MAU

Turin Museum of Urban Art



Squadre di Borgata: La Rinascita Campidoglio

Category : MAUturin archive · No Comments · by Aug 28th, 2014

“Russello Antonio nell’anno 1970/71 esisteva anche una squadra di calcio che si chiamava “rinascita campidoglio”, allenata da quel gran torinese sig.Pessione titolare anche dell”omonimo pastificio di via balme”

In via balme 23, dove adesso si trova il Pastificio Rosso. 10615496_632507296864828_8088840140246826764_n

 

StoriaPalioBorgate

palio borgate 1971a palio borgate 1971 palio rioni 1971 palio borgate 1974 palio borgate 1976 palio borgate 1974 palio borgate 1975 palio borgate 1979 palio 1980 nazionali di quartiere 1991 palio circoscrizioni 1991

Squadre di Borgata: Il Martinetto Basket

Category : MAUturin archive · No Comments · by Aug 28th, 2014

Il Martinetto Basket La Banda del Martinetto di Don Enrico Quarello all’oratorio di Via Andrea del Sarto 3 (Istituto Richelmy) nel 1954. l’Oratorio e l’Istituto salesiani «del Martinetto» diventerà “Richelmy” solo nel 1923 .

10429355_632342190214672_6793243730956428544_n

“Mauro Locatelli l’oratorio era il Sant Agostino o Martinetto nome anche della polisportiva ho giocato li per anni basket pallavolo e calcio direttore allora era don Capri gran bei ricordi peccato che ora sia stato demolito don Quarello un grande musicista

Giorgio Aralla Don Quarello mio prof di musica!!! E il Martinetto basket fucina di grandi giocatori!”

http://www.megabasket.it/2014/08/serie-b/e-stefano-guidoni-il-nuovo-team-manager-del-cus-torino/26435896/

“Il CUS Torino Baskteball comunica che l’incarico di Team Manager della Prima squadra partecipante al campionato di serie B 2014-15 è stato affidato a Stefano Guidoni. Torinese, 43 anni il prossimo 27 ottobre, Guidoni ha alle spalle una lunga carriera da calciatore, iniziata all’Oratorio del Martinetto e sui campi del Barcanova, proseguita nel vivaio della Juventus e poi con tante stagioni in Serie B (283 presenze complessive e 70 reti) con le maglie di Perugia (con cui conta anche 2 presenze in Serie A), Cosenza, Reggiana, Hellas Verona, Salernitana, Palermo, Venezia e Cremonese.”

http://www.andreanicastro.it/storia_content_dx_allenatore_1994-2000.htm

Stagione 1994/95

clicca per ingrandire...

Tutto inizia quasi per scherzo. A 23 anni penso essenzialmente a studiare e a giocare, ma sto già pianificando l’anno di naia (allora era obbligatoria) e volendo fare il servizio civile presso i salesiani, quando lo “Zio” Ballin mi chiede di iniziare a dare una mano come aiutante allenatore, non ci penso due volte. Pipu, al secondo Umberto Scali, è mio compagno in prima squadra, e gestisce tutto da solo il minibasket “C”, quello dei più piccini. Il mio esordio come assistente allenatore è così brillante, che tutti i bambini di quel gruppo, nel giro di qualche anno, smettono di giocare…

Don Bosco Crocetta Torino Home Page...

  Stagione 1995/96

In questa stagione svolgo il mio servizio civile presso l’istituto salesiano “Agostino Richelmy”, meglio conosciuto come “Martinetto”. Oltre a seguire il doposcuola dei ragazzi della scuola media, gestisco il gruppo sportivo di basket del mercoledì, ma non posso dire di aver proprio allenato. Quel gruppo di ragazzini e ragazzine dagli 11 ai 14 anni avrebbe potuto scegliere di fare arpa celtica o briscola invece che basket, con risultati non inferiori: il vero obiettivo era far qualcosa al pomeriggio, in attesa che i genitori venissero a riprenderseli.

  Stagione 1996/97

clicca per ingrandire...

Dopo l’anno di servizio civile al “Martinetto”, durante il quale riesco termino gli esami universitari, torno ad alloggiare alla Crocetta per riprendere la tesi di laurea. Siccome l’idea di allenare inizia a piaciucchiarmi, provo a dare una mano ad Andrea Corrado, fresco di qualifica di “Allievo Allenatore”, e appena promosso capo allenatore del gruppo “Propaganda” dei nati nel 1985. Grande entusiasmo, grande passione, “zeru tituli”. Nel senso che, su 10 partite, ne perdiamo altrettante. Giusto per accendere il sacro fuoco. Siccome perseverare è diabolico, intendiamo insitere, certi di rifarci l’anno successivo.

http://biesseonline.sdb.org/1919/191912.htm

BOLLETTINO SALESIANO

PERIODICO MENSILE DEI COOPERATORI DI DON BOSCO

ANNO XLIII – N. 12   DICEMBRE 1919

Per l’educazione cristiana dei figli del popolo.

L’Oratorio Sant’Agostino al Martinetto-Torino. L’esistenza di questo Oratorio, come quella dell’Istituto al quale è annesso, è dovuta allo zelo ed alla munificenza di Sua Em. il Cardinale Agostino Richelmy, Arcivescovo di Torino. Sin da quando, semplice sacerdote, spiegava la sua molteplice attività sacerdotale anche a beneficio della gioventù, preoccupato dell’abbandono in cui si trovavano i giovanetti del Martinetto, il Teol. Richelmy, in unione con altri ottimi sacerdoti, promosse l’erezione di quest’Oratorio e, per meglio assicurarne lo sviluppo, ne volle affidata la direzione ai figli del Ven. Don Bosco. I Salesiani, dapprima, ne ebbero cura portandovisi ogni domenica dall’Oratorio di Valdocco, poi si stabilirono definitivamente nell’attiguo Istituto, e non è facile dire il bene che poterono compiere dal 1894 sino ad oggi, tra la gioventù del Martinetto, del Campidoglio e del Borgo S. Donato. Sarebbe bello il seguire, anno per anno, lo sviluppo dell’azione benefica che si svolge in questi centri di apostolato giovanile. Quali tesori di esperienza non verrebbero alla luce! Non potendo far ciò, diamo tuttavia un cenno del lavoro compiuto nell’Oratorio del Martinetto nell’anno catechistico 1918-1919, a conforto dei benefattori dell’opera, a stimolo a sempre maggior generosità nel favorirne lo sviluppo, e insieme a indirizzo e norma per quelli che ci seguono con scrupolosa diligenza in ogni nostra affermazione in questo campo. L’Oratorio S. Agostino al Martinetto-Torino, ha una duplice sfera d’azione: l’Oratorio propriamente detto, e il Circolo giovanile, intitolato, dalla località stessa, « Circolo Martinetto ». Come funziona l’Oratorio Sant’ Agostino. A) Orario dell’Oratorio. – L’Oratorio è tenuto aperto, nei giorni festivi, dalle 7 alle 12 e dalle 13 alle 19, e dalle 2o alle 22.30. B) Iscrizioni e Frequenza. – Le iscrizioni raggiunsero il numero di 460: la frequenza media fu di circa 25o e la massima, in certi mesi, di oltre 350. C) Associazioni e Compagnie. – L’Oratorio propriamente detto, composto di giovanetti dai 7 ai 15 anni, ha due Associazioni o Compagnie: la Compagnia «Savio Domenico» e il « Piccolo Clero ». D) Vita religiosa dell’Oratorio. – Nelle domeniche e feste: alle 8,30 si celebra una Messa per i giovani che desiderano accostarsi alla S. Comunione: alle 9,30 v’è una seconda Messa per gli altri giovinetti. È di grande importanza il non obbligare i giovinetti a restar digiuni fino a tarda ora per accostarsi alla Mensa Eucaristica. Nel pomeriggio, alle 3 ha luogo il Catechismo diviso per classi, come segue: 1a A e 1a B per i bambini della 1a elementare. – 2a A e 2a B per per quelli della seconda elementare – 3a A. 3a B, 3a C per la terza elementare – 4a A e 4a B, per la quarta elementare – 5a per la 5a elementare – 6a per la 6a elementare e per classi superiori. Al catechismo per classi tien dietro una breve, semplice, pratica spiegazione del Vangelo domenicale, in comune, ai giovani dell’Oratorio: mentre i Soci del Circolo, alcuni dei quali sono vicecatechisti, hanno, nel frattempo, un’istruzione religiosa adatta per loro. Seguono, in comune, la recita delle preghiere e la benedizione col SS. Sacramento. L’Oratorio si apre tutti i giorni dalle 17 alle 19: il Circolo dalle 2o alle 22,30. In quaresima si fa il catechismo quotidiano alle 18, in classe, con la recita delle orazioni e fervorino di pochi minuti. Anche ai giovanetti del Circolo, ogni sera, prima che tornino a casa, si volse un breve discorsetto, come si usa fare nelle Case Salesiane con gli alunni interni, dopo le preghiere della sera. E) Mezzi per promuovere la frequenza all’Oratorio sono le buone maniere di tutti gli addetti e le semplici risorse, già praticate da Don Bosco: – piccole lotterie nelle domeniche, dopo le funzioni religiose – colazioni nelle principali feste dell’anno – frequenti rappresentazioni nel teatrino – la passeggiata annuale, che quest’anno si compì a Collegno, conducendo i giovani in tram elettrico fino alla stazione di Regina Margherita, e, dopo il pranzo, a piedi, sino a Pianezza, allo storico Santuario di S. Pancrazio, dove ricevettero la Benedizione Eucaristica – la premiazione annuale, nella quale, quest’anno circa 7o furono i premiati con tagli di vestiario, maglie, libri, ecc. Il teatrino è dotato di un completo apparecchio per proiezioni fisse e animate, che incontrano il gradimento e l’entusiasmo dei giovanetti. E) Frutti. – I frutti delle fatiche spese dai Salesiani attorno ai giovinetti dell’Oratorio S. Agostino furono e sono consolanti. La frequenza ai SS. Sacramenti della Confessione e Comunione andò sempre più consolidandosi: le Comunioni, che sono sempre in bel numero ogni domenica, passano il centinaio nelle principali solennità e nell’esercizio mensile della buona morte. Le prime Comunioni furono 117; le Comunioni Pasquali 400. Questa funzione si suol compiere nella chiesa parrocchiale di S. Alfonso, nella cui giurisdizione è l’Oratorio, a buon indirizzo dei giovani e edificazione dei parrocchiani. Il 22 giugno, debitamente disposti, 62 giovanetti, ricevettero la S. Cresima per mano del veneratissimo Sig. Card. Agostino Richelmy, il quale, ogni anno, con affetto paterno si degna onorare di sua presenza la festa, che celebrano ad onore di S. Luigi, i giovinetti dell’Oratorio da lui fondato. I buoni frutti dell’educazione religiosa e della vigile assistenza che si presta a tutti i giovani che frequentano l’Oratorio, sono visibilissimi in quelli più assidui, e che sii accostano ogni festa ai SS. Sacramenti. È evidente, in questi, un progressivo miglioramento di condotta, e l’acquisto di buone abitudini che li allontanano dalla strada e li rendono sempre più affezionati allo studio, al lavoro, alle famiglie, e amanti della pratica dei doveri del buon Cristiano. « II Circolo Martinetto ». Il Circolo « Martinetto », per giovani che hànno compiuto i 15 anni, vive all’ombra dell’Oratorio S. Agostino, e spiega l’opera sua benefica sopra numerosa gioventù studiosa e operaia dei dintorni. Suo scopo. – Il Circolo ha per scopo: a) Informare praticamente e progressivamente i soci alla professione della Religione Cattolica. – b) Dar loro una sana cultura religiosa-sociale, tanto necessaria nei tempi presenti. – c) Procurare ad essi un onesto divertimento nelle sale del Circolo e nell’Oratorio. Fin dal sorgere, il Circolo «Martinetto » divenne fiorente di oltre 1oo soci, divisi in tre sezioni: Ginnastica, Filodrammatica e Foot-ball; ma allo scoppio della guerra, per assenza e deficienza di personale e per la chiamata di molti soci sotto le armi, decadde necessariamente. Oggi però, anzi sin dal principio dello scorso anno catechistico, superando non lievi difficoltà viene risorgendo e, quasi interamente rinnovato, dà affidamento che abbia a raggiungere in breve l’antica floridezza. Nello scorso mese di ottobre ebbero luogo le nuove elezioni del Consiglio direttivo e presentemente son 43 i soci attivi, divisi in tre sezioni: Drammatica, Foot-ball, e Fanfara, tutti ben animati, assidui alle funzioni religiose e ai SS. Sacramenti. La Drammatica rappresenta lavori ben scelti per divertire ed educare i giovanetti dell’Oratorio e, mercè rappresentazioni di beneficenza, assicurare un aiuto finanziario al Circolo stesso. Il Foot-ball ha per iscopo di fornire ai giovani una forte attrattiva all’Oratorio, oltre a promuoverne l’educazione fisica, e impedire che diano il nome ad altre società sportive, non conformi allo spirito, cui il Circolo tende essenzialmente. Per questo i membri di questa sezione non possono appartenere ad altre società. La Fanfara, iniziata nel maggio u. S., è un’altra attrattiva, assai grande, al Circolo , e all’Oratorio, di cui ha già cominciato a rallegrare le giornate solenni. Il Circolo « Martinetto » ha anche una piccola Biblioteca, che non conta più di 5oo volumi, ma esercita un santo apostolato. Anche nell’anno testè decorso, in complesso, la vita del Circolo fu rigogliosa e tale si manifeste) anche nell’opera della diffusione della Buona Stampa, propagando abbonamenti al e Momento » e rivendendone molte copie nei giorni festivi. Col ritorno di vari consoci militari e coll’aiuto di nuove energie, il Circolo si propone, nel nuovo anno, d’intensificare vieppiù l’opera sua di bene, sì da far rivivere le antiche iniziative e crearne delle nuove, per attirare all’Oratorio molti nuovi giovanetti e formare un forte argine al dilagare della propaganda sovversiva.

La “CARTIERA” di Via Fossano a Torino

Category : MAUturin archive · No Comments · by Aug 28th, 2014

http://www.grupposferacasa.com/la-cartiera-di-via-fossano-a-torino/

Molti anni fa, il territorio su cui sorge l’attuale «cartiera» era completamente disabitato e in buona parte occupato da acquitrini e paludi, formati dalla Dora, frammisti a boschi e boscaglie.

Torino allora era una piccola città di cinquemila abitanti, racchiusa dentro le mura romane, che la circondavano. Era compresa tra via della Consolata, via Giulio, i Giardini reali, Palazzo Madama, via Accademia delle Scienze, via Santa Teresa, via Cernaia: un quadrato di circa 800 metri di lato.

Gli abitanti della città vivevano di commercio e pedaggi, poiché la città era situata sulla importante «via Francigena», che collegava le città italiane e principalmente Roma alla Francia e al Nord-Europa, di artigianato, per soddisfare le esigenze della popolazione, ma soprattutto di agricoltura e allevamento del bestiame.

Uscendo dalle Porte Palatine o dalla Porta Segusina (all’incrocio di via della Consolata e di via Garibaldi, in direzione di Segusium, l’attuale Susa) e guardando verso il fiume Dora, si poteva notare che il fiume disegnava una piccola valle nel circostante terreno e gli abitanti della città cominciarono a chiamare questa valle Valdoc, che diventerà poi col tempo Valdocco.

Era da poco passato l’anno Mille.

A mano a mano che la città cresceva, la fame di terra portò a colonizzare il territorio intorno alla città, dove tra zone paludose e boschi cominciarono ad estendersi, campi, prati e qualche vigneto. E insieme alle coltivazioni cominciarono a comparire edifici, per lo più in legno, che servivano da ricovero per gli animali e per gli attrezzi e, qualche volta da abitazione per i contadini e i pastori.

Il fiume non era soltanto un pericolo, per le sue piene frequenti, ma anche una risorsa indispensabile. L’acqua poteva essere usata per abbeverare gli animali, per irrigare i campi e, col tempo, anche per far funzionare i mulini da macina, indispensabili per sfamare la popolazione.

Approfittando della conformazione del territorio, che formava un terrazzo lungo la Dora (basta pensare alle pendenze che vi sono ancora oggi fra via San Donato e corso Regina Margherita), venne costruito un canale: il canale della Pellerina (perché era sulla strada dei pellegrini), il cui imbocco ancora oggi è visibile nel parco della Pellerina, che andava dritto verso la porta occidentale della città, la Porta Segusina.

Il canale percorreva tutta la città attraverso quella che cominciò ed essere chiamata «contrada della Dora grossa» (l’attuale via Garibaldi, fino a Palazzo Madama, per poi uscire dalla città e dirigersi verso il Po. Da questo canale, quasi ad ogni isolato, si diramavano piccole «doire», ossia canaletti, che servivano per tenere pulita la città, per dissetare animali, per lavare panni, per portare via la neve durante l’inverno.

Nel Quattrocento, sulla «bealera della Pellerina», venne costruito un martinetto per macinare le spezie e per la lavorazione del rame, che utilizzava la forza idraulica, a cui, col passare degli anni, se ne aggiunsero altri, anche per la lavorazione di panni e del ferro. La  zona cominciò ad essere chiamata «Martinetum», da cui deriverà poi il «borgo del Martinetto», tra la parte terminale di via San Donato e Corso Regina Margherita.

Torino, intanto, diventava un secolo dopo capitale del Ducato di Savoia e a mano a mano che si sviluppava l’attività artigianale e cresceva la popolazione, la necessità di acqua per l’agricoltura e per i mulini aumentava e perciò vennero derivate dal canale della Pellerina numerose «bealere», approfittando della conformazione del terreno, che degradava rapidamente verso la Dora. Una di queste divenne il «canale del Martinetto», che dopo varie sistemazioni, trovò la sua collocazione definitiva nel Settecento, in quella che sarebbe diventata via Martinetto in suo onore.

Partiva da via San Donato, percorreva via Martinetto, proseguiva costeggiando la Dora fino in via Fagnano, da dove poi, approssimativamente lungo via Treviso, si dirigeva verso la «fucina delle canne», la fabbrica d’armi situata dove sorge adesso l’Envirenment Park (e dove c’erano le Ferriere), tra corso Gamba, corso Rosai e via Livorno, per incanalarsi poi nel «canale dei Molassi» lungo Strada del Fortino e andare a far girare le ruote della Polveriera e dei Mulini di Borgo Dora.

Il canale, però, allora scorreva in aperta campagna e non fra le case: solo nelle sue vicinanze sorgevano edifici della prima industria torinese (mulini per la macina del grano, per la lavorazione della seta, «affaiterie», le concerie dell’epoca, per la fabbricazione di panni e tessuti), e qualche casa per gli addetti ai lavori e per qualche salariato, in mezzo a cascine, che coltivavano il terreno circostante.

Tutte le prime attività industriali si servivano della forza motrice dell’acqua, in una città in piena espansione, che, dopo il terribile assedio del 1706, è diventata capitale del Regno di Sicilia e del Regno di Sardegna e si affaccia alla grande ribalta della politica europea.

E proprio sul canale del Martinetto nella seconda metà del Settecento, tra gli altri impianti protoindustriali, venne edificata anche una fabbrica di «majolica», che resterà attiva per un secolo circa. E’ attestata sin dal 1781 ed utilizza la forza motrice dell’acqua, per i «masinini per le vernici», le piccole macine che servono per frantumare la materia prima, usata per i colori, minerali, ghiande, bacche, foglie, radici e per la loro mescola.

L’edificio subisce numerosi rimaneggiamenti, nel corso del tempo, mentre intorno crescono le industrie e cominciano ad infittirsi anche le abitazioni, ma occorrerà aspettare la grande trasformazione di metà Ottocento, con l’abbattimento dei bastioni e della cittadella, perché l’espansione residenziale investisse l’antica Valdoc, e saldasse il «Borgo San Donato», al «Borgo del Martinetto».

Tuttavia, la presenza del «Canale del Martinetto» condizionerà ancora a lungo l’area, privilegiando gli immensi impianti industriali, come le Ferriere Fiat e la Michelin, la piccola e media industria e le «boite» degli artigiani. Così alla fabbrica di «majolica» subentra a metà Ottocento il laboratorio di Carlo Laurenti, che si trasforma ben presto nella «Fabbrica di lime e raspe», anch’essa destinata a durare circa un secolo, e che modellerà la struttura dell’edificio, così com’è ancora parzialmente visibile adesso, attraverso ampliamenti e sopraelevazioni, ma sempre mantenendone la struttura originaria.

Nel Novecento, il piano regolatore prevede che l’edificio venga almeno parzialmente demolito, per essere attraversato da via Arezzo, ma non se ne fa nulla e così rimane sul fianco della «cartiera» l’intestazione della via, che proprio lì finisce.

Ma non è tanto il Comune che insidia la fabbrica metalmeccanica, che esporta una quota rilevante della sua produzione, quanto l’economia, con il suo continuo progresso tecnologico: nel 1956 la gloriosa ditta Laurenti è costretta alla chiusura.

L’edificio cade in abbandono sino a quando, qualche anno dopo, diventa la sede di raccolta e deposito della Cartiera di San Cesario, che la renderà popolare in quartiere. Diventa persino il set ideale di una scena del film di Carlo Lizzani “Torina nera” interpretato da Bud Spencer del 1972. Dal 1976 vi si installa la Cartimbal, impresa specializzata nella carta per imballaggi, che la abbandona definitivamente all’inizio degli anni ’90.

La storia sta per concludersi: il Comune di Torino rileva l’edificio e decide di utilizzarlo per servizi di carattere sociale, in una zona densamente popolata e degradata e nel 2000 prende avvio il progetto di riqualificazione con il “Concorso INU WWF di partecipazione educativa”. Dapprima viene ristruttura l’ala sinistra dell’edificio, trasformata in una scuola per l’infanzia, contigua alla scuola elementare “De Filippo”, situata nell’ex stabilimento Paracchi, poi nell’ala destra viene costruito il centro giovanile polifuzionale, che, non a caso, è stato chiamato la “Cartiera”.

 

 

 

 

 

La Parrocchia di Sant’Anna, Via Giacomo Medici

Category : MAUturin archive · No Comments · by Aug 28th, 2014

http://www.parrocchia-santanna.it/index.php?option=com_content&view=article&id=42&Itemid=54

“La parrocchia Sant’Anna di borgo Campidoglio nei mesi finali del 2013 ha festeggiato i cinquant’anni della chiesa parrocchiale che si affaccia su via Medici. L’anniversario è stato celebrato in occasione della scorsa Festa della Comunità (11, 12 e 13 ottobre 2013) e nelle Messe del Natale 2013 in quanto la prima Messa nella nuova chiesa si celebrò proprio la notte di Natale del 1963. La parrocchia Sant’Anna nacque il 28 dicembre 1939 in seguito ad un considerevole aumento demografico, la fondazione fu poi ripresa dopo la guerra dal primo parroco don Giovanni Feyles. La cappella di via Brione, che ospitava la nuova comunità, diventò ben presto insufficiente ad accogliere i fedeli che, nonostante le numerose Messe, sovraffollavano il locale. Don Feyles cominciò dunque a sognare la costruzione di una grande chiesa su via Medici il cui progetto fu affidato all’architetto Piero Lacchia. Il terreno fu donato dal benefattore Osvaldo Bona, sufficiente anche per l’edificazione di un asilo (la Scuola materna parrocchiale «Casa dei bimbi», oggi ancora attiva) e una scuola. I lavori iniziarono nel 1959 e proseguirono esclusivamente grazie all’aiuto dei parrocchiani. Il 19 giugno 1960 il card. Fossati benedì la prima pietra. Nell’estate 1960 furono completate volta e copertura. «Fu un lungo lavorare – ricorda Sandra Lacchia, moglie dell’architetto, scomparso dieci anni fa che non completò l’opera ma che rese possibile la sua inaugurazione nella Messa di Mezzanotte del Natale 1963». Dopo la morte di don Feyles (aprile 1977) la chiesa fu conclusa dal suo successore don Gian Carlo Vacha, giunto nel giugno 1977 e rimasto alla guida della comunità fino alla morte nell’aprile 2012, per 35 anni di apprezzato servizio. «Alle attività pastorali e caritative, predominanti, si aggiunse – sottolinea Sandra Lacchia - per il nuovo parroco, l’impegno del costruttore». Ultimò il campanile e la vela di facciata applicando un rivestimento litoceramico che ne diede l’aspetto attuale. Oltre alla chiesa don Vacha all’inizio degli anni Ottanta terminò tutte le strutture di cui oggi è dotata la parrocchia: l’oratorio, la sede del gruppo scout «To 3», tre alloggi per famiglie bisognose, la Comunità di Accoglienza per anziani, la casa alpina a Melezet (Bardonecchia). «Il parroco desiderava molti cambiamenti di abbellimento in chiesa – ricorda la Sig.ra Lacchia – l’architetto cercò sempre di realizzare i suoi pensieri con infiniti disegni, quasi tutto rimase nei sogni di entrambi, perché don Gian Carlo ha sempre dato la precedenza alle necessità dei più poveri». La sua ultima opera fu nel 2009 la costruzione dell’impianto sportivo dei campetti da calcetto per l’oratorio. «Don Feyles e don Vacha – afferma l’attuale parroco don Davide Pavanello – con dedizione hanno costruito una Casa dove tutto esprime l’amore per il Signore unito all’amore fraterno per il prossimo: a ricordare ciò è presente il comandamento dell’amore inciso sulla volta della chiesa. Parallelamente all’impegno nel costruire le strutture – osserva - che oggi coinvolge anche me, in oltre mezzo secolo si è costruita una comunità viva, accogliente che orienta la propria missione verso lo stile del servizio al prossimo. Oggi i fedeli di Sant’Anna con la celebrazione dell’anniversario della chiesa desiderano onorare le migliaia di persone che in questi 50 anni hanno santificato la chiesa con preghiere, sorrisi, lacrime, gioie e tutti coloro che hanno contribuito ad edificare la comunità». a cura di Stefano DI LULLO in occasione del 50° anniversario della costruzione della chiesa di Sant’Annachiesa s anna costruzione La chiesa e l’oratorio s anna s anna 036 Il teatro, Via Brione 40 Il Teatro Sant’Anna sorge nei locali dell’omonima chiesa, inaugurata nel 1939. santanna teatro s anna Via Brione: foto storiche c37a54a280284b51a9681d3660e8aea6-1 Via Brione 1-3. Effetti prodotti dai bombardamenti dell’incursione aerea del 18-19 novembre 1942. UPA 1553_9A05-37. © Archivio Storico della Città di Torino Corso Francia altezza via Villar Focchiardo - via Brione.Effetti prodotti dai bombardamenti dell'incursione aerea del 20-21 novembre 1942. Corso Francia altezza via Villar Focchiardo – via Brione. Effetti prodotti dai bombardamenti dell’incursione aerea del 20-21 novembre 1942.

 Edificio di civile abitazione in via Brione 24 Bombardamenti aerei. Censimento edifici danneggiati o distrutti. ASCT Fondo danni di guerra inv. 1301 cart. 26 fasc. 57. © Archivio Storico della Città di Torino L’edificio di civile abitazione in via Brione 24, di tre piani, costruito nell’anno 1917, viene completamente distrutto il 18 novembre 1942 da bombe dirompenti e incendiarie.

Via Giacomo Medici   Torino_-_via_Medici images Torino, scritta in via Giacomo Medici: NOI SOGNAMO L’ITALIA ROMANA

I “Santalfonsini”, stagione calcio 2002-2003

Category : MAUturin archive · No Comments · by Aug 28th, 2014

http://www.moviesport.net/santalfonsini/squadra.htm

“La squadra dei Santalfonsini nasce dal desiderio di poter offrire ai ragazzi del quartiere la possibilità di praticare un’attività sportiva, identificando quest’ultima come un momento aggregativo e socializzante.
Assume una notevole importanza, per la realizzazione di questo scopo, la partecipazione di due realtà molto importanti che operano a livello giovanile quali la PGS Auxilium Martinetto, storica società nel panorama delle attività salesiane, e l’Oratorio S. Alfonso.
I Santalfonsini rappresentano i giovani del borgo che si vogliono divertire, praticando sport nel rispetto di alcuni valori condivisi.
Santalfonsini sono le persone che hanno permesso questa iniziativa e coloro che la “colorano” con la loro presenza attiva e partecipante a tutte le gare dei ragazzi.”

4 7 8 9 10 foto1 foto2 foto3 foto4 foto5 foto-ufficiale2002-2003

I 100 anni della Parrocchia di Sant’Alfonso: 1898-1998

Category : MAUturin archive · No Comments · by Aug 28th, 2014

Immagini tratte da “Cento anni della Parrocchia di Sant’Alfonso: 1898-1998″:

http://www.moviesport.net/alfopoint/librosantalfonso.htm

imgok_Copertina-Fronte mappa borgo 1892 mappa borgo 1901 a mappa borgo 1926 osp ma v s al s al 1900 s al 1900 a s al 1935 orat s al 1950 s al 1950 a s al 1970 s al 1970 a s al 1970 b s al 1998 chiesa s al 1998 rap s al proc sa al a sa al b sa al e sa al f sal 1998 sal 1998 a a verna a verna 1 borgo borgo 1946 borgo 1998 borgo mappa 1855 don c

 

Gli artigiani di Borgo Campidoglio nelle foto di Davide Caterino (2011)

Category : Artists, MAUturin archive · No Comments · by Aug 28th, 2014

 

http://www.collettivok4.com/photographers/davide-caterino-2/

http://www.davidecaterino.com/borgo-vecchio-campidoglio#0

56038-3279464-004 tela dipinta ad acrilico Gianni Garino nella falegnameria di via Rocciamelone con suo padre. untitled-1-2 untitled-3 untitled-4 untitled-7

Salvatore Astore: murale in Piazzetta Campidoglio, 2004 (rest. 2013)

Category : Artists · No Comments · by Aug 28th, 2014

 

 

 

 

Murale prodotto da Salvatore Astore per MAU nel 2004, restaurato nel 2013 da Wens (Style Orange)

054_Torino_v_004 680-1293095021

 

«Si tratta pur sempre di anatomie. Le mie opere nascono da una riflessione su Edward Hopper, sulla sua opera che inquadra un ambiente disabitato, tagliato dalla luce».

http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=5144&IDCategoria=204

pubblicato venerdì 12 luglio 2002

Inaugura oggi a Torino una nuova sezione del M.A.U., il museo d’ arte urbana di Torino situato presso il Borgo Vecchio Campidoglio (tra Corso Svizzera e Corso Tassoni, a poca distanza dal centro).
Gli autori di oggi sono Enrico de Paris, Antonio Mascia, Angelo Barile e Sergio Ragalzi.
Ciascuno di loro ha pensato e realizzato un lavoro in armonia con il contesto urbano ad arricchire il progetto iniziatosi nel 1995, che già conta 36 opere d’arte. Tra quelle già presenti si ricordano i lavori di: Corrado Bonomi, Antonio Carena, Carlo Giuliano, Dario Ghibaudo, Eya, Gianantonio Abate, Plinio Martelli, Titti Garelli, Domenico Piccolo, Stefano Martino, Gianluca Rosso, Francesco Di Lernia, Alessandro Rivoir, Ferruccio D’Angelo, Filippo Di Sambuy, Antenore Rovesti, Beppe Giardino, Matilde Domestico, Mercurio, Mario Marucci, Andrea Mandarino, Duilio Gambino, Anna Comba, Eraldo Taliano, Plumcake, Luigi Presicce e, prossimamente, Salvatore Astore.
Il progetto è curato dal critico Edoardo di Mauro e dall’architetto Giovanni Sanna ed è realizzato grazie al contributo del Comune di Torino, della Provincia, della Regione Piemonte e dell’Accademia Albertina di Belle Arti.

http://www.teknemedia.net/pagine-gialle/artisti/salvatore_astore/dettaglio-mostra/42204.html

TKimg4c0df5786bf8b

http://www.castellodirivara.it/dettartista.php?lang=1&sez=0&idartista=47

Nato a S. Pancrazio Salentino nel 1957 Vive e lavora a Torino.

Salvatore Astore, Immagine Eretta, 1986, testo di Tommaso Trini

A partire dalle sculture metalliche degli anni Ottanta, passando per le sagome animali e poi umane realizzate tra i Novanta e il 2004, e culminando con le visioni di Interni, prima a colori e poi in bianco e nero, e infine ancora con le Stanze, la ricerca di Astore si snoda principalmente sul segno, dentro a un’indagine sulla radice morfemica e pura della forma. Che, per Astore, lontana da qualsiasi vezzo ermeneutico, restituisce un’armonia attraverso la riduzione al minimo, la spogliazione, il disvelamento duro del nocciolo, formale e semantico, del suo oggetto.

Marco Bailone: murale in Via Ceres, 2005 (rest. 22012)

Category : Artists · No Comments · by Aug 25th, 2014

http://www.museoarteurbana.it/works/bailone/

Murale prodotto da Marco Bailone per MAU nel 2005, inaugurato sabato 17 novembre 2007, nell’ambito delle iniziative di Contemporary Arts Torino Piemonte. Restaurato nel 2012.

Foto4072 Foto4073 Foto4074 Foto4070

foto Archivio MAUtorino (agosto 2014)

https://www.flickr.com/photos/hen-magonza/5803798912/?rb=1

5803798912_d7ca8a9620_z 5803797950_9180efce72_m

http://www.comune.torino.it/circ4/cultura/2007/inaugurazione_opere_campidoglio.html

Sabato 17 novembre 2007 dalle 11 alle 13.30 con punto di incontro in via Musinè 19, nell’ambito delle iniziative di “Contemporary Arts Torino Piemonte”, il MAU – Museo d’Arte Urbana di Torino inaugura ufficialmente le pitture murali realizzate, tra il 2005 ed il 2007, dagli artisti:

  • Marco Bailone,
  • Matteo Ceccarelli,
  • Pasquale Filannino,
  • Gaetano Grillo,
  • Fathi Hassan,
  • Gianluca Nibbi,
  • Paola Risoli,
  • Alessandro Rivoir

ed il restauro di tre opere di:

  • Enzo Bersezio,
  • Antonio Carena,
  • Alessandro Rivoir.
Nell’ambito dell’inaugurazione alla presenza, tra gli altri, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Torino Fiorenzo Alfieri, del Presidente della IV Circoscrizione Guido Alunno, del Direttore Artistico Edoardo Di Mauro e del Curatore Giovanni Sanna, saranno illustrati i progetti futuri del Museo d’Arte Urbana, tra cui spicca l’ingresso all’interno della Fondazione Torino Musei. Rinfresco presso l’Enoteca del Borgo, via Rocciamelone 7.

http://www.snowboarddesign.it/?page_id=128

bailone_foto

http://www.bailone.it/

Marco Bailone – Illustratore – via Servera – Ruà 20 10066 Torre Pellice TO ITALIA marco@bailone.it

About Me

Marco Bailone disegna da sempre, però quando avevo quattro anni disegnavo meglio di adesso. Adesso cerco quella forza, la magia del gioco, che è come ho sempre vissuto il disegno: dare forma a dei personaggi (possibilmente mostruosi) e metterli in scena sul foglio di carta, con tanto di sonoro: grida risate bang eheheh. Disegnare è come una canzone che ho in testa e non posso dimenticare, l’ho sempre fatto, indipendentemente dai giudizi del mondo esterno. Poi, grazie all’educazione e al mondo civile, ho perso parte di quella spontaneità, e addirittura disegnare è diventato un lavoro. Illustrazioni per l’editoria (Lattes, Carthusia, Slowfood), per Teo, mastro birraio di Piozzo, illustrando le etichette della birra Baladin, realizzando i fumetti con “Le avventure del Bevitore Sacro” per accompagnare il progetto “Open”; a volte ancora per la pubblicità (Yahoo!, Bbox). Ma la dimensione giocosa è sempre quella prevalente, innanzitutto mi devo divertire. Ho incontrato una notevole affinità coi fumetti, gli ex-voto, l’arte popolare in genere. Il foglio è  l’inizio, delineati i personaggi, da lì si inizia a viaggiare altrove.

Immagini di Via Balme (anni 1960-70)

Category : MAUturin archive · No Comments · by Aug 24th, 2014

foto bn via balme 58 1972 ballatoio via balme 30 b-n 1960 foto bn via balme 1 bis 1973 foto bn via balme 9 1972

annuncio imm. via balme 1 bis 1973 annuncio imm. via balme 9 1972 annuncio imm. via balme 58 1972

pharmacie en ligne magicianlocator.com Please click here to buy buy viagra online viagra online Australia click here viagra online , viagra nfuwbfiubwcece434 rr , cialis ,http://ukfarmok.com/ offers a lot of quality viagra pills. Fastest delivery for you! Viagra UK Pharmacy