 2015

Sabato 10 gennaio 2015 ore 20.30 in Corso Tassoni 33 posa della “Pietra di inciampo” di Corrado Lolli

http://www.anpitorino.it/eventi/locandinaWEB_PietreComune.pdf

 

207-385-Lolli Corrado 30.06.1895

Corrado Lolli, figlio di Camillo Lolli e Bice Jona è nato in Italia a Torino il 30 luglio 1895.
Arrestato a Torino (Torino). Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz.
Non è sopravvissuto alla Shoah.

Abita in corso Tassoni 25 e poi in corso Altacomba 33
Il Lolli scrive al federale:”Duce, in seguito alle deliberazioni del Gran Consiglio io ebreo [razza ariana] mi pregio dare le dimissioni dal partito, dicendo però che quando entrai nel fascismo lo feci per pura fede e nonostante tutti i decreti io sono [sottolineato nel testo, ndr] italiano e queste fedi nessuno [sottolineato nel testo, ndr] mi toglie. Con osservanza. f.to Corrado Lolli. Vi prego Federale trasmettere al Duce”
Nel 1935 possiede il telefono

LOLLI CORRADO, nato a Torino il 30.07.1895, figlio di Camillo e Jona Dice. Ultima residenza nota: Torino. Arrestato a Torino il 06.06.1944 da tedeschi. Detenuto a Torino carcere, Milano carcere. Deportato da Verona il 02.08.1944 ad Auschwitz. Ucciso all’arrivo ad Auschwitz il 06.08.1944. Convoglio 14

25

http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_sterminio_di_Birkenau

http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Auschwitz

 

http://rottasutorino.blogspot.it/2015/01/le-pietre-dinciampo-torino-il-programma.html

http://www.nomidellashoah.it/1scheda.asp?nome=Corrado&cognome=Lolli&id=4866#

http://www.dalrifugioallinganno.it/luoghi_memoria/lettera_l.htm

http://archiviodistatotorino.beniculturali.it/work/pnf_detl.php?pag=9&rec=84516

Lolli Corrado Salomone – Fascicolo n. 21244

Info anagrafiche

Titolare:   Lolli Corrado Salomone
Nato a:   Torino
Provincia di   Torino
Data di nascita:   30 giugno 1895

Sesso:   m
Padre:   Camillo Lolli
Madre:   Bice Jona

Lavori/Professioni

Professione:   professore
Datore di lavoro:   disoccupato
Data:   1932
Professione:   professore
Datore di lavoro:   istituto magistrale di Parenzo
Data:   m
Professione:   professore
Datore di lavoro:   m
Data:   1935

Gruppi

Fascio di:   Torino
Gruppo:   Pini (anno: 1932 – 1934)
Gruppo:   Pini (anno: 1935)

Iscrizioni/espulsioni

Data prima iscrizione:   1932
Anzianita’ convenzionale:   29 ottobre 1932
Data iscrizione a Torino:   1932

Garanti e note varie

Ferruccio Botta
Eugenio Canepa
Abita in corso Tassoni 25 e poi in corso Altacomba 33
Il Lolli scrive al federale:”Duce, in seguito alle deliberazioni del Gran Consiglio io ebreo [razza ariana] mi pregio dare le dimissioni dal partito, dicendo però che quando entrai nel fascismo lo feci per pura fede e nonostante tutti i decreti io sono [sottolineato nel testo, ndr] italiano e queste fedi nessuno [sottolineato nel testo, ndr] mi toglie. Con osservanza. f.to Corrado Lolli. Vi prego Federale trasmettere al Duce”
Nel 1935 possiede il telefono

Morte dell’orologiaio Aldo MoreJ in Via Cibrario il 23 dicembre 1943

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

(da “I vinti non dimenticano” di Giampaolo Pansa)

Il 23 dicembre fu ucciso nel suo negozio di Via Cibrario l’orologiaio Aldo Morej, 42 anni, ritenuto a torto un amico personale di Mussolini. A sparargli fu il nuovo capo dei GAP torinesi: Giovanni Pesce, 25 anni, che aveva preso il posto di Garemi.. La sera del 23 dicembre, verso le sette,  Pesce entrò nel negozio di Morej armato di due rivoltelle. Gli sparò tre colpi alla schiena e il quarto alla tempia. Poi se ne andò in bicicletta come era attivato. Non ci fu nessuna rappresaglia. Una parte dei fascisti la pretendeva. Ma dissero di no, tanto al capo della Provincia, Paolo Zerbino,  che il federale torinese, Giuseppe Solaro.

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Solaro

Giuseppe_Solaro_rsi Solaro1

 

il fascista aldo morej 1943

 

http://www.torinoinguerra.it/1943-to.asp

http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Pesce

Con i GAP a Torino e Milano

Nel capoluogo piemontese svolse, con il nome di battaglia “Ivaldi”, numerose azioni di sabotaggio contro l’occupante nazista e uccise diversi esponenti del regime fascista collaborazionista, dimostrando tenacia e capacità nella dura e spietata guerriglia urbana solitaria condotta dai gappisti. Pesce ha raccontato nelle sue memorie il suo primo attentato mortale diretto contro il maresciallo della Milizia e amico personale di Benito Mussolini Aldo Morej: egli ammette la sua indecisione nel primo tentativo; nella seconda occasione egli invece dimostrò grande determinazione. Il 23 dicembre 1943, arrivato in bicicletta insieme ad un compagno di copertura, entrò nel suo negozio da orologiaio dove Morej serviva i clienti e lo uccise freddamente alle spalle[2], riuscendo poi a sfuggire senza difficoltà[3]

Giovanni Pesce  e Nori Brambilla Pesce (morta 6 Novembre 2011)

PESCE visone-sandra

 

DOPOGUERRA Il primo posto di lavoro

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

http://www.cercanotizie.com/sul-filo-della-memoria-dopoguerra-il-primo-posto-di-lavoro-a-14-anni-in-una-boita-di-corso-traiano/

Pubblicato il

I miei ricordi s’iniziano in due camere di una casa di ringhiera in cui vivevamo in quattro, con una finestra su via San Donato – scrive Enrico Cuppari, classe 1931, Torino, Lungopo Antonelli 117/4 – da cui vidi per la prima volta il tram lungo, della linea 13 a tre porte chiuse, in sostituzione di quello traballante a due porte aperte, che concluse la sua attivita’ molti anni dopo sulla linea 17 con il percorso dal Martinetto a Sassi.

I ricordi scorrono e mi vedo alunno della scuola elementare Boncompagni, con la maestra Candelletti (1a elementare), i maestri Carzana (mori’ investito dal tram in via Po), Dal Ponte, il severo Vianello, il direttore Alessandro Rocco.

La scuola era ed e’ tuttora in via Galvani e raccoglieva i bambini di famiglie povere di via San Donato, corso Regina, Martinetto e i bambini delle famiglie ricche di via Cibrario, via Peyron, corso Francia.

Tra i compagni c’era anche Sandro Doglio, poi diventato famoso giornalista.

La scuola era al centro di questi due quartieri socialmente diversi, a destra i benestanti, a sinistra i proletari, quasi anticipando la posizione in Parlamento delle forze politiche dopo la liberazione.

La guerra concluse il mio periodo scolastico, appena in tempo per ottenere la licenza elementare.

Inizio’ la quotidiana lotta alla carestia col tesseramento dei generi alimentari (la borsa nera non era alla nostra portata): conobbi la paura dei bombardamenti.

Il filo della memoria percorre via San Donato, transito per il poligono del Martinetto, ora elevato a perenne ricordo di coloro che li’ furono sacrificati, e allora luogo di paura e di morte; strada di transito dei militari tedeschi in libera uscita, che dalle postazioni antiaeree della Pellerina andavano in centro, giovani strappati dalle loro case, dai loro affetti e che vivevano la tristezza di tutti i soldati, costretti a combattere la guerra dei loro capi; strada in cui si svolse, nei giorni della Liberazione, una battaglia tra partigiani e nazifascisti che si concluse con la mediazione dell’anziano parroco don Vacha.

Arrivo’ la Liberazione, la fine della guerra Ricordo il primo posto di lavoro, a 14 anni, regolato dalle garanzie previdenziali, perche’ il lavoro, diciamo sommerso, era cominciato tre anni prima (quale perverso confronto con l’attuale crisi occupazionale dei giovani di oggi).

La piccola officina, nella quale lavorai nove anni, (la ditta Silvetti Erminio di corso Traiano alla quale si riferisce la foto), era la classica boita che produceva accessori per automobili, fari, dischi copriruota, paraurti ecc.

con sistemi di lavorazione della lamiera ormai scomparsi, come il tornitore di lamiera (l’arpuseur), lavoro svolto a cottimo che consentiva anche buoni guadagni, ma in gravi condizioni di fatica e di rischio.

La prevenzione antinfortunistica era approssimativa o inesistente.

Nel 1946 il Comune di Torino istitui’ corsi triennali integrativi serali, destinati ai ragazzi che avevano interrotto la scuola per la guerra; fu l’occasione per ritornare sui banchi, e arrivare alla licenza di avviamento al lavoro, titolo di studio che consentiva l’iscrizione ai sei anni di corso serale (Avogadro), per periti.

Venne il diploma, faticosamente, e il posto alla Fiat, per 37 anni.

Poi la pensione.

Gelati Chiavacci e Yogurt Stepanian

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014
Gelati Chiavacci
StampaSera 21/07/1964 – numero 162 pagina 2
Stroncato da un infarto l’industriale Chiavacci
L’improvvisa morte di Angelo Chiavacci, a soli 47 anni, ha destato viva emozione nell’ambiente Industriale dell’Italia settentrionale. Angelo Chiavacci, in molti anni di duro lavoro, era riuscito a creare una potente organizzazione nel campo dei gelati. Aveva cominciato a lavorare giovanissimo alutando il padre, Augusto, proprietario di un modesto chiosco in corso Re Umberto angolo via Cristoforo Colombo. Si era nel 1930; Angelo Chiavacci andava anche a casa dei clienti a portare caldarroste. Durante il conflitto un bombardamento aveva distrutto la piccola impresa che i due avevano iniziato in via Cibrario. L’attività era ancora sotto forma artigianale in un bar con laboratorio di corso Sommeiller quando Augusto Chiavacci a 63 anni mori per infarto. Un anno dopo il figlio fondava la società, in accomandita semplice dando inizio alla produzione dei gelati su scala industriale. In questi ultimi anni, avendo ormai raggiunto il successo. Angelo Chiavacci aveva rallentato il ritmo di lavoro concedendosi un po’ di riposo. Giocava a tennis, era appassionato di fotografia, godeva di un’ottima salute. Domenica era solo in casa con la maggiore delle sue quattro figlie, Silvia di 10 anni che sta sostenendo gli esami di maturità classica, con lei avrebbe raggiunto poi la famiglia al mare. Si è sentito male al mattino. E’ accorso il medico di famiglia che gli ha somministrato qualche cardiotonico. Alle 19 una seconda crisi lo ha fulminato. Oggi alle 16 si svolgeranno i funerali.
La Ditta Chiavacci nacque a Torino nel 1963 ed ebbe una vita breve ma intensa. Ricordo il biscotto Novellino, lo Scozzese e lo Scozzesino con la coppetta bigusto da 50 e 100 lire che recavano l’immagine del tartan e anche l’innovativo stick giallo, lievemente ricurvo, alla Banana. La crisi inizio’ nei primi anni ’80 dopo il boom del decennio precedente e terminò nel 1989 con la chiusura dell’azienda.

 

Stabilimento Yogurt Stepanian
Lo yogurt in passato era commercializzato come un lassativo disinfettante dell’intestino. La “batterioterapia lattica” era una terapia a base di latte yoghurtizzato,  frutto di anni di studio del Dott. Nishan Der Stepanian, intraprendente armeno (romeno?), che nel 1913 aprì a Torino un laboratorio specializzato in fermenti lattici.
La scatola di latta conteneva 100 g di fermenti lattici con vitalità garantita un anno. Essi potevano essere assunti “nature”, per preparare il latte yogurtizzato oppure, seguendo le istruzioni accluse nella scatola, poteva servire per preparare il vero yogurt. Ecco la foto della scatola: OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Misura 5,5 cm x 5,5 cm x 10,5 cm di altezza. La data di produzione riporta “marzo 1939”. I Laboratori di Fermenti Lattici del Dott. Nishan Der Stepanian erano siti in via Nicomede Bianchi, poi in Corso Regina Margherita 73. La scatola era bilingue, sia italiano, sia francese. Probabilmente la sede di Torino serviva anche la Francia meridionale.
Lo  Stabilimento  di via Nicomede Bianchi  produceva sin dagli anni 1930, l’omonimo yogurt, che veniva acquistato  poi al dettaglio (p.e. dal “marghè” di via Salbertrand, con la bottiglia di “tappo rosso”)
[I Der Stepanian in Italia : i cinquant’anni del yogurt Dott. Der Stepanian / Beatrice Yeretzian. – Torino : Yeretz, 1963. – 22 p. : ill. ; 21 cm

Dove lo trovi

MUSEO NAZIONALE DEL RISORGIMENTO DI TORINO

Collocazione: OPTG.1147]

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Nena, staffetta partigiana torinese

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

http://perstorie-eieten.blogspot.it/2010/05/nena-staffetta-partigiana-torinese-nena.html

Nena fu una delle tante staffette partigiane che svolsero la fondamentale funzione di collegamento fra i vari gruppi della resistenza. Viaggiava, sempre sola, tra Torino e Torre Pellice in Val Pellice, portando con sé documenti e comunicazioni da comando a comando, ogni viaggio compiuto con guardinga attenzione.
“Portavo le comunicazioni al comando di Torre Pellice. Noi eravamo della divisione GL, Giustizia e Libertà, poi c’erano anche i Garibaldini. Andavo il più delle volte in treno, qualche volta mi scarrozzavano in auto. Una volta sono stata fermata a Torino in corso Inghilterra, avevo i documenti falsi. Mi fermano e mi dicono ‘in alto le mani!’, ma io avevo una borsetta a portafoglio, si usavano così a quei tempi, e dico ‘eh, ma dove metto la borsetta?’. Me l’hanno strappata di mano, l’hanno aperta, io tremavo come una foglia per quanto cercassi di stare tranquilla. Per fortuna quella volta non avevo dei documenti dei partigiani. Il periodo partigiano è stato terribile. Dopo quella volta non mi hanno più fermata, anche se mi pedinavano sempre, mi tenevano sotto controllo, non mi mollavano. C’erano altre staffette come me, molte donne perché davamo meno nell’occhio. A Torre Pellice non è rimasto più nessuno, sono morti tutti tranne uno, l’ho sentito e vorrebbe venire a trovarmi.”

Il timore per la propria incolumità e quella delle persone care la faceva da padrone durante la guerra. Un paio di avvenimenti furono per Nena carichi di paura e di preoccupazione per la sorte dei congiunti, e allo stesso tempo uno di questi fatti le richiese un coraggio non da poco nel tentativo di salvare il nonno materno.
“Mio zio materno era partigiano ed era stato incarcerato alle Nuove di Torino. Una sera avevano messo una bomba in via Cibrario angolo piazza Statuto ed era morto un tedesco. Il mattino dopo hanno fucilato in piazza dieci partigiani per quel tedesco, io avevo paura che tra questi ci fosse mio zio ma non avevo il coraggio di andare a vedere. Chiesi così ai partigiani che erano venuti giù da Casellette di controllare. Per fortuna mio zio non era tra i dieci fucilati. Un’altra volta hanno invece arrestato mio nonno a Casellette, lui abitava lì, avevano appena ucciso un tedesco e gli uomini, tra cui c’era mio zio, erano scappati in montagna perché sapevano che stavano arrivando i tedeschi. I tedeschi hanno visto ‘sto povero vecchio, che tra l’altro non aveva più l’avambraccio destro per una bomba, e l’hanno fatto salire sulla camionetta con il calcio del fucile e l’hanno portato alla caserma fascista di via Asti a Torino. Io sono stata avvisata in ufficio e sono andata di filato al comando fascista a Rivoli per sapere dove l’avevano portato. Ho parlato con il comandante, che me lo ha detto. Sono andata subito. Lì ho riconosciuto un ragazzo che faceva il doppio gioco, era un partigiano, mi ha fatto capire di reggere il gioco. Poi mi hanno fatta entrare in una stanza per l’interrogatorio, mi hanno anche controllato le borse. Quando mi hanno fatto vedere mio nonno, io ho detto ‘tenete me come ostaggio e non un povero vecchio’, e il fascista ‘be’, sarebbe bello tenere la signora in ostaggio qui, ci sarebbe da divertirci!’ Il ragazzo che faceva il doppio gioco quando io stavo uscendo mi ha fatto l’occhiolino e mi ha detto ‘stia tranquilla, glielo porto io a casa’ e così è stato. Della guerra mi ricordo anche i bombardamenti su Torino, andavamo negli infernotti, non erano serate piacevoli, si stava in tanti sotto terra. Non abbiamo mai patito la fame, c’era anche la borsa nera, ogni volta ogni tanto si riusciva a prendere del caffè, ma bisognava fare attenzione perché, quando si tostava, si sentiva l’odore. E poi ogni tanto si aveva del pane bianco. Tutto alla borsa nera, che era gestita da gente che si è fatta i quattrini. Noi abbiamo sempre mangiato perché io lavoravo. Per non subire i bombardamenti, io e mia mamma da Torino ci saremmo dovute trasferire a Casellette, i mobili li avevo già portati là. Ma quando i tedeschi hanno fatto la retata a Casellette, sono entrati in casa e hanno sfasciato tutto, il pezzo di mobile più grande era di 30 cm, così non siamo più potute andare.”

A concludere i ricordi pertinenti il periodo della guerra, Nena narra brevemente della liberazione e della sfilata a Torino. “La liberazione è stata un bel giorno, eravamo tutti contenti. Quando ci fu via libera perché i partigiani potessero scendere dalle montagne, i tedeschi stavano infatti scappando, la frase in codice trasmessa via radio era ‘Aldo dice 26 x 1′. Dopo che Torino fu liberata, ci fu la sfilata e mio marito partecipò come partigiano mutilato di guerra; sul camion dove era lui ad un certo puntò saltò su uno che stava con i fascisti e gli ha detto ‘chiel l’è propi me amis, ne’ e invece lo aveva sempre odiato. Mio marito gli ha sputato in faccia. Gli hanno dato una medaglia, su un lato c’è un’antenna, sull’altro la frase in codice ‘Aldo dice 26 x 1?. L’ho conservata e l’ho sempre portata quando mi hanno chiamata per le commemorazioni.”

MAU inaugurazioni: 30 novembre 2002

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30/11/2002

Luce e arte

Museo di Arte Urbana, Torino

Nell’ambito di “Torino contemporanea : luce ed arte”, presentazione al pubblico delle opere murali prodotte nel 2002.

 

comunicato stampa

Sabato 30 novembre, dalle 11 alle 13, con punto di incontro in via Musinè 19, a Torino, il MAU – Museo d’Arte Urbana di Torino, nell’ ambito delle iniziative di “Torino contemporanea : luce ed arte” presenta al pubblico le opere murali prodotte nel corso del 2002.

Si tratta dei lavori inediti di Salvatore Astore (Piazza Campidoglio ang.via Musinè), Alessandro Gioiello ( via Locana 21), Gianluca Nibbi ( via Locana ang. Via Cibrario), Claudia Tamburelli ( via Rivara ang. Via Balme), Theo Gallino, quest’ultimo all’interno della “Galleria Campidoglio” in via Fabrizi 47, e di quelli, inaugurati lo scorso 12 luglio, di Angelo Barile e Sergio Ragalzi (via Ceres 11), Enrico De Paris (via Locana 14), ed Antonio Mascia (piazza Moncenisio 8/b). Direttore Artistico del MAU è Edoardo Di Mauro, curatore Giovanni Sanna. Patrocinio : Comune di Torino, Regione Piemonte, Provincia di Torino, Accademia Albertina di Belle Arti.

Artisti del Museo d’Arte Urbana : Salvatore Astore, Sergio Ragalzi, Mercurio, Lucia Caprioglio, Angelo Barile, Andrea Mandarino, Stefano Martino, Mario Marucci, Maria Antonietta Onida, Luisa Perlo, Alessandro Rivoir, Luigi Taricco, Elisabetta Viarengo Minotti, Marco Barbonese, Carlo Giuliano, Enzo Bersezio, Claudia Tamburelli, Paola Brisotto, Campoccia & Ravinale, Antonio Mascia, Antonio Carena, Filippo Di Sambuy, Carossio & Veloso, Paola Destefanis, Cinzia Frasè, Massimo Greco, Leonida De Filippi, Bruno Quaranta, Vera Tait, Enrico De Paris, Luigi Presicce, Ferruccio D’Angelo, Francesco Di Lernia, Gianluca Rosso, Gianna Piacentino, Gianluca Nibbi, Alessandro Gioiello.

Artisti della Galleria Campidoglio : Gianantonio Abate, Angelo Barile, Enzo Bersezio, Corrado Bonomi, Antonio Carena, Gianni Cabras, Anna Comba, Ferruccio D’Angelo, Carlo Del Corso, Matilde Domestico, Francesco Di Lernia, Eya, Duilio Gambino, Theo Gallino, , Paola Gandini, Titti Garelli, Dario Ghibaudo, Beppe Giardino, Guido Giordano, Carlo Giuliano, Plinio Martelli, Stefano Martino, Mario Marucci, Antonio Mascia, Mercurio, Antenore Rovesti, Domenico Piccolo, Plumcake, Giorgio Ramella, Mirella Ribaudo, Gianluca Rosso, Eraldo Taliano. Info : 335/63.98.351 335/81.63.421

Il MAU- Museo d’Arte Urbana di Torino è il primo progetto in fase di concreta realizzazione, in Italia, avente come scopo il dar vita ad un insediamento artistico permanente all’aperto collocato all’interno di un grande centro metropolitano, con in più il valore aggiunto di essere iniziativa partita non dall’alto ma dalla base, complice il consenso ed il contributo fondamentale degli abitanti. In questo senso si può denotare una differenza tra questa ed altre pur ammirevoli realtà, quali i musei, ad esempio, di Maglione e Dozza, per citare i più noti, siti in luoghi fascinosi ma decentrati e, urbanisticamente parlando, di ridotte dimensioni o, all’opposto, con la pregevole iniziativa recente del Comune di Napoli che ha realizzato un vero e proprio percorso museale all’interno e, parzialmente, all’esterno delle nuove stazioni della metropolitana, per la sua regia coordinata dall’alto. Un intervento, quello di Napoli, da prendere comunque ad esempio da parte di molte amministrazioni per l’alto livello delle scelte artistiche, caratterizzate da organicità e da una giusta dose di pluralismo. Qualcosa di simile, nel territorio piemontese, sta iniziando a prendere corpo nella città di Moncalieri. Il nucleo originario del MAU è sito nel Borgo Vecchio Campidoglio, un quartiere operaio di fine’800, collocato tra i corsi Svizzera, Appio Claudio e Tassoni, e le vie Fabrizi e Cibrario, non distante dal centro cittadino.

Una porzione di spazio urbano miracolosamente salvatasi dagli sventramenti operati dal Piano Regolatore del 1959, che ha mantenuto pressoché intatta la sua struttura a reticolo costituita da case basse con ampi cortili interni dotati di aree verdi, suddivise da vie strette, il tutto a favorire il rapporto di comunanza tra gli abitanti ed una tipologia di insediamento, in una zona semicentrale di Torino, tale da farne un “paese nella città”.

Torino
Museo di Arte Urbana
punto d’incontro in via Musine 19

MAU inaugurazioni: 19 maggio 2001

Category : MAUturin archive · No Comments · by Dec 8th, 2014

http://www.undo.net/it/mostra/4515

19/5/2001

MAU

Galleria Campidoglio, Torino

Sabato 19 maggio alle ore 18, con un secondo momento domenica 20 alle ore 11, in via Nicola Fabrizi angolo corso Tassoni, a Torino, il Centro Commerciale Artigianale Naturale Campidoglio ed Il MAU Museo d’Arte Urbana inaugurano la “Galleria Campidoglio”. Ad integrazione del progetto di riqualificazione complessiva del Borgo Campidoglio, iniziato a partire dal 1991, la Galleria Campidoglio arricchira’ la dotazione di opere d’arte realizzate nel corso degli ultimi sei anni dal Museo di Arte Urbana, che vanta gia’ una trentina di pitture murali, grazie alla volonta’ del Centro Commerciale, rafforzando l’importanza di questa esperienza, l’unica in Italia ad essere stata concepita e realizzata all’interno di un quartiere parte di un grande centro metropolitano.

 

comunicato stampa

Sabato 19 maggio alle ore 18, con un secondo momento domenica 20 alle ore 11, in via Nicola Fabrizi angolo corso Tassoni, a Torino, il Centro Commerciale Artigianale Naturale Campidoglio ed Il MAU Museo d’Arte Urbana inaugurano la “Galleria Campidoglio”.

Le opere sono degli artisti Antonio Carena, Enzo Bersezio, Mercurio, Mario Marucci, Stefano Martino, Ferruccio D’Angelo, Francesco Di Lernia, Gianluca Rosso, Beppe Giardino, Plumcake, Gianantonio Abate, Gruppo Eya, Carlo Giuliano, Enrico De Paris, Matilde Domestico, Mirella Ribaudo, Domenico Piccolo, Corrado Bonomi, Dario Ghibaudo, Angelo Barile, Duilio Gambino, Anna Comba, Paola Gandini, Plinio Martelli, Antonio Mascia, Titti Garelli, Antenore Rovesti, Carlo Del Corso, Guido Giordano, Eraldo Taliano, Giorgio Ramella.

Ad integrazione del progetto di riqualificazione complessiva del Borgo Campidoglio, iniziato a partire dal 1991, la Galleria Campidoglio arricchirà la dotazione di opere d’arte realizzate nel corso degli ultimi sei anni dal Museo di Arte Urbana, che vanta già una trentina di pitture murali, grazie alla volontà del Centro Commerciale, rafforzando l’importanza di questa esperienza, l’unica in Italia ad essere stata concepita e realizzata all’interno di un quartiere parte di un grande centro metropolitano.

Le opere, di dimensioni 70 X 100, protette da teche di plexiglas ed illuminate, che saranno collocate sulle pareti tra i negozi, illustrano adeguatamente l’eclettismo della produzione artistica contemporanea, spaziando dalla pittura, all’oggettualismo, alla fotografia, con una selezione di autori di varie generazioni, caratterizzati dalla qualità del lavoro e dalla sua adattabilità formale in questo particolare ed inedito contesto metropolitano. La scelta, ad opera del Direttore Artistico Edoardo Di Mauro coadiuvato dal curatore Giovanni Sanna, privilegia la volontà del Museo d’Arte Urbana di sostenere prioritariamente l’arte torinese ed italiana.

Nel prossimo futuro altre opere si aggiungeranno alla Galleria Campidoglio.
Tra breve saranno inoltre inaugurate le nuove pitture murali degli artisti Filippo di Sambuy, Carlo Giuliano, Francesco Di Lernia, Gianna Piacentino, Gianluca Rosso, Antonio Mascia, Ferruccio D’Angelo, Enrico De Paris.

Inaugurazione sabato 19 maggio ore 18
e domenica 20 alle ore 11

Galleria Campidoglio
via Nicola Fabrizi angolo corso Tassoni, Torino